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Cum Georgica scriberet, traditur Vergilius mane plurimos versus dictare solitus... tibicinibus interponi ad sustinendum opus, donec solidae columnae advenirent
Mentre scriveva le Georgiche, si tramanda che Virgilio ogni giorno dopo che meditava di mattina era solito dettare moltissimi versi ritoccandoli anche (ac) per tutto il giorno per ricavarne pochissimi, dicendo non fuori luogo che egli partoriva la poesia (parere carmen) come fa l’orsa (more ursae, secondo l’abitudine dell’orsa), e che alla fine le dava forma (alla poesia) leccandola*. Si dedicò a comporre a brano a brano l’Eneide, composta in prosa prima in forma di discorso e divisa in dodici libri, a seconda che gli piacesse qualcosa e non mettendo nulla in ordine. E, affinché qualche cosa non ne frenasse l’impeto, trascurò qualche cosa imperfetta, rafforzò altre con armoniosi versi, che (quae) diceva, per scherzo, essere staccate a favore dei flautisti [per favorire i flautisti], per agevolarne l’opera, finchè risultassero delle colonne intere.
* trattasi di una similitudine: come l’orsa partorisce gli orsacchiotti informi e poi li modella leccandoli, così Virgilio diceva che faceva lui con i suoi versi, “partorendoli” di getto e poi “limandoli” fino a dare ad essa una forma
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Hodie grammaticae magister de vocabulorum declinatione discipulos interrogabit: "Publi, ad mea interrogata responde: Quae sunt casuum vocabula?" "Casuum vocabula sunt nominativus, genetivus, dativus, accusativus, vocativus, ablativus. ""Verbum magistrum in casus declina!" "Verbum magister sic declinatur: nominativo magister, genetio magistri, dativo magistro, accusativo magistrum, ablativo magistro; pluraliter nominativo magistri, genitivo magistrorum, dativo magistris, accusativo magistros, vocativo magistri, ablativo magistris. " "Marce, Publius unum casum praetermisit: condiscipulum tuum corrige!" "Publius vocativum praetermisit; singolariter magister vocativo magister declinatur. " "Marce, Musam, vocabulum feminum, declina!" "verbum Musa siv declinatur: nominativo Musa, genetivo Musae, dativo Musae, accusativo Musam, vocativo Musa, ablativo Musa; pluraliter nominativo Musae, genetivo Musarum, dativo Musis, accusativo Musas, vocativo Musae, ablativo Musis. " "Discipuli, bene respondistis, sed Latinae linguae studiis operam date et antiquos poetas legite. "
Oggi il professore di grammatica interrogherà gli alunni di parole sulla declinazione: "Publio, rispondi alle mie domande: Quali sono le parole dei casi?" " Le parole dei casi sono nominativo, genitivo, dativo, accusativo, vocativo, ablativo" "Declina nei casi la parola Maestro!" "La parola maestro è così declinata: al nominativo maestro, al genitivo del maestro, dativo al maestro, all'accusativo il maestro, all'ablativo con il maestro. Nominativo plurale Maestri, al genitivo dei maestri, al dativo ai maestri, all'accusativo i maestri, al vocativo o maestri, all'ablativo con i maestri. " "O Marco, Publio ne ha tralasciato uno solo: correggi il tuo compagno di scuola!" "Publio ha tralasciato il vocativo: il singolare maestro al vocativo è declinato o maestro. " "O Marco, declina la parola femminile, Musa!" "La parola Musa è così declinata: al nominativo la musa, al genitivo della Musa, al dativo alla Musa, all'accusativo la Musa, al vocativo o Musa, all'ablativo con la Musa; al nominativo plurale le Muse, al genitivo delle Muse, al dativo alle Muse, all'accusativo le Muse, al vocativo o Muse, all'ablativo con le Muse" "O alunni, avete risposto bene, ma date frequentemente attualità agli studi della lingua latina, e leggete gli antichi poeti. "
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Adverbium est pars orationis, quae adiecta verbo significationem eius explanat atque implet. Adverbium habet significationem, quia sunt aut loci adverbia, ut hic vel ibi, intus vel foris, illic vel inde, aut temporis, ut hodie nuper aliquando, aut numeri, ut semel bis, aut negationis, ut non, et multa alia. adverbiis sunt tres gradus c, e molti altriomparationis, positivus, ut docte, comparativus, ut doctius, superlativus, ut doctissime. magis doctius et tam doctissime non dicimus quia magis et tam positivo gradui tantum iungitur.
L'avverbio è (una) parte del discorso, la quale aggiunta al verbo estende e completa il suo significato. l'avverbio ha un significato, poiché ci sono o luoghi avverbiali, come qui o là, dentro o fuori, laggiù o di là, o temporali, come oggi recentemente un giorno, o numerali, come una sola volta due volte, o di negazione come non e molti altri. Sono tre i gradi di comparazione degli avverbi, positivo, come abile, comparativo come l'abile, superlativo come l'abilissimo. Il più abile e tanto abilissimo non lo diciamo, perché piu e tanto è legato (sono legati) al positivo del grado tanto