- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Celso
- Visite: 1
Morbus comitialis post annum XXV ortus aegre curatur, multoque aegrius is, qui post XL annum primum fit, adeo ut in ea aetate aliquid in natura spei, vix quicquam in medicina sit. In eodem morbo si simul totum corpus adficitur, neque ante in partibus aliqui venientis mali sensus est, sed homo improviso concidit, cuiuscumque is aetatis est, vix sanescit: si vero aut mens laesa est, aut nervorum facta resolutio, medicinae locus non est. Deiectionibus quoque si febris accessit, si inflammatio iecineris aut praecordiorum aut ventris, si inmodica sitis, si longius tempus, si alvus varia, si cum dolore est, etiam periculum mortis subest, maximeque si inter haec tormina vera fiunt; isque morbus maxime pueros absumit usque ad annum decimum: ceterae aetates facilius sustinent. Mulier quoque gravida eiusmodi casu rapi potest; atque, etiamsi ipsa convaluit, tamen partum perdit.
L'epilessia sorta dopo i 25 anni viene curata a stento, chi dopo quarant'anni la contrae per la prima volta, è molto più ammalato a tal punto che in quell'età ci sia qualche speranza nella natura, nella medicina a malapena qualcosa. Nella stessa malattia se ne fosse affetto contemporaneamente tutto il corpo, qualche sensazione del male che sta sopravvenendo non ci sarebbe prima nelle parti del corpo, ma l'uomo cade all'improvviso, di qualsiasi età sia la persona, guarisce a stento: se in verità o è lesa la mente, o avviene lo scioglimento dei nervi, non c'è rimedio per la medicina. anche se alla diarrea avviene la febbre, se avviene l'infiammazione del fegato o del diaframma o del ventre, se c'è una smoderata sete, se intercorre un periodo più lungo, se c'è un ventre indisposto, se tutto ciò si manifesta con dolore, subentra anche il pericolo di morte, e soprattutto se queste sono vere coliche; e tale malattia uccide soprattutto i fanciulli fino a dieci anni: tutte le altre età la sostengono più facilmente. anche la donna gravida può essere presa da una malattia di tal genere; e, anche se la stessa guarisce, tuttavia perde il parto.
(By Maria D. )
Versione tratta da Celso
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Celso
- Visite: 2
Esse chirurgus debet adolescens, aut certe adulescentiae proprior; manu strenua, stabili, nec unquam intremiscente, eaque non minus sinistra quam dextra promptus; acie oculorum acri claraque; animus intrepidus, misericors sic ut sanari velit, eum quem accepit, non ut, clamore eius motus, vel magis quam res desiderat properet, vel minus quam necesse est secet, sed perinde faciat omnia ac si nullus ex vagitibus alterius affectus oriatur. Potest autem requiri, quid huic parti proprie vindicandum sit; quia vulnerum quoque ulcerumque multorum curationes, quas alibi exsecutus sum, chirurgi sibi vindicant.
Il chirurgo deve essere giovane, o almeno non troppo avanti con gli anni; di mano forte, ferma, che non gli tremi mai, energico ugualmente non meno la sinistra che la destra; di vista acuta e netta; di animo intrepido, pietoso in modo da volerlo guarire colui che accoglie, affinchè, agitato per le sue urla, non desideri affrettarsi più del dovuto o tagliare meno del necessario, ma faccia ugualmente tutte le cose come se non risulti indisposto più per altro per via dei lamenti. Si può poi ricercare quali di queste parti siano particolarmente richieste; perché i chirurghi si attribuiscono anche la cura delle ferite e delle piaghe che io ho altrove descritto.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Celso
- Visite: 1
Est medicinae pars, quae manu plurimum praestat; est eius effectus inter omnes medicinae partes evidentissimus. Haec medicinae pars vetustissima est sed tamen exculta est magis ab Hippocrate, clarissimo omnium medicorum Graecorum et medicinae patre, quam a prioribus. Ac Romae quoque non mediocres professores medicinam exercebant, sed chirurghi inter omnes optimi praecipue Graeci erant. Esse enim chiruurgas debet adulescens, aut certe adulescentie propior. Optimo chirurgo animus intrepidus, oculi acuti et intenti, manus strenue et stabilissima, nec umquam tremula, debent esse, sed praesertim constantia atque prudentia. Praeterea (avv. ) chirurgus tam misericors quam gravis («inflessibile») debet esse: nam, si misericordior est, minus quam necesse est secat, si autem gravior, aegroti dolorem non curat et nimis secat.
Esiste (est) una funzione della medicina che è moltissimo superiore per l'attività manuale; ed il suo effetto è il più autorevole fra tutte le parti della medicina. Questa funzione della medicina è antichissima ma fu perfezionata più da Ippocrate, il più celebre fra (genitivo partitivo) tutti i medici Greci e padre della medicina, che dai predecessori. Ed anche a Roma praticavano la medicina professionisti non modesti, ma i migliori chirurghi tra tutti (genitivo partitivo) erano specialmente i Greci. Infatti il chirurgo deve essere adolescente, o certamente piuttosto vicino all'adolescenza. Il chirurgo ideale deve possedere un animo intrepido, occhi acuti e attenti, mano forte e molto stabile, che mai gli tremi, ma soprattutto fermezza e competenza. Inoltre il chirurgo inoltre deve essere tanto compassionevole quanto inflessibile: infatti, se è troppo compassionevole, taglia meno di quanto è necessario, se invece troppo inflessibile, non si preoccupa del dolore del malato e taglia troppo.
Versione tratta da Celso
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Celso
- Visite: 2
In his autem ante omnia scire medicus debet, ..... indicare necessariis periclitantis in difficili spem esse.
Ma fra queste il medico deve soprattutto conoscere quelle che sono inguaribili, quelle che sono di difficile cura, quelle che sono più facili. Infatti è proprio di un uomo cauto per prima cosa, non toccare chi non può essere salvato; poi quando ci sia un grave timore, senza tuttavia una certezza, di un esito disperato, avvertire i parenti di colui che è in pericolo, che si trova in una flebile speranza.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Celso
- Visite: 1
Verique simile est, inter nulla auxilia adversae valetudinis, plerumque tamen eam bonam contigisse ob bonos mores, quos neque desidia neque luxuria vitiarant: siquidem haec duo corpora prius in graecia deinde apud nos afflixerunt. ideoque multiplex ista medicina, neque olim neque apud alias gentes necessaria, vix aliquos ex nobis ad senectutis principia perducit. ergo etiam post eos, de quibus retuli, nulli clari viri medicinam exercuerunt; donec maiore studio literarum disciplina agitari coepit, quae, ut animo praecipue omnium necessaria, sic corpori inimica est. Primoque medendi scientia sapientiae pars habebatur, ut et morborum curatio et rerum naturae contemplatio sub iisdem auctoribus nata sit: scilicet iis hanc maxime requirentibus, qui corporum suorum robora quieta cogitatione, nocturnaque vigilia minuerant. ideoque multos ex sapientae professoribus peritos eius fuisse accepimus; clarissimos vero ex iis pytagoram et empedoclem et democritum. Huius autem, ut quidam crediderunt, discipulus hippocrates Cous, primus quidem ex omnibus memoria dignis, ab studio sapientiae disciplinam hanc separavit, vir et arte et facundia insignis.
Molto verosimilmente, tra i tanti rimedi inefficaci per curare una cattiva salute, uno è (quello) veramente valido: l'averla mantenuta sana, (la salute, ) con sane abitudini, (ovvero) non inficiate da una vita sedentaria o smodata tanto è che queste due (cattive disposizioni) hanno rovinato il fisico p prima in Grecia, poi da noi. Ragion per cui, codesta arte medica, che consta di più scuole - un tempo non necessaria, (ed inutile) presso i barbari - ha perlomeno condotto alcuni di noi alle soglie di (una tranquilla) vecchiaia. In realtà, dopo coloro cui ho accennato, nessun (altro) personaggio degno di rilievo si è dedicato all'arte medica fino a quando non si è avuta una maggiore reviviscenza delle attività intellettuali che, sebbene nutrimento fondante dello spirito, tuttavia si rivela nemica del fisico. Del resto, all'inizio, la scienza medica era ritenuta una branca della filosofia, tanto è che i suoi fondatori furono contemporaneamente medici e filosofi come a dire che ne sentirono soprattutto il bisogno coloro i quali avevano sfibrato la forza del proprio fisico con un'attività di pensiero sedentaria e con veglia notturna. E dunque, abbiamo avuto molti filosofi che erano medici provetti: tra i più rinomati, Pitagora, Empedocle e Democrito. Di quest'ultimo, inoltre, almeno secondo l'opinione di alcuni, fu discepolo Ippocrate di Cos - di certo il primo (vero medico) degno tra tutti di questo nome, un'autorità in quanto a competenzae chiarezza d'esposizione il quale per primo, separò questa disciplina dalla filosofia.