- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Lhomond
- Visite: 3
Anno trecentesimo ab urbe condita, pro duobus consulibus decembviri creati sunt. Unus ex iis Appius Claudius virginem plebeiam adamavit. Cum autem pretio ac spe eam pellicere non posset, clienti suo negotium dedit, ut eam in servitutem deposceret. Putabat enim se facile victurum esse, cum ipse esset et accusator et iudex. Lucius Virginius, puellae pater, tunc aberat militiae causa. Cliens igitur virgini venienti in forum iniecit manum, affirmans suam esse servam: iubet eam sequi se; alioqui minatur se vi eam cunctantem abstrac-turum esse. Pavida puella stupente, ad clamorem nutrictis multi concurrunt. Cum ille puellam abducere non posset, eam vocat in ius, ipso Appio iudice.
Seconda parte
Interea missis nuntiis, Virginius prima luce Romam advenit, cum iam civitas in foro expectatione erecta staret. Statim in forum lacrimabundus et civium opem implorans filiam suam deducit. Appius obstinatum gerens animum in tribunal ascendit, et Virginiam clienti suo addixit. Tum pater: "Quaeso, inquit, Appi, ignosce patrio dolori, sine me filiam ultimo alloqui. " Data venia, pater filiam in secretum abducit. Ab lanio cultrum arripit, et pectus puellae transfigit. Tum ferro sibi viam facit, et respersus cruore ad exercitum profugit. Concitatus exercitus montem Auentinum occupavit; decem tribunos militum creavit; decemviros magistratu se abdicare coegit, eosque omnes aut morte aut exilio multavit: ipse Appius Claudius in carcere necatus est
traduzione prima parte
Nel trecentesimo anno dalla fondazione di Roma, in cambio di due consoli furono eletti i decemviri. Uno di loro Appio Claudio amava molto una vergine plebea. Ora non potendola allettare con denaro ed aspettativa, diede incaricò ad un suo suddito di richiederla in servitù. Essendo egli stesso accusatore e giudice pensava infatti che avrebbe avuto facilmente la meglio. Lucio Virginio, il padre della ragazza, allora era assente a motivo di una spedizione militare. Quindi il suddito mise le mani addosso alla vergine mentre veniva al foro, affermando che era la sua schiava: le ordina di seguirlo; altrimenti minaccia che se avesse fatto resistenza l’avrebbe trascinato con la forza. Poiché la timida fanciulla rimane stupita, molti accorrono al grido della nutrice. Non potendoa quello portare via la fanciulla, la cita in giudizio, mentre Appio in persona è giudice.
Traduzione seconda parte
Nel frattempo, inviati dei messaggeri, Virginio sul far del giorno raggiunse Roma, quando ormai nel foro la cittadinanza stava in piedi attenta per l’attesa. Subito accompagna in lacrime sua figlia nel foro, implorando l'aiuto dei cittadini. Appio mostrando un animo risoluto salì al tribunale e assegnò Virginia ad un suo vassallo. Allora, il padre: " Ti prego, disse, o Appio, sii indulgente al dolore paterno, lascia che io parli a mia figlia senza l’ultimo (abbraccio)". Dato il permesso, il padre conduce la figlia in un luogo riposto. Afferra un coltello dal macellaio e trafigge il petto della ragazza. Allora spruzzato di sangue si fa strada col pugnale, trova rifugio presso l'esercito. L'esercito concitato occupò l'Aventino; elesse dieci tribuni militari; costrinse i decemviri ad abdicare dalla magistratura e li punì tutti con la morte o l'esilio: lo stesso Appio Claudio fu ucciso in carcere.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Lhomond
- Visite: 3
Galli Urbem occupaverunt, deinde impetum facere in arcem statuerunt. Primo, militem qui tentaret viam praemiserunt. Tum nocte sublustri, sublevantes invicem et trahentes alii alios in summum saxum, Galli evaserunt, tanto silentio ut non solum custodes fallerent, sed ne canes quidem excitarent. Anseres tamen non fefellerunt, quibus, quamquam in summa inopia, Romani abstinuerant, quia aves erant Iunoni sacrae; quae res Romanis saluti fuit. Namque clangore anserum alarumque crepitu excitus, Manlius, vir bello egregius, ceteros ad arma vocans Gallos ascendentes deiecit: unde mos iste incessit ut sollemmi pompa, canis in furca suffixus circumducatur; anser vero velut triumphans in lectica et veste stragula gestetur.
I Galli occuparono l'Urbe, decisero poi di assaltare il Campidoglio. Dapprima inviarono un soldato per esplorare la strada da seguire. Poi in una notte poco illuminata, sollevandosi e tirandosi su l'un l'altro fino al culmine della roccia, i Galli salirono, così silenziosamente che non solo ingannarono le sentinelle ma non allertarono neppure i cani. Non ingannarono tuttavia le oche, che nonostante l'estrema carestia, i Romani avevano risparmiato perché erano uccelli sacri a Giunone; la qual cosa fu la salvezza dei Romani. E infatti svegliato dallo starnazzare delle oche e dal battito delle loro ali, Manlio, uomo eccellente in guerra, chiamando alle armi gli altri buttò di sotto i Galli che si arrampicavano: da ciò iniziò l'uso di portare intorno in solenne processione un cane infilato su di un forcone; ma un'oca viene portata su di una lettiga e su di un tappeto, come in trionfo
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Lhomond
- Visite: 3
Cincinnato l'uomo dai capelli ricci
versione latino LHOMOND
traduzione libro lingua e cultura latina
Aequi consulem Minucium atque exercitum eius circumsessos tenebant...
Fine: ... acceperat, se abdicavit, et ad boves rediit triumphalis agricola
Gli Equi mantenevano circondati il console Minucio ed il suo esercito. Ma quando già i Romani disperavano della salvezza di quell'esercito, nominarono dittatore Quinzio Cincinnato, con il consenso di tutti. Egli, unica speranza dell'impero Romano, coltivava un campo di circa 4 iugeri al di là del Tevere. I messi a lui mandati lo trovarono nudo mentre stava arando. Quinzio, convinto che ad un cittadino non fosse lecito ascoltare gli ordini del senato discinto, ordinò alla moglie Racilia di avvicinarsi e tirare fuori la toga dal capanno. Dopo di ciò, ripulito dalla polvere e dal sudore e indossata la toga, Quinzio si fece avanti, e gli inviati lo salutano dittatore congratulandosi con lui. Quinzio quindi giunse a Roma e, preceduto dai littori, fu accompagnato a casa. Partito il giorno dopo, travolti i nemici, liberò l'esercito Romano. Entrò in città in trionfo. Poi, nel sedicesimo giorno della dittatura, si dimise, e tornò ai buoi, contadino insignito del trionfo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Lhomond
- Visite: 3
Inizio: Octavius Caesar nondum viginti annos natus consulatum invasit, novamque proscriptionis tabulam proposuit ... fine: qui pro eo corpus obiecerat, necaverunt
Ottavio Cesare diventò console a neanche vent'anni e impose una nuova tavola di proscrizione. Questa proscrizione fu così crudele da non risparmiare la tenera età: Ottavio costrinse un certo fanciullo, di nome Attilio, a indossare la toga virile per poterlo prescrivere come un adulto. Come Attilio scese dal Campidoglio con gli amici venne iscritto nella tavola. I compagni lo abbandonarono e la madre per paura non lo accolse. Il fanciullo allora fuggì e si nascose infine nei boschi. Dopo un pò per la fame, uscì dal nascondiglio e si mostrò ai soldati di Cesare che lo uccisero. I sicari uccisero un altro ragazzo, ancora impubere, mentre veniva a scuola, insieme al suo pedagogo che gli aveva fatto scudo con il suo corpo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Lhomond
- Visite: 3
Inizio: Lucius Aemilius Paulus, eius Aemilii filius qui pugna Cannensi mortem obierat
Fine: Romam Victor reversus, magnificentissimum triumphum egit
Lucio Emilio Paolo, figlio di quell'Emilio che era morto nella battaglia di Canne, eletto console e avuta in sorte la provincia di Macedonia, recò guerra a Perseo, figlio di Filippo, che, emulando l'odio paterno nei confronti dei Romani, si era ribellato. Prima di partire per la Macedonia, tornando a casa dal senato, vide la figlioletta Terzia che piangeva e, baciandola, le chiese perché fosse tanto triste. Essa gli rispose: «Padre mio, oggi è morta Persa, da me molto amata». Allora il console, abbracciando la bimba, disse: «Ne deduco un presagio, figlia mia». Infatti era morta una cagnolina con quel nome. Così, avendo interpretato una parola detta per caso come un fausto presagio, partito pieno di buona speranza per la guerra contro Perseo, sconfisse il re e, tornato a Roma vincitore, celebrò uno splendido trionfo.