- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VERTENDI ITER - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Sallustio Vertendi Ite
Inizio: Igitur iis genus, aetas, eloquentia prope aequalia fuere Fine: ita, quo minus petebat gloriam, eo magis illum sequebatu
Dunque essi ebbero pressoché una pari origine, età ed eloquenza, pari grandezza d'animo, parimenti la gloria, ma di natura diversa. Cesare era ritenuto grande per le concessioni e per la generosità, Catone per l'integrità della vita. Quello fu famoso per l'affabilità e la clemenza, a questo la severità aveva conferito autorevolezza. Cesare raggiunse la gloria con il donare, l'aiutare, il perdonare, Catone non concedendo niente. Nell'uno c'era il rifugio per gli sventurati, nell'altro la rovina per i malvagi. Di quello era lodata la socievolezza, di questo la fermezza. Infine Cesare si era riproposto nell'animo di faticare, vegliare; di trascurare le proprie cose applicandosi a quelli degli amici, di non negare nulla che fosse degno di un dono; desiderava per sé un grande potere, un esercito, una guerra nuova dove il valore potesse distinguersi. Catone invece aveva la passione per la modestia, per il decoro, ma soprattutto per la severità; gareggiava non nella ricchezza con il ricco, né nel potere con il potente, bensì nel valore con il valoroso, nel decoro con il modesto, nella moderazione con l'onesto; preferiva essere buono piuttosto che sembrarlo: così, quanto meno cercava la gloria, tanto più lo raggiungeva.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VERTENDI ITER - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Incipit: Expulsis regibus, duo consules creati sunt, ... Fine: virgis caedunt, securique feriunt
Cacciati i re, furono nominati due consoli, Giunio Bruto e Tarquinio Collatino, marito di Lucrezia. Ma la libertà, conquistata da poco, fu quasi perduta per l'astuzia e il tradimento. Nella gioventù Romana vi erano alcuni adolescenti, amici dei Tarquini. Questi parlano di far rientrare i re in città di notte, inseriscono nella complicità del piano gli stessi figli del console Bruto. Uno dei loro schiavi sente la discussione: riferisce la cosa al console. Delle lettere inviate a Tarquinio svelarono il complotto. I traditori vengono gettati in prigione, poi condannati. I nobilissimi giovani stavano legati al palo, ma più degli altri attiravano gli sguardi di tutti i figli del console. I consoli avanzano verso i loro seggi, e i littori incaricati colpiscono quelli denudati con le verghe e li uccidono con le scuri.
Eutropio libro vertendi ite
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VERTENDI ITER - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Cesare domandò ai Remi quanti e quali popoli fossero in armi e quanto valessero in guerra. Ecco che che cosa venne a sapere: la maggior parte dei Belgi discendeva dai Germani; anticamente avevano varcato il Reno attratti dalla fertilità della regione e l'avevano occupata, scacciando i Galli che l'abitavano; all'epoca dei nostri padri erano stati gli unici a impedire ai Cimbri e ai Teutoni, che avevano messo a ferro e fuoco tutta la Gallia, di penetrare nei loro territori; perciò, memori di tale impresa, i Belgi si attribuivano un'enorme importanza ed erano molto fieri della loro forza militare. Circa il numero dei partecipanti alla lega, i Remi sostenevano di avere tutti dati sicuri, perché grazie ai legami di vicinanza e parentela sapevano quanti uomini ciascun popolo avesse promesso per la guerra nell'assemblea generale dei Belgi. .
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VERTENDI ITER - versioni latino tradotte
- Visite: 1
Tiberio Gracco è stato ritenuto essere stato nemico della patria, e non ingiustamente, poiché aveva anteposto la sua alla salvezza di essa. Vale la pena di conoscere come abbia egli avuto un amico, il cumano Gaio Blossio, di salda fedeltà pur in questo tanto malvagio proposito. Per quanto giudicato nemico della repubblica, suppliziato a morte, privato dell'onore della sepoltura, tuttavia non gli venne meno la sua benevolenza. Difatti, poiché il senato ebbe dato incarico ai consoli Rupilio e Lenate di provvedere, secondo l'uso avito, contro i partigiani di Tiberio e Blossio si fu recato a chiedere perdono presso Lelio, principale consigliere dei consoli, e a giustificarsi adducendo di essergli stato amico, quando Lelio gli chiese: "E che? Se Gracco ti avesse ordinato di dar fuoco al tempio di Giove Ottimo Massimo, l'avresti fatto in nome di questa amicizia di cui fai vanto?", rispose: "Gracco non avrebbe mai dato un ordine simile!" Se avesse taciuto, chi avrebbe potuto fargliene colpa? Chi non l'avrebbe considerato persino saggio, se avesse parlato adattandosi alle circostanze? Ma Blossio non volle proteggersi con un decoroso silenzio o con prudenti parole, per non abbandonare nemmeno minimamente il ricordo di quella sfortunata amicizia.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VERTENDI ITER - versioni latino tradotte
- Visite: 2
Qui se committit homini improbo, dum requirit quomodo defendatur, quia non vidimus qui esset dolus huius fallacis regis».
Chi affida se stesso ad un uomo malvagio, mentre cerca come difendersi, trova la (sottinteso: sua stessa) fine. Poiché delle colombe avevano spesso fuggito gli agguati di un nibbio ed avevano evitato la morte con la velocità delle ali, esso volse il suo pensiero all'imbroglio, per vedere se poteva ingannarle con la frode. Andò dunque da esse e disse: «Perché conducete una vita inquieta e non mi accettate come re affinché io vi difenda dai pericoli e dagli attacchi?». Esse, prestando fede al malvagio, si affidarono al nibbio. Ma esso, quando fu fatto re, cominciò a divorarle una alla volta e ad esercitare il potere con i crudeli artigli. Allora una delle sopravvissute così esclamò: "Giustamente siamo punite, perché non abbiamo riconosciuto quale fosse l'inganno di questo re fasullo".
Clicca qui per la traduzione diversa dal libro percorsi scelti