Cur saepe sicci parva rura Nomenti laremque villae sordidum petam, quaeris? Nec cogitandi, Sparse, nec quiescendi in urbe locus est pauperi. Negane vitam ludi magistri mane, nocte pistores, aerariorum marculi die toto. Hinc otiosus sordidam quatit mensam Neroniana nummularius massa illinc balucis malleator Hispanae tritum nitenti fuste verberat saxum; nec turba cessat entheata Bellonae, nec fasciato naufragus loquax trunc, a matre doctus nec rogare ludaeus nec sulphuratae lippus institor mercis.
Mi domandi, Perché io voglia andare spesso nel piccolo podere di Nomento arido e al sudicio focolare della mia casa di campagna? In città per un povero, sparso, non c'è un luogo né per pensare, né per riposare. Lo Rendono impossibile la vita della scuola del maestro al mattino, di notte i macinatori, i martelli dei calderai per tutto il giorno. Di qua l'ozioso scuote la sordida mensa il banchiere con il mucchio di monete di Nerone di là il battitore pesta col lucente pestello la pietra frantumata dell'aurifera della spagna; e non si placa la fanatica folla di Bellona né smette di parlare il naufrago loquace col corpo fasciato né il giudeo, istruito dalla madre a chiedere l'elemosina. E neanche cessa di gridare il cesposo venditore ambulante di zolfanelli.
(By Maria D. )