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Daedalus egregius artifex Atheniensis fuit...
Dedalo fu un egregio artista ateniese, espertissimo di (in) molteplici arti. Infatti, com'è nelle leggende, scoprì varie strumentazioni, tra queste la trivella, la sega, la tenaglia. Una volta, essendo eccitato dall'invidia, uccise un discepolo e avversario. Per tale ragione non potè restare a lungo ad Atene e si trasferì con il figlio Icaro a Creta, presso il Re Minosse. Nell'isola di Minosse costruì il famosissimo labirinto, in cui fu rinchiuso il Minotauro, un bruttissimo mostro. Ma un giorno Dedalo, avendo compiuto una grave offesa a Minosse, chiuso nello stesso labirinto insieme con Icaro...
(By Maria D. )
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In litteris Latinis Phaedrus primus atque maximus fabularum scriptor fuit. Pueritiam et adulescentiam in Macedonia egit, ...Plurimarum fabularum, quas versibus Phaedrus scripsit, nonaginta tres tantum ad nos pervenerunt.
In letteratura latina Fedro fu il primo e il maggiore scrittore di favole. Trascorse la fanciullezza e l'adolescenza in Macedonia presso il monte Piero, sul quale gli antichi credevano che abitassero le nove muse. Essendo stato condotto prigioniero a Roma dall'imperatore Augusto ed essendo in seguito affrancato, si dedicò allo studio delle lettere, nelle quali fu così tanto straordinario che l'imperatore lo nominò precettore dei nipoti Gaio e Lucio. Gli scrittori non tramandarono su Fedro né l'anno di nascita né [quello] della morte. Ma si concorda abbastanza che egli avesse composto cinque libri di favole, nelle quali fu per lui un esempio Esopo, il famoso inventore dei racconti allegorici, che era vissuto nell'età di Creso. Nelle sue favole Fedro rappresentò molto spesso animali vari, che scioccamente rappresentano una parte degli uomini e li mettono a nudo. Di un maggior numero di favole che con i versi Fedro ha scritto, soltanto novantatre sono giunte a noi.
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Tempore quo Romani bellum gerebant cum Cretensibus, Baleares insulae mare nostrum impleverant piratica rabie. Nam harum insularum incolae, homines feri atque silvestres, rudibus ratibus aequora peragrabant et omnes navigantes improviso impetu terrebantur. Cum olim vidissent classem Romanam ab alto venientem, bonam praedam putantes esse, piratae ei occurrerunt. Statim lapidum nimbo eam operuerunt. Sed non diu lapidatione Romanos terruerunt: nam cum primum Balearium incolae nostrorum vim senserunt, in tantam trepidationem et pavorem inciderunt, ut in abditissima insularum litora confugerint, unde Marcellus, classis Romanae dux, eos exturbavit quasi feras, atque proelio fudit et delevit.
Nel tempo nel quale i Romani conducevano una guerra contro i Cretesi, nelle isole Baleari, nel Mediterraneo, aveva imperversato la rabbia piratesca . Infatti, i nativi di queste isole, uomini selvatici e rudi, attraversavano i mari con rudimentali battelli e atterrivano tutti i naviganti con un assalto improvviso. Poiché una volta avevano visto, provenire da lontano una flotta romana, e considerandola un'ottima preda, i pirati si gettarono su di essa. La aggredirono subito con una gragnola di pietre; tuttavia non per molto tempo atterrirono i Romani con il getto delle pietre infatti, non appena gli abitanti delle Baleari si resero conto della forza dei nostri, caddero in tale agitazione e paura che si diedero alla fuga nei più nascosti recessi dell'isola: ma poi, Marcello capo della flotta romana li stano, li sbaragliò e li sterminò in battaglia.
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Quondam, quotienscumque civitas in discrimine erat, omnes viri romani militiam ultro suscipiebant, ut patriam ab hostibus defenderent. ... Post id tempus omnes iuvenes aequo animo militiam exercuerunt.
Un tempo, ogni volta che una città era in difficoltà, tutti gli uomini romani sostenevano spontaneamente la milizia, al fine di difendere la patria dai nemici. Poi il console Curio Manlio istituì con una legge a Roma la leva militare per sostenere la guerra con Pirro. Ma alcuni giovani, che detestavano il duraturo servizio militare, rifiutarono di arruolarsi. Allora il console affidò lo stato alla fortuna: ordinò infatti che dall'urna venissero estratti i nomi dei giovani. Ma dato che un certo giovane, che avevano nominato, non rispondeva, subito il console gettò sotto alla lancia i beni di costui. Ma quel giovane ricorse all'aiuto dei tribuni della plebe, denunciò l'oltraggio e chiese il loro sostegno. Allora Curio gettò sotto alla lancia sia i beni che lo stesso giovane, dicendo: "un cittadino che non obbedisce alle leggi è assolutamente inutile allo stato." Ma i tribuni della plebe negarono ogni intervento a favore del giovane. Da quel momento in poi tutti i giovani esercitarono il servizio militare con animo sereno. (by Maria D. )
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Socrates, Graeciae praeclarus philosophus, in Athenarum angiportis libenter atque frequenter deambulabat. ... atque ideo vir doctus et clarus historiarum scriptor evasit.
Socrate, il filosofo più famoso della Grecia, passeggiava con piacere e spesso nelle viuzze di Atene. Una volta vide un ragazzo dall'apparenza graziosa e modesta. Subito il filosofo mise il bastone, sostegno della vecchia, davanti al ragazzo, e disse poche parole:"Dov'è che gli uomini vendono vestiti e cibo, necessari alla vita?" "Nel pubblico foro", rispose subito Senofonte. Ma il filosofo aggiunse: "E dov'è che gli uomini mortali imparano la sapienza ed il bene?". Ma il ragazzo non ripose nulla. Allora Socrate ammonì il ragazzo con voce tranquilla: "Presso di me esplorerai la conoscenza e il bene utilmente". Allora Senofonte, assieme a molti ragazzi e adulti di Atene, imparò gli insegnamenti di Socrate. Così Senofonte conobbe profondamente la filosofia, e perciò diventò un uomo sapiente e un famoso scrittore di storie.