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Μετὰ τὴν ἐν Σαλαμῖνι νίκην οἱ Ἕλληνες βουλεύονται παραχρῆμα ἐφ' Ἑλλήσποντον πλεῖν καὶ τὸ ζεῦγμα σκαφῶν καταλύειν, βουλόμενοι οὕτω τὴν φυγὴν τῷ Ξέρξῃ κωλύειν. Θεμιστοκλῆς δὲ ἀντιβουλεύεται, λέγων ὅτι ὁ Πέρσης ἐν τῇ Ἑλλάδι ἀπολαμβανόμενος ἀναμάχεσθαι τάχα δύναται πολλάκις γὰρ ἡ ἀπόνοια τὴν ἀνδρείαν μάλιστα ὄρνυσι. Πέμπει οὖν πάλιν πρὸς Ξέρξην οἰκέτην, Αρνάκην τὸ ὄνομα, οὕτως προσαγορεύοντα· «Εἰ μὴ φεύγεις διὰ τάχους, ή γέφυρα τοῦ Ἑλλησπόντου ὑπὸ τῶν πολεμίων διαλυθήσεται». Ὁ μὲν Ξέρξης, φόβῳ και τεχόμενος καὶ τὸ Ἑλληνικὸν ναυτικὸν φθάνειν βουλόμενος, φεύγων ᾤχετο· τὸ δὲ τῶν βαρβάρων στράτευμα ἐν τῇ Ἑλλάδι ἄνευ βασιλέως κατελείπετο, Θεμιστοκλῆς δὲ τοῖς Ἕλλησιν ἐφύλαξε την νίκην ἀκίνδυνον. (da Polieno)
Dopo la vittoria a Salamina, i Greci deliberano immediatamente di navigare verso l'Ellesponto e di distruggere il ponte delle barche, poiché volevano così impedire la fuga a Serse. Temistocle invece dava un consiglio opposto, dicendo che il Persiano, se catturato (participio) in Grecia, Ma Temistocle si oppone, dicendo che il Persiano, se intrappolato in Grecia, probabilmente avrebbe potuto tornare a combattere; molte volte infatti la disperazione incita al massimo il coraggio. Egli quindi invia di nuovo a Serse uno schiavo, di nome Arnace, esortandolo così: "Se non fuggi rapidamente, il ponte dell'Ellesponto sarà distrutto dai nemici. Serse, dominato dalla paura e desiderando anticipare la flotta greca, se ne andava fuggendo. L'esercito dei barbari era lasciato in Grecia senza re, e Temistocle assicurò ai Greci una vittoria senza rischi.
(By Vogue)
ANALISI GRAMMATICALE
Verbi
βουλεύονται – presente indicativo medio-passivo, 3ª plurale (da βουλεύω)
πλεῖν – infinito presente attivo (da πλέω)
καταλύειν – infinito presente attivo (da καταλύω)
βουλόμενοι – participio presente medio-passivo, nominativo plurale maschile (da βούλομαι)
κωλύειν – infinito presente attivo (da κωλύω)
ἀντιβουλεύεται – presente indicativo medio-passivo, 3ª singolare (da ἀντιβουλεύω)
λέγων – participio presente attivo, nominativo singolare maschile (da λέγω)
ἀπολαμβανόμενος – participio presente medio-passivo, nominativo singolare maschile (da ἀπολαμβάνομαι)
ἀναμάχεσθαι – infinito presente medio-passivo (da ἀναμάχομαι)
δύναται – presente indicativo medio-passivo, 3ª singolare (da δύναμαι)
ὄρνυσι – presente indicativo attivo, 3ª singolare (da ὄρνυμι)
πέμπει – presente indicativo attivo, 3ª singolare (da πέμπω)
προσαγορεύοντα – participio presente attivo, accusativo singolare maschile (da προσαγορεύω)
φεύγεις – presente indicativo attivo, 2ª singolare (da φεύγω)
διαλυθήσεται – futuro indicativo passivo, 3ª singolare (da διαλύω)
φθάνειν – infinito presente attivo (da φθάνω)
φεύγων – participio presente attivo, nominativo singolare maschile (da φεύγω)
ᾤχετο – imperfetto indicativo medio-passivo, 3ª singolare (da ἔρχομαι/πορεύομαι)
κατελείπετο – imperfetto indicativo medio-passivo, 3ª singolare (da καταλείπω)
ἐφύλαξε – aoristo indicativo attivo, 3ª singolare (da φυλάσσω)
Paradigmi dei verbi analizzati
βουλεύομαι – impf. ἐβουλευόμην, ft. βουλεύσομαι, aor. ἐβουλεύθην, pf. βεβούλευμαι, ppf. (ἐ)βεβουλεύμην
πλέω – impf. ἔπλεον, ft. πλεύσομαι, aor. ἔπλευσα, pf. πέπλευκα, ppf. (ἐ)πεπλεύκειν
καταλύω – impf. ἐκατέλυον, ft. καταλύσω, aor. ἐκατέλυσα, pf. καταλέλυκα, ppf. (ἐ)κατελῠκειν
βουλομαι – impf. ἐβουλόμην, ft. βουλήσομαι, aor. ἐβουλήθην, pf. βεβούλημαι, ppf. (ἐ)βεβούλημην
κωλύω – impf. ἐκώλυον, ft. κωλύσω, aor. ἐκώλυσα, pf. κεκώλυκα, ppf. (ἐ)κεκώλυκειν
λέγω – impf. ἔλεγον, ft. λέξω, aor. εἶπον, pf. εἴρηκα, ppf. (ἐ)εἴρηκειν
δύναμαι – impf. ἐδυνάμην, ft. δυνήσομαι, aor. ἐδυνήθην, pf. δεδύνημαι, ppf. (ἐ)δεδύνημαι
ὄρνυμι – impf. ὤρνυον, ft. ὄρσω, aor. ὤρσα, pf. ἐόρκα, ppf. (ἐ)εόρκειν
πέμπω – impf. ἔπεμπον, ft. πέμψω, aor. ἔπεμψα, pf. πέπομφα, ppf. (ἐ)πέπομφα
προσαγορεύω – impf. προσηγορευόμην, ft. προσαγορεύσω, aor. προσηγόρευσα, pf. προσηγόρευκα, ppf. (ἐ)προσηγόρευκειν
φεύγω – impf. ἔφευγον, ft. φεύξομαι, aor. ἔφυγον, pf. πέφευγα, ppf. (ἐ)πέφευγκα
ἔρχομαι – impf. ᾤμην/ᾤχετο, ft. ἐλεύσομαι, aor. ἦλθον, pf. ἐλήλυθα, ppf. (ἐ)ἐλήλυθεν
καταλείπω – impf. κατέλειπον, ft. καταλείψω, aor. κατέλιπον, pf. καταλέλοιπα, ppf. (ἐ)κατελέλειπεν
φυλάσσω – impf. ἐφύλασσον, ft. φυλάξω, aor. ἐφύλαξα, pf. πεφύλαχα, ppf. (ἐ)πεφύλαχεν
Sostantivi
νίκην – accusativo singolare femminile (νίκη -ης, ἡ)
Ἕλληνες – nominativo plurale maschile (Ἕλλην -ου, ὁ)
Ἑλλήσποντον – accusativo singolare maschile (Ἑλλήσποντος -ου, ὁ)
ζεῦγμα – accusativo singolare neutro (ζεῦγμα -ατος, τό)
σκαφῶν – genitivo plurale femminile (σκάφη -ης, ἡ)
φυγὴν – accusativo singolare femminile (φυγή -ῆς, ἡ)
Πέρσης – nominativo singolare maschile (Πέρσης -ου, ὁ)
Ἑλλάδι – dativo singolare femminile (Ἑλλάς -άδος, ἡ)
ἀνδρείαν – accusativo singolare femminile (ἀνδρεία -ας, ἡ)
οἰκέτην – accusativo singolare maschile (οἰκέτης -ου, ὁ)
γέφυρα – nominativo singolare femminile (γέφυρα -ας, ἡ)
στράτευμα – nominativo singolare neutro (στράτευμα -ατος, τό)
νίκην – accusativo singolare femminile (νίκη -ης, ἡ)
Aggettivi
Ἑλληνικὸν – accusativo singolare neutro (ἑλληνικός -ή -όν)
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Οἱ μὲν Ἀθηναῖοι τῷ νῷ πάντων τῶν Ἑλλήνων διέφερον, οἱ δὲ Σπαρτιᾶται μάλιστα τῇ τοῦ σώματος ρώμη ἴσχυον. Ἐκεῖνοι μὲν ἐσπούδαζον μάλιστα περὶ τῶν τεχνῶν, καὶ τῇ ῥητορικῇ τε καὶ ποιητικῇ ἐπρώτευον, οὗτοι δὲ τὰ πολεμικὰ μόνον ἤσκουν...
Gli Ateniesi si distinguevano fra i Greci per l'intelligenza mentre gli Spartani prevalevano (ἰσχύω, imperf) soprattutto per la forza del corpo. Quelli si dedicavano principalmente alle arti, e primeggiavano sia nella retorica che nell'arte della poesia, mentre questi praticavano (ἀσκέω) solo le arti della guerra. Ad Atene tutti i cittadini amavano (ἀγαπάω, imperf) le cose belle, mentre a Sparta anche le donne spartane imparavano (ἐκμανθάνω) la lotta. Tutti quelli che fra i Greci amavano (ἀσπάζομαι) le cose intellettuali (le realtà intellegibili) si recavano (φοιτάω) ad Atene e frequentavano (ὁμιλέω regge il dativo) i filosofi o ammiravano (ἐθαύμαζον) sull'acropoli la bellezza (τὴν εὐμορφίαν) dei monumenti, come il Partenone e i Propilei. Si diceva anche che la città di Atene era una festa incessante per coloro che vi giungevano. Dunque, era proprio degli Ateniesi insegnare ai Greci le questioni della pace, mentre era proprio degli Spartani dimostrare le opere della guerra e della forza.
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Μετὰ τὴν Τροίας κατασκαφὴν ὁ Αἰνείας, διὰ τὴν εὐσέβειαν, σῶς ἀποφεύγει· ἐξάγει μὲν Ἀσκάνιον, τὸ φίλον τέκνον, ἐπὶ τοῖς ὤμοις δὲ τὸν γέροντα πατέρα Αγχίσην βαστάζει. Ἔπειτα ὁ ἥρως σὺν ὀλίγοις ἑταίροις χαλεπὸν πλοῦν εἰς τὴν Ἰταλίαν διαπράσσει· ...
Dopo la distruzione di Troia, Enea, grazie alla (sua) devozione (pietas), fugge incolume. Porta via Ascanio, l'amato figlio, sulle sue spalle e sorregge il vecchio padre Anchise. In seguito, l'eroe, con pochi compagni, compie un difficile viaggio per mare verso l'Italia; infatti, sopporta tempeste in mare e inimicizie e pericoli sulla terraferma e ancora (sopporta) l'ira, gli inganni e le imboscate da parte degli dei. Alla fine approda alle foci del Tevere e giunge a Laurento, la città di Latino. Latino, re del paese, accoglie in ospitalità Enea con benevolenza e gli offre una regione, mentre altri abitanti, incitati da Era, muovono guerra al figlio di Anchise. Però Enea, con l'aiuto della madre Afrodite, ottiene con magnificenza una vittoria e, dopo la fine della guerra, sposa Lavinia, la figlia di Latino, fonda una città su un colle e la chiama Lavinio dal nome della moglie.
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Ἐν τῷ ἀνθηρῷ κήπῳ τῆς οἰκίας ἡ πιστή τροφὸς διαφυλάσσει τὰ φίλα παιδία ἐπιτρεπόμενα ὑπὸ τῆς δεσποίνης. Οι παιδίσκοι παίζουσι τῇ σφαίρα· ἡ σφαίρα μὲν κυλίνδεται ἐπὶ τῆς πόας ἢ ἀναπάλλεται ἐπὶ τοῦ δρόμου, ...
Nel giardino fiorito della casa, la fedele nutrice sorveglia gli amati bambini affidati dalla padrona. I ragazzetti giocano con la palla; la palla rotola sull'erba o rimbalza sul viale, talvolta spezza i rami degli alberi, i giacinti e i gigli. La nutrice minaccia i ragazzetti con affetto, allora essi abbandonano la palla e giocano con i dadi. La sorella agita la cesta della fanciulla e canticchia dolci melodie, oppure getta cibo ai cigni bianchi, oppure raccoglie rose e viole ed incorona le ciocche dei capelli della fanciulla. A volte i fratelli nascondono i giochi della sorella nella cavità di un albero; la fanciulla piange, poi scopre i giochi nascosti e gioca di nuovo con gioia. Nel frattempo, la nutrice lavora la candida lana e prepara bei vestiti per gli amati bambini.
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Ἐνίοτε καὶ μικραἱ οὐσίαι τὰς τῶν κλεπτῶν ἐπιβουλὰς οὐκ ἔκφεύγουσιν. Κλέπτης νύκτωρ ἐρημαια οἰκίᾳ πλησιάζει, τὰς σκευὰς κλέπτειν βουλόμενος· τὸ τῆς θύρας κλεῖθρον συντρίβει καὶ εἰς τὸν δόμον εἰσέρχεται. Ἡ δὲ τῆς οἰκίας δέσποινα ὑπὸ τοῦ θορύβου ἐγείρεται, ...
A volte anche i piccoli beni non sfuggono alle insidie dei ladri. Un ladro si avvicina di notte a una casa deserta, desiderando rubare le attrezzature; spezza la serratura della porta e entra nella casa. Ma la padrona della casa viene svegliata dal rumore, raggiunge il ladro, piange e supplica: "Buon uomo, abbi compassione della disgraziata sorte di una vedova. Sono infatti sventurata e molto povera, e vivo ( lett conduco la vita) umilmente con i [miei] figli piccoli; non abbiamo ricchezza, ma spesso dormiamo digiuni e per poco non moriamo per la fame. Allora il ladro si vergogna della (sua) azione malvagia e, invaso da compassione, commisera la vedova e i bambini piccoli; fornisce di buon animo tutti i (suoi) saccheggi alla vedova indigente e esce dalla casa senza carico. Allora, l'infida vedova contail denaro e dice: "A volte il ladro viene depretato".
(By Vogue)
ULTERIORE PROPOSTA DI TRADUZIONE
Talvolta piccole realtà non sfuggono nemmeno ai progetti dei ladri. Durante la notte un ladro si apposta (πλησιάζω) presso una casa isolata perché vuole rubare i mobili; forza la serratura della porta ed entra in casa. La padrona di casa viene svegliata dal rumore, incontra il ladro e si lamenta e supplica: "Abbi compassione (κατοικτείρω), buon uomo, della sventura di una povera vedova; sono infatti povera e molto bisognosa e vivo in miseria (miseramente) con i figlioli (figli piccoli); non abbiamo denaro, addirittura spesso con rammarico andiamo a dormire digiuni e per poco non moriamo di fame". A questo punto il ladro si vergogna della sua cattiva azione e, piangendo (κατέχω) con rammarico, conforta la vedova ed i piccoli figli; di buon grado consegna alla povera vedova tutte le cose rubate e va via dalla casa senza bottino. Allora l'astuta vedova ripone il denaro e dice: "Talvolta anche il ladro viene derubato".
(By Geppetto)