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De similitudine et dissimilitudine ideo primum dicendum, quod ea res est fundamentum omnium declinationum ac continet rationem verborum. Simile est quod res plerasque habere videtur easdem quas illud cuiusque simile: dissimile est quod videtur esse contrarium huius. Minimum ex duobus constat omne simile, item dissimile, quod nihil potest esse simile, quin alicuius sit simile, item nihil dicitur dissimile, quin addatur quoius sit dissimile Sic dicitur. homo homini, equus equo, et dissimilis homo equo: nam similis est homo homini ideo, quod easdem figuras membrorum habent, quae eos dividunt ab reliquorum animalium specie. In ipsis hominibus simili de causa vir viro similior quam vir mulieri quod plures habent easdem partis; et sic senior seni similior quam puero. Eo porro similiores sunt qui facie quoque paene eadem, habitu corporis, filo: itaque qui plura habent eadem dicuntur similiores; qui proxume accedunt ad id, ut omnia habeant eadem, vocantur gemini simillimi.
Perciò bisogna prima di tutto parlare della somiglianza e della dissomiglianza, perché tale cosa è il fondamento di tutte le declinazioni e contiene la logica delle parole. è simile ciò che sembra contenere la maggior parte delle cose uguali che sembrano possedere qualcosa di simile di ciascuna cosa: è dissimile ciò che sembra essere il contrario di ciò. Ogni simile mantiene un minimo delle due, parimenti è dissimile, ciò che non può essere simile, senza che sia simile a qualcosa, parimenti niente si definisce dissimile, senza che si aggiunga qualcosa di cui sia dissimile. Così si dice. L'uomo all'uomo, il cavallo e l'uomo è dissimile dal cavallo: infatti l'uomo è simile all'uomo perciò, per il fatto che hanno queste stesse figure delle membra, che li distinguono dalla specie dei restanti animali. Negli stessi uomini Per la simile motivazione l'uomo è più simile all'uomo che l'uomo alla donna perché hanno più parti uguali; e così la persona più anziana è più simile all'anziano che al fanciullo. Quindi tanto più simili sono coloro che lo sono anche nel medesimo aspetto, nell'abbigliamento del corpo nel portamento: pertanto coloro che hanno la maggior parte delle cose somiglianti si definiscono più simili; quelli che si accostano in modo molto somigliante a ciò, tanto da avere tutte le cose uguali, si dicono gemelli molto simili.
(By Maria D. )
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Vestis a velis vel ab eo quod vellus lana tonsa universa ovis. Lanea, ex lana facta. Quod capillum contineret, dictum a rete reticulum....Pallia hinc, quod facta duo simplicia paria, parilia primo dicta.
La veste (ha origine) dalle pelli o per meglio dire dal fatto che il vello è la lana di una pecora tosata completamente. La lanea, è fatta di lana. Ciò che contiene il capello, è detta da rete reticella. Il turbante e tutte le altre cose all'incirca sul capo sono state poi aggiunte con i termini latini. é detta sopravveste ciò che è gettato intorno, cioè racchiuso intorno, da cui derivano anche i circumiectui, con cui si avvolgono i vestiti, e per il fatto che l'ambictui ha intorno la porpora, lo chiamano circumtextum. gli uomini più antichi avevano come sopravveste il ricinio; per il fatto che la utilizzavano doppia, dal fatto che gettavano una metà indietro, viene detto ricinio dall'atto di gettare. i pallia inizialmente erano detti parilia dal fatto che erano fatti di due semplici stoffe.
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In libris, quos De re rustica nuncupavit, hae de ovibus scribit Varro: "Oves emere... ut pecudes maximum fructum dent". (versione latino da Varrone)
Varrone, nei libri che denominò "Sull'agricoltura/De re rustica", scrive queste cose riguardo alle pecore: “Bisogna comprare pecore che non siano né troppo vecchie né ancora agnelli, poiché queste (le giovani) non partoriscono ancora, quelle (le vecchie) ormai non possono (farlo) più. I corpi delle pecore siano grandi, la lana morbida, i peli alti e folti. Infatti i contadini valutano molto quelle pecore che hanno questi pregi e le comprano ad alto prezzo. Allo stesso modo i contadini richiedono tutti gli animali di razza buona. Ed individuano queste qualità da due cose: dall’aspetto e dalla discendenza. Infatti ricolmano di lodi gli arieti che hanno corna ritorte, occhi grigiastri, orecchie pelose, coda larga. Mentre una buona discendenza è di quelle pecore che possono procreare agnelli numerosi e belli. Con la stessa cura comprano i buoi. Infatti coloro che desiderano comprare mandrie, desiderano soprattutto questo, che le bestie producano il massimo guadagno.
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Aream oportet esse in sublimiore loco, quam perflare possint venti: ...... auriga aut pondere grandi, trahitur iumentis iunctis, discutit e spicis grana.
Bisogna (è oppportuno che) che l'aia sia nel luogo più elevato, perché i venti possano spirare essere esposta al vento che sia proporzionata rispetto alla alla grandezza del terreno coltivato, preferibilmente rotonda e un po' sollevata al centro, cosicché, se piove, l'acqua non vi si fermi, ma possa scorrer giù fuori dell'aia per la strada più breve. Alcuni rafforzano l'aia con la pietra o creano anche un lastricato, affinché sia compatta. Alcuni coprono l'aia, come avviene tra i Bagienni, poiché lì spesso scoppiano temporali. Quando l'aia è scoperta e i luoghi caldi, nei pressi di essa bisogna costruire dei pergolati dove gli uomini si riparino durante il caldo del mezzogiorno. In particolar modo è opportuno che nell'aia si mettano da parte le spighe dal campo, affinché si abbia un'ottima semenze, e dalle spighe nell'aia si estraggano i chicchi. La quale operazione viene fatti con giumenti legati e una trebbiatrice. Ciò viene fatto con una tavola, resa ruvida da pietre o dal ferro, che, quando viene tirata da giumenti legati, dopo che vi è stato posto sopra un conducente o un grande peso, espelle i chicchi dalle spighe.
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Primum, inquit, dominum scientem esse oportet earum rerum, quae in villa circumve eam ali ac pasci possint, ita ut domino sint fructui ac delectationi. Eius disciplinae genera sunt tria: ornithones, leporaria, piscinae. Nunc ornithonas dico omnium alitum, quae intra parietes villae solent pasci. Leporaria te accipere volo non ea quae tritavi nostri dicebant, ubi soli lepores sint, sed omnia saepta, afficta villae quae sunt et habent inclusa animalia, quae pascantur. Similiter piscinas dico eas, quae in aqua dulci aut salsa inclusos habent pisces ad villam. Harum rerum singula genera minimum in binas species dividi possunt: in prima parte ut sint quae terra modo sint contentae, ut sunt pavones turtures turdi; in altera specie sunt quae non sunt contentae terra solum, sed etiam aquam requirunt, ut sunt anseres querquedulae anates. Sic alterum genus illud venaticum duas habet diversas species, unam, in qua est aper caprea lepus; altera item extra villam quae sunt, ut apes cochleae glires. Tertii generis aquatilis item species duae, partim quod habent pisces in aqua dulci, partim quod in marina.
Bisogna che il proprietario sappia quali animali può nutrire e pascolare nell'interno di una casa di villa o nei suoi contorni, onde ne tragga profitto e divertimento. Questa arte abbraccia tre soggetti: le uccelliere i leopardi, le peschiere. Si intende nel nostro secolo per uccelliera un luogo dentro la casa della villa, dove si usano nutrire ogni specie di volatile. Per leopardi tu non devi intendere quelli che chiamavano così i nostri antenati nei quali mettevano soltanto le lepri ma tutti i recinti che sono annessi alla casa della villa e che richiudono in se degli animali che si nutriscono. Allo stesso modo per peschiere intendo quelle vasche d'acqua dolce o salsa che sono vicine alla casa della villa e che racchiudono in se dei pesci, Ognuno di questi oggetti si suddividono almeno in due classi cosicchè nella prima vi entrano gli animali, a cui basta la terra, come i pavoni, le tortore i tordi, e nella seconda quelli che oltre alla terra vogliono anche l'acqua, come ad esempio le oche, e le anitre. L'altro gruppo che appartiene alla caccia si divide in altre due classi la prima delle quali comprende i cinghiali, le capre selvatiche, le lepri e l'altra quegli animali che si allevano fuori dalla casa della villa, come le api le lumache e i ghiri, Il terzo gruppo che comprende gli animali acquatili si divide ugualmente in due classi perché parte dei pesci si nutrono di acqua dolce e parte in quella marina