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Tandem 2
Inizio: Erant in quadam civitate rex et regina. Hi tres numero filias forma conspicuas habuere... Fine: stillarum germine non maria, sed terras Venerem aliam virginali flore praeditam pullulasse.
In una certa città esistevano un re e una regina. Costoro ebbero tre figlie di straordinaria bellezza, ma le maggiori d'età, benché di aspetto bellissimo, si riteneva fossero idonee ad essere celebrate con lodi umane, ma in verità la bellezza della fanciulla più giovane era tanto speciale, tanto eccelsa da non poter essere descritta e neppure sufficientemente lodata con umane parole. Quindi molti cittadini e numerosi forestieri, che la fama di un tale meraviglioso spettacolo riuniva in una appassionata affluenza, stupiti dall'ammirazione per tale inaccessibile bellezza e volgendo a destra le loro facce, con l'indice appoggiato sul pollice alzato, come veramente fosse la stessa dea Venere la veneravano con adorazione religiosa/con atti di adorazione religiosa. E già la fama era arrivata nelle città vicine e nelle regioni attigue alla dea, che aveva partorito il ceruleo abisso del mare ed aveva fatto crescere lo spruzzo dei flutti spumeggianti, già elargito in ogni dove il favore del suo nume, intrattenersi in mezzo alle assemblee del popolo o, certamente ancora con un nuovo germe delle stille celesti, non i mari, ma le terre l'altra Venere dotata di un fiore virginale aveva prodotto.
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Dal libro Tandem
Alexander urbe in dicionem suam redacta Iovis templum intrat. Vehiculum, quo Gordium Midae patrem, vectum esse contabat .....
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Il motivo della disfatta persiana a Salamina versione latino traduzione
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Per vincere le coorti romane occorre spezzare la loro forza d'urto - TANDEM versione latino Frontino
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Q. Sertorius, quod experimento didicerat imparem se universo Romanorum exercitui, ut barbaros quoque inconsulte pugnam exposcentes doceret, adductis in conspectum duobus equis, praevalido alteri, alteri admodum exili duos admovit iuvenes similiter affectos, robustum et gracilem. Ac robustiori imperavit equo exili universam caudam abrumpere, gracili autem valentiorem per singulos pilos vellere. Cumque gracilis fecisset, quod imperatum erat, validissimus cum infirmis equi cauda sine effectu luctaretur, "naturam", inquit Sertorius, "Romanarum cohortium per hoc vobis exemplum ostendi, milites: insuperabiles sunt universas aggredienti; easdem lacerabit et carpet, qui per partes attemptaverit. "
Q. Sertorio, che aveva capito in base all'esperienza di essere diverso (in confronto) a tutto l'esercito romano, per insegnare anche ai barbari che sollecitavano temeriaramente il combattimento, spinti al cospetto di due cavalli, uno di loro molto forte, l'altro piuttosto debole mosse ugualmente due giovani scelti, uno robusto e uno gracile. Al giovane più forte comandò di rompere tutta la coda del cavallo esile a quello gracile invece di strappare uno ad uno i peli di quello più forte. Poichè quello gracile era riuscito a fare ciò che gli era stato ordinato, il più forte invece lottava senza effetto con la coda del cavallo debole (e quindi) disse Sertorio: vi ho mostrato attraverso questo esempio la natura degli uomini romani, o soldati: sono tutti invicibili a quello che aggredisce, e li prenderà e lacererà chi assalirà attraverso le parti.
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Contra Afros bellum susceptum est primum Ap. Claudio Q. Fulvio consulibus. Tertio anno Punici belli, quod contra Afros gerebatur, in Sicilia contra Hieronem, regem Siculorum, bellum paratum est. Is cum omni nobilitate Syracusanorum pacem a Romanis impetravit deditque argenti ducenta talenta. Afri in Sicilia victi sunt et de his Romae triumphatum est. Quinto anno Punici belli, C. Duillio Cn. Cornelio Asina consulibus, primum Romani in mari dimicaverunt, paratis navibus rostratis, quas liburnas vocant. Consul Cornelius fraude deceptus est. Duillius, commisso proelio, Carthaginiensium ducem vicit, triginti et unam naves cepit, quattuordecim mersit, septem milia hostium cepit, tria milia occidit. Neque ulla victoria Romanis gratior fuit, quod invicti in terra iam etiam in mari fortissimi erant. C. Aquilio Floro L. Scipione consulibus, Scipio Corsicam et Sardiniam vastavit, multa milia captivorum inde adduxit et triumphum Romae egit.
Fu fatta una guerra contro gli Africani per la prima volta essendo consoli A. Claudio e Q. Fulvio. Nel terzo anno della guerra punica, condotta contro gli Africani, si apprestò una campagna in Sicilia contro Gerone, re siculo. Egli con tutta la nobiltà siracusana ottenne la pace dai Romani e pagò 200 talenti d'argento. Gli africani furono vinti in Sicilia e su di loro si celebrò iltrionfo a Roma. Al 5. anno di guerra punica, sotto i consoli C. Duilio e Cn. Cornelio Asina, i Romani per la prima volta combatterono sul mare, dopo aver apprestato navi munite di rostri, che chiamano liburne. Il console Cornelio si lasciò sorprendere da un'insidia fraudolenta. Duilio, attaccata battaglia, vinse il comandante cartaginese, catturò 31 navi, ne affondò 14, catturò 7000 nemici, ne uccise 3000. Nessuna vittoria riuscì più gradita ai Romani, poiché, invitti per terra erano valentissimi anche sul mare. Sotto il consolato di c. Aquilio Floro e L. Scipione, Scipione devastò Corsica e Sardegna, ne trasse molte migliaia di prigionieri e celebrò un trionfo a Roma
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