Dubium non est quin maior materia animum suum explicandi sapienti viro sit in divitiis quam in paupertate. In paupertate enim unum genus virtutis est: non inclinari nec deprimi. In divitiis autem et temperantia et liberalitas et diligentia et dispositio et magnificentia campum habet patentem. Sic sapientem adficiunt divitiae et exhilarant. Quis porro sapientium nostrorum, quibus virtus unum bonum est, negat etiam haec, quae indifferentia vocamus, habere aliquid in se pretii («un po' di valore») et alia esse potiora? Quibusdam ex iis («Ad alcune di esse») tribuitur aliquid honoris, quibusdam tum honoris. Ne erres, Lucili, itaque: inter potiora divitiae sunt. "Quid ergo" inquis "me derides, cum eundem locum («un'uguale importanza») apud te habeant quem apud me?" Vis scire quam non eundem habeant locum? Mihi divitiae si effluxerint, nihil auferent, tu autem stupebis et videberis relictus esse, si illae a te recesserint; apud me divitiae aliquem locum habent, apud te summum; ad postremum divitiae meae sunt, tu divitiarum es.

Non c'è dubbio che l'uomo saggio ha un'occasione migliore di esplicare il proprio animo nelle ricchezze che nella povertà. Nella povertà infatti c'è un sol genere di virtù: non non essere umiliato né depresso. Nelle ricchezze invece sia la temperanza che la libertà che la diligenza che la disposizione che la magnificenza hanno campo aperto. Così le ricchezze rendono affetto e rallegrano il sapiente. Chi continuando dei nostri sapienti, che hanno la virtù come unico bene, nega che anche queste cose, che definiamo indifferenti, hanno un po' di valore e che altre sono di maggior valore? Ad alcune di esse è attribuito un qualche onore (un po' d'onore), ad altre molto onore. Per non sbagliare, Lucilio, pertanto: le ricchezze si trovano tra le cose di maggior valore. Dici: "Perché dunque mi deridi, avendo un'uguale importanza presso di te che presso di me? Vuoi sapere per quale ragione non abbiano ugual importanza? Se le ricchezze mi scivolassero di mano, non porteranno via nulla, tu invece ti stupirai e vedrai di essere stato abbandonato, se quelle retrocedessero da te; presso di me le ricchezze hanno un qualche valore, presso di te lo hanno molto elevato; alla fine le ricchezze sono mie, tu sei tra le ricchezze.
(By Maria D. )

Versione tratta da Seneca