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M. Aemilius Avianius ab ineunte adulescentia me observavit semperque dilexit...
M. Emilio Aviano, fin dalla prima giovinezza mi ha ammirato e sempre mi ha amato, uomo ( cum ... tum = sia ... sia) sia buono, sia molto gentile ed in ogni genere di dovere molto coscienzioso: se lo credessi a Sicione e se non sapessi che lui si trattiene ancora a Cibira, dove io l'ho lasciato, non sarebbe necessario che io scriva nulla su di lui; ma credendolo lontano io io ti raccomando caldamente la sua casa, che è stabilita a Sicione, il suo patrimonio e soprattutto il suo liberto C. Aviano Ammonio che io ti raccomando anche per le sue personali qualità. Egli merita, a mio giudizio ogni riguardo sia per la puntualità e la sua fedeltà verso il padrone. Si è dedicato anche a me con grandi compiti e nei tempi per me molto molesti me lo trovai sempre vicino con tanta attenzione e benevolenza per assistermi, come se da me avesse ricevuto la libertà. Ti prego dunque di proteggere Ammonio così negli affari del suo padrone, di cui è procuratore, e che io ti raccomando, come di volergli bene personalmente e di considerarlo nel numero dei tuoi. Lo troverai un uomo rispettoso e puntuale.
Versione tratta da Cicerone
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Poi, il quarto giorno, Dio disse: Che siano create le luci nel firmamento del cielo, e che dividano il giorno e la notte: che si trovino nel firmamento del cielo, e che risplendano, e che illuminino la terra. E ancora, il quinto giorno, Dio disse: Che le acque generino i rettili e gli uccelli – e ad essi disse – Crescete, e moltiplicatevi, e riempite le acque del mare e che gli uccelli si moltiplichino sopra le terre emerse. Inoltre Dio, il sesto giorno, disse: Che la terra generi le bestie da soma, ed i rettili, e gli animali della terraferma, secondo le proprie specie. Alla fine disse: Facciamo l'essere umano ad immagine e somiglianza nostra; e che egli stia a capo ai pesci del mare, e agli uccelli del cielo, e alle bestie di tutta quanta la terra, e ad ogni rettile che si muove sulla terra. E Dio creò l'uomo a sua immagine; creò quello ad immagine di Dio; li creò maschio e femmina. E ad essi Dio disse: Crescete e rafforzatevi e moltiplicatevi, e riempite la terra, e assoggettatela.
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Nell'atrio si trovava lo schiavo maggiordomo, che era il custode della casa. Dopo essere entrati nel triclinio vedemmo alcuni giovani schiavi coppieri, i quali servivano delle coppe di vino ai convitati, ed altri giovani schiavi seduti ai piedi di Trimalcione. Questo padrone, che preferiva essere amato piuttosto che essere temuto, disse: "Non voglio nascondervi ciò che penso. O amici, anche gli schiavi sono uomini ed hanno bevuto allo stesso modo lo stesso latte, anche se un brutto destino li ha sopraffatti. Tuttavia, finché sarò vivo, presto gusteranno l'acqua della libertà: voglio liberare tutti loro nel mio testamento. A Filargiro lascio anche in eredità un podere e la sua compagna. Invece dichiaro mia erede Fortunata, che preferisco e amo tra tutte le altre donne, e la affido a tutti i miei amici. E rendo pubbliche tutte queste cose in modo che la mia servitù già adesso mi ami tanto quanto (mi amerà) da morto". Dopo che i più ebbero voluto rendere grazie alla benevolenza del padrone, quello ordinò che fosse portata una copia del testamento e lo lesse ad alta voce tutto, dall'inizio alla fine, mentre la servitù piangeva.
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Nelle strade di Roma corrono veloci da ogni parte i carri di legno dei mercanti, ma si verifica il dolore e il disastro quando gli artigiani ti portano i conti e pretendono molto denaro. Aspettano il lavandaio, il ricamatore, l'orefice, il lanaiolo; i fabbricanti di frange, i camiciai, i tintori di arancio, di viola, di giallo; aspettano i sarti di tuniche con le maniche, aspettano i tessitori di lino di bottega, i calzolai; stanno ritti, immobili, i ciabattini di calzature leggere, e i produttori di sandali; stanno ritti i tintori in color malva; i lavandai chiedono denaro, e ne chiedono i sarti; attendono i fabbricatori di pettorali, ed insieme attendono i fabbricatori di cinte. Vengono condotti nel salotto; viene pagato il debito. Dopo che li hai mandati via allora entrano quelli che tingono le vesti color zafferano, oppure hai sempre qualche altra cattiva croce, perché altri creditori chiedono denaro.
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Il giorno successivo, appena fece giorno, essi si dedicarono (presente storico) a raccogliere le spoglie e ad osservare la strage, spaventosa anche per dei nemici. A terra c'erano molte migliaia di Romani, fanti e cavalieri da tutte le parti. Alcuni, che le ferite irritate dal freddo mattutino avevano ridestato, vennero finiti dal nemico mentre si rialzavano insanguinati dal centro della carneficina. Trovarono certi altri distesi, ancora vivi, con i femori e le ginocchia tagliati, che si scoprivano la nuca e la gola, e ordinavano di togliere loro il sangue rimasto. Certi furono trovati con le teste infilate nella terra scavata, e si vede che essi stessi avevano realizzato le buche per sé e che si erano soffocati il respiro coprendosi il volto con della terra gettata sopra. In particolare, fece accorrere tutti un Numida vivo, sfilato da sotto un Romano morto che gli stava sdraiato sopra, con le orecchie e con il naso strappati, poiché quello, essendo le mani impossibilitate ad afferrare l'arma, e dopo che la furia si era trasformata in follia, era morto dilaniando il nemico con i denti.
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