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Hac coacta manu, quoscumque adit ex civitate, ad suam sententiam Vercingetorix perducit;... quodque ante tempus efficiat constituit.
Vercingetorige, radunato questo esercito, visitò tutti coloro che (erano provenienti) dalla città e li avvicinò ai suoi progetti; li esortò ad impugnare le armi per la libertà comune, e radunate grandi milizie, allontanò dalla città i suoi avversari, dai quali poco prima era stato cacciato. Fu proclamato re dai suoi. Manda dappertutto delle ambascerie per supplicare di mantenersi fedeli. Rapidamente unisce a sé i Sènoni, i Parisii, i Pittoni, i Cadurci, i Turoni, gli Aulerci, i Lemovici, gli Andi e tutti gli altri che vivevano (lett. pres.) sulla costa dell'Oceano; per consenso generale il comando viene affidato a lui. Ottenuta tale autorità, ordinò (lett. presente) ostaggi a tutte queste popolazioni, comandò (lett. presente) che rapidamente fosse condotto da lui un certo numero di soldati, stabilì (lett. presente) quante armi ogni popolazione deve preparare ed entro quanto tempo.
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Dum haec Amyntas agit, forte supervenerunt qui fratrem eius Polemonem, fugientem consecuti,.....
Mentre Aminta faceva queste cose, per caso sopraggiunsero coloro che conducevano in catene il fratello di lui Polemone, dopo averlo trovato mentre fuggiva. Era un giovane era nel primo fiore dell'età, che coloro che lo avevano inseguito catturarono abbandonato dai compagni e esitante nella decisione di ritornare o di fuggire. Costui allora cominciò a piangere e a percuotere il suo volto, triste non per la sua sorte, ma per quella dei fratelli che erano in pericolo. E aveva già commosso non solo l'assemblea, ma anche il re, ma c'era solo un suo implacabile fratello che guardandolo con un volto terribile: "Allora" disse "stolto, avresti dovuto piangere, quando hai incitato con gli speroni il cavallo, disertore dei fratelli e amico dei disertori. Disgraziato! Dove e da dove fuggivi? Hai fatto in modo che io, accusato di delitto capitale, usassi le parole dell'accusatore". Quello diceva di aver sbagliato, ma più gravemente verso i fratelli che verso se stesso. Allora i soldati non trattennero né le lacrime né le acclamazioni. Una sola voce era emessa con uguale consenso affinché egli perdonasse de gli uomini innocenti e forti. Anche gli amici data l'occasione di misericordia si alzarono in piedi e piangendo pregarono il re. Lui, intimato il silenzio, disse: "Anch'io assolvo, a mio parere, Aminta e i suoi fratelli. Tornate in buoni rapporti con me con la stessa fiducia con la quale io torno in buoni rapporti con voi. Tu, Aminta, perdona tuo fratello; semplicemente questa sarà anche per me la prova del tuo animo rappacificato".
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Ducebat ipse rex antesignanos et, dum incautius subit, saxo crus eius adfligitur. Innixus tamen telo, inter primores dimicat, ira...
Lo stesso re [guida(va)] i legionari, mentre avanza(va) molto imprudente, una pietra percuote(va) la sua gamba. Tuttavia appoggiandosi alla lancia combatte(va) tra i soldati delle prime file, acceso anche dall'ira, perché aveva ricevuto due ferite nell'assedio della città. I suoi abbandonarono Betis, che era a capo della città di Gaza, e sebbene sfinito per le molte ferite dopo aver fatto un ammirevole combattimento, tuttavia non affrontava la battaglia con minor vigore. Ma essendo colpito dai giavellotti da tutte le parti, infine, esaurite le forze, cadde in potere dei nemici. Condottolo da Alessandro, il giovane re, trascinato da un'eccessiva euforia, altre volte ammiratore del valore del nemico, disse: "Non morirai come hai desiderato, ma pensa che patirai qualunque tormento sia possibile escogitare contro un prigioniero". Quello, fissando il re con sguardo non solo impavido ma addirittura fiero, non rispose una parola alle sue minacce. Allora Alessandro disse: "Vedete com'è ostinato a tacere? Forse è caduto in ginocchio? Forse ha emesso una parola supplichevole? Tuttavia vincerò il suo silenzio, e se non altro lo interromperò certamente con i suoi lamenti". Quindi l'ira si mutò in rabbia. Infatti delle cinghie vennero passate attorno alle caviglie di lui ancora vivo, e i cavalli lo trascinarono intorno alla città legato ad un cocchio, mentre il re si vantava di aver imitato Achille, dalla cui stirpe discendeva, nel punire il nemico.
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Arachne, puella ex Lydia oriunda, telas sommo artifìcio atque mirifìce texebat...fila deduces telasque in aeternum texes", statimque miseram puellam in araneam convertit.
Aracne, fanciulla originaria della Lidia, tesseva con grande arte e meravigliosamente le tele. Poiché la sua abilità era celebrata in tutta la Lidia, un giorno Aracne si era messa a confronto con grande superbia con Minerva, dea della sapienza. Allora la dea, giunge in Lidia dalla fanciulla e l'ammonisce: "Nessuna donna mortale ti supera in abilità, ma sarai certamente inferiore alla dea Minerva!". Aracne risponde in modo arrogante: "Dal momento che le mie tele sono belle, io non sono inferiore a Minerva: certamente neppure una dea supererà Aracne!". Allora la dea sfida Aracne ad una gara. La fanciulla e la dea tessevano a lungo le tele con grande cura: Minerva ricamava i dei olimpici, Aracne le favole amorose. Alla fine la fanciulla supera l'abilità della dea e la dea infuriata esclama: "Quando tu conoscerai il castigo per la tua superbia, invano chiederai il mio perdono. Penderai per sempre da un filo, trarrai i fili e tesserai tele in eterno", e subito mutò la povera fanciulla in ragno.
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In libro de Aegypto Herodotus, Graecus historicus, iure scribebat: «Aegyptus Nili donum est». Nam Nilus per Africae...Quare Nilus sicut deus ab Aegyptiis magno cum studio colebatur.
Erodoto, storico Greco, nel libro sull'Egitto, scriveva a ragione: "L'Egitto è un dono del Nilo". Infatti il Nilo scorre per le vaste terre aride e deserte dell'Africa e prima di tutto trasporta acque limpide, poi riceve sabbie rosse e molte erbe. Pertanto le acque del Nilo non sono sempre limpide e cristalline ma lorde e fangose. Ogni anno il fiume straripa e inonda a lungo tutti i campi. Allora gli abitanti si rifugiano sui luoghi più elevati e i villaggi dei contadini, emergono, come isole dalle acque. Le acque del Nilo trasportano con sé il limo fecondo e lo depongono sui campi; e così, quando il fiume si abbassava, gli agricoltori non aravano la terra, ma seminavano il frumento e poi lo mietevano. Il frumento infatti era l'alimento caratteristico degli abitanti dell'Egitto. Presso le rive del Nilo crescevano il papiro e le palme. Nelle acque del Nilo vivevano i coccodrilli e gli ippopotami: i coccodrilli erano anche sacri agli abitanti. Perciò il Nilo era adorato con grande zelo dagli Egiziani come un dio.
(By Maria D. )