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Multitudo inges pacem poscentium...
Un'ingente moltitudine di coloro che chiedevano la pace costrinse i consoli a convocare il senato in merito ai legati che bisognava inviare a Cn.Marcio. Gli ambasciatori inviati presso Marcio per chiedere la pace riferirono quest'atroce risposta: "Romani, restituite il campo ai Volsci, allora potremo finalmente agire in merito alla pace". Tanta era l'ostinazione di Coriolano che questi stessi inviati di nuovo nell'accampamento non vennero ricevuti. Anche i sacerdoti andarono a supplicarlo, ma inutilmente. Il senato si stupiva, il popolo trepidava, gli uomini e parimenti le donne lamentavano una fine imminente. Allora le matrone si riunirono numerose presso Veturia la madre di Coriolano e la moglie Volumnia. non sappiamo se questa fu una decisione pubblica o del timore femminile; ma fecero in modo che sia Veturia, la donna più anziana, che Volumnia andassero nell'accampamento dei Nemici portando con loro i due figli piccoli di Marcio. Mentre gli uomini non potevano difendere la città con le armi, le mogli pregando e piangendo la difesero. Nel momento in cui si giunse nell'accampamento, fu annunciato a Coriolano che era presente un'ingente folla di donne. Quello, che non era stato smosso né dalla maestà pubblica dei legati né dalla religione dei sacerdoti, era molto più ostinato verso le lacrime delle donne.
(by Maria D.)
Versione tratta da Livio
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Homines duo, capitali odio inter se flagrantes, eadem nave vecti navigabant, alter in puppi sedens, alter in prora...."Bene est - inquit -; nam mihi mors laevis erit si inimicum meum in undis animam efflantem antea aspexero".
Due uomini, che ardevano di mortale odio tra di loro, navigavano trasportati dalla stessa nave, l'uno sedendo a poppa, l'altro sedendo a prua. Ormai la nave era in procinto di entrare nel porto quando improvvisamente sorge una terribile tempesta, e tutti percepiscono la morte per se imminente. Alcuni, ormai in procinto di perdere la vita, invocano gli dei, altri piangono miseramente, altri, spinti dal terrore comune, stringono in un abbraccio gli altri. Il terrore prevale su tutto, ma non sull'odio dei due nemici. Infatti quello che sedeva a poppa si alza e domanda al timoniere: "dimmi: quale parte della nave sarà coperta prima dalle onde? La poppa o la prua?" E quello: "la prua senza dubbio". E avendo sentito queste parole, disse con volto sereno, e quasi felice: "Bene; infatti la morte mi sarà leggera se prima avrò guardato il mio nemico che perde la vita fra le onde"
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Cornelia - sic narrat historia Romana - mulier multis virtutibus praedita erat et propter bonos mores suos etiamnum clara est. ... nam non in gemmis sed in bonis moribus et in virtute matronarum Romanarum decus erat.
Cornelia - la storia Romana narra così - una donna provvista di molte virtù e a causa delle proprie buone usanze è famosa ancora adesso. Una volta un'amica superba con grande piacere e molte lodi le mostrava le proprie gemme preziose. Mentre Cornelia ascoltava tacitamente il suo sermone e le lodi delle gemme, i figli, Caio e Tiberio, pervennero da scuola. Allora Cornelia mostrò i propri figli e: " Ecco i miei ornamenti! - esclamò - La gloria dei miei figli è la mia ricchezza". Perciò Cornelia con la sua sentenza biasimò la vanità della sciocca amica: infatti il decoro non era nelle gemme ma nei buoni costumi e nella virtù delle matrone Romane.
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Aquila superba volat et mulam et agnam in planitia videt....Ut proverbium dicit: aquila non captat muscas! Itaque divitiae et potentia insidiis semper obnoxiae sunt!»
Un'aquila vola superba e in una pianura vede una mula e una agnella. Subito discende uccide l'agnella e poco dopo uccide anche la mula. Per questo l'agnella e le mule temono sempre le aquile; le formiche e le mosche invece non temono le minacce. Perciò le agnelle e le mule invidiano le mosche; infatti - per questo le stimano - le piccole bestiole vivono senza preoccupazioni perché non sono prede delle aquile. Un giorno una mosca si posa su una lenta mula e la mula dice alla bestiola: " Quanto sei beata mosca, io temo sempre l'aquila e vivo in grande difficoltà; al contrario tu fai una vita con gioia e svolazzi dovunque ti piaccia". "Certo - risponde la mosca - io sono piccola e non temo le insidie delle grandi bestie; infatti le grandi bestie hanno a cuore le piccole bestiole. Come dice un proverbio, l'aquila non va a caccia di mosche! E cosi la ricchezza e la potenza sono sempre soggette alle insidie!".