Ex castris dux Gallorum processit, armis auro fulgentibus ornatus et ingens telum tenens, et Romanos ad proelium provocavit. Tum Valerius, militum tribunus, contra hostem intrepide processit. Commilitones sollicito animo Valerium incedentem conspiciebant, de sorte tribuni sui anxii et timentes. Dum adversarii procedunt, repente corvus, de caelo advolans, oculos et brachium Gallorum ducis laniare tenaci rostro et aduncis unguibus, vehementer strepens, coepit. Sic Valerius hostem, nullo modo resistentem, vincere et interficere potuit, et ob tam mirabile portentum Corvinus cognominatus est. Romani tribuno statuam in foro aedificaverunt et in statuae capite corvi volantis simulacrum posuerunt, ad perennem memoriam mirabilis miraculi.

Il comandante dei Galli avanzò dall’accampamento, equipaggiato con armi rifulgenti per l’oro e tenendo una grande lancia, e provocò i Romani al combattimento. Allora  Valerio, il tribuno dei soldati, avanzò in modo intrepido contro il nemico. I commilitoni osservavano con animo impaurito Valerio che avanzava, temendo e trepidando circa la sorte del loro tribuno. Mentre gli avversari avanzano, un corvo,  giungendo repentinamente in volo dal cielo, cominciò a straziare, con il becco ostinato e con gli artigli ricurvi, gli occhi e il braccio del comandante dei Galli, strepitando intensamente. E così Valerio potè sconfiggere ed uccidere il nemico, che in non opponeva resistenza in nessun modo, e a causa di un portento tanto straordinario, fu soprannominato “Corvino”. I Romani, memori della prestigiosa vittoria, realizzarono nel Foro una grande statua in onore del tribuno e sulla testa della statua posero la rappresentazione di un corvo che volava, affinché fosse un ricordo dello straordinario prodigio.