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Il nuovo laboratorio di traduzione pagina 378 numero 300
Inizio: In parte operis mei licet mihi praefari ... Fine: concessam et Sardiniam inter motum Africae fraude Romanorum, stipendio etiam insuper imposito, interceptam.
In questa parte dell'opera mi è consentito premettere io sono sul punto di scrivere una storia della guerra degna di memoria sovra tutte le altre che mai furono disputate, quella guerra che i Cartaginesi, sotto il comando di Annibale, condussero contro il popolo romano. Né città né stirpi combatterono infatti tra di loro con mezzi più potenti, né mai poterono disporre di forze o così vigorose; e non combattevano tra di loro usando modi di guerreggiare sconosciuti, ma metodi già sperimentati nella prima guerra punica; tanto varia fu la fortuna della guerra e così incerto il suo esito che quelli che vinsero furono più vicini al pericolo. Combatterono infatti quasi più con l’odio che con le forze, pieni di sdegno i Romani perché i Cartaginesi, pur vinti, provocarono per primi ancora a battaglia i vincitori; indignati i Cartaginesi perché ritenevano che i vincitori si fossero comportati con superbia e durezza verso i vinti. E' anche fama che Annibale all’età di circa nove anni, pregando con carezze come fanno i bambini il padre Amilcare, gli chiedesse di condurlo in Spagna; mentre faceva sacrifici, sul punto di far passare l’esercito in Spagna, si dice che Amilcare, fatto avvicinare Annibale agli altari e toccati gli oggetti sacri, gli abbia imposto di giurare che, appena gli fosse possibile, sarebbe stato nemico del popolo romano. La perdita della Sicilia e della Sardegna tormentava quell’uomo fiero e magnanimo: infatti la Sicilia era stata ceduta a causa di un troppo avventato sgomento, mentre la Sardegna era stata occupata dai Romani con la frode durante la ribellione dei mercenari d’Africa; inoltre era stata anche imposta un’indennità di guerra.
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Nuovo laboratorio di traduzione pagina 18 numero 4
Inizio: Amphitryon cum abesset ad expugnandam Oechaliam, Alcimena ...
Alcmena, poiché Anfitrione era via per espugnare Ecalia, pensando che Giove fosse il suo consorte, lo accolse nel talamo. Essendo questo giunto al talamo e raccontando quelle cose che aveva compiuto ad Ecalia, ella, credendo che fosse il marito, si unì a lui. Dopo, essendole stato annunciato l’arrivo del marito vincitore, non si preoccupò minimamente, perché’ riteneva di aver già visto suo marito. Essendo Anfitrione entrato nella reggia e vedendola alquanto tranquilla, cominciò a meravigliarsi e a chiedersi perché (la moglie) non lo avesse accolto al suo arrivo. Alla qual cosa Alcmena risponde: ”Sei venuto già prima e ti sei unito a me e mi hai raccontato le cose che hai compiuto in Ecalia.” Poiché questa gli mostrava tutte le prove, Anfitrione comprese che un qualche dio si era spacciato per lui, da quel giorno non si unì a lei. Questa, stuprata da Giove, partorì Ercole. (da Igino)