Patientior laboris est natura pueris quam iuvenibus. Videlicet casus, quo in terram totiens deferuntur («si ritrovano»), tam graviter corpora infantium non adfligit («danneggia»), nec reptatio per manus et genua, nec continui lusus, nec totius diei discursus, quia pondus illis abest nec sese ipsi gravant. Sic animi quoque, credo, non similiter fatigantur, quia minore conatu moventur nec magno nisu studiis insistunt. Praeterea secundum (prep. acc. ) aliam aetatis illius facilitatem, simplicius docentes sequuntur. Abest pueris adhuc etiam laboris iudicium. Porro, ut frequenter experti sumus, minus adficit sensus eorum fatigatio quam cogitatio mentis nos fatigare solet.
I fanciulli hanno un indole più paziente al lavoro rispetto ai giovani. È evidente che la caduta, in cui tante volte si ritrovano a terra, non danneggia tanto gravemente i corpi dei bambini, né l'andare a carponi con le mani e le ginocchia, né i continui giochi, né il correre qua e là dell'intero giorno, perché il peso è lontano da quelli e questi stessi gravano loro stessi. Così anche gli animi, credo, similmente non si affaticano, perché si muovono con minor affaticamento e si dedicano agli studi non con grande sforzo. Inoltre secondo la diversa prontezza di quell'età, seguono più semplicemente gli insegnanti. Ancora oggi la stima dell'impegno è lontano dai fanciulli. Continuando, dato che sperimentiamo frequentemente, la fatica di questi dispone i sensi meno rispetto al pensiero della mente che suole affaticarci.
(By Maria D. )
Versione tratta da Quintiliano