Leo, senectute gravatus, cum aetate retardaretur neque iam celeritatem praedarum suis viribus aequare posset, languorem et imbecillitatem gravissimam simulando insidosum dolum molitus est. Hac fraude deceptae, ferae ex proximis silvis conveniebant eum salutatum, sed statim crudeli nece dilaniabantur. Callida vulpes quoque venit neque in speluncam leonis ingressa est; sed pro ostio constitit et inde regem salutavit. Leo, cum frustra eam invitasset in specu, obstupefactus quaesivit cur foras moraretur nec ingredi vellet. Cui vulpes subridens: «Quia» inquit «intrantium, non excedentium, humi vestigia video». Sic respondendo, leonis non tantum dolum elusit, sed etiam irrisit. Fabula narratur ad documentum eorum qui, cum imperiti sint, facile dolosis verbis allecti, in insidias improborum incidunt.

Un leone, acciaccato dalla vecchiaia, poiché era indebolito dall’età e poiché non poteva più raggiungere la velocità delle prede con la sua forza [dativo], fingendo debolezza e una malattia gravissima, escogitò un tranello insidioso. Raggirati con l’inganno in questo modo, gli animali si radunavano dal bosco più vicino per visitarlo, ma venivano subito straziati da una morte crudele. Giunse anche una volpe furba e non entrò nella grotta del leone; ma si fermò davanti all’ingresso e salutò da lì il re. Il leone, avendola invitata invano nella grotta, chiese stupito perché si fermasse fuori e non volesse entrare. La volpe gli rispose sorridente: «Perché a terra vedo le impronte di coloro che entrano, non di coloro che escono». Rispondendo così, non solo evitò la trappola del leone, ma si prese anche gioco (di lui). La favola si narra ad insegnamento di coloro i quali, essendo inesperti, s’imbattono in insidie disoneste, adescati facilmente con parole ingannevoli.(by Ilmurettodipaolo)