Ανηρημενου γαρ κυρου καὶ τῶν τοῦ βασιλέως δυνάμεων ὑπερεχουσῶν, ἀγωνία πολλὴ κατέσχε τοὺς τετολμηκότας ... ἔσεσθαι σύμμαχοι, κἂν πολεμεῖν πρὸς αὐτὸν ἀναγκασθῶμεν, βέλτιον μετὰ τούτων ἀγωνιεῖσθαι

Ucciso Ciro e rendendosene conto gli eserciti del re una grande inquietudine invase coloro che avevano osato portare guerra per l'abbattimento del regno di Artaserse. Clearco, avendo chiamati gli strateghi si consultava (con loro) sulle circostanze del momento. E mentre erano su questi ragionamenti (lett. su queste cose) arrivarono ambasciatori da parte del re, dei quali era capo di ambasceria un uomo greco di nome Falino della stirpe di Zacinto. Introdotti nell'assemblea riferivano che il re diceva (lett. presente "dice"): "Poiché avendo ucciso Ciro io ho vinto, consegnate le armi e camminando presso le sue porte cercate di capire come potreste accattivarvelo per ottenere qualche grazia. Dopo aver detto queste cose ciascuno degli strateghi diede la stessa risposta di Leonida, quando in quel tempo alle Termopili era a difesa dei passaggi, Serse mandò messaggeri ordinandogli di abbandonare le armi. Anche allora infatti Leondida disse di annunciare al re (che non l'avrebbero abbandonate) perché (disse) noi riteniamo sia che se noi fossimo amici con Serse saremmo alleati migliori essendo con le armi sia che se fossimo costretti a fare guerra contro di lui combatteremmo meglio con queste.

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