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Λεωσθενης γαρ ορων την ελλαδα πασαν ταπεινουμενην και καταφθειρομενην υπο των δωροδοκουντων παρα Φιλιππου και αλεξανδρου κατα των πατριδων των αυτων ... εν τοις τοποις τουτοις και μαχη νικων, επολιορκει κατακλειων εις Λαμιαν.
Leostene vedendo che tutta la Grecia era umiliata e come sbigottita, distrutta da quelli che accettavano doni da Filippo e Alessandro contro le loro patrie, e (vedendo) la nostra città bisognosa di un uomo, tutta la Grecia (bisognosa) di una città, la quale potesse mettersi a capo dell'egemonia, diede volontariamente se stesso alla patria, la città ai greci per la libertà. E (Leostene) allestito un esercito di mercenari, divenuto egemone dell'esercito della città, vinse combattendo in Beozia coloro che per primi si erano opposti alla libertà dei Greci, (ossia) i beoti e i macedoni e gli eubei e tutti gli altri loro alleati. Da qui giunto a Pila e occupati i passaggi attraverso i quali i barbari marciarono anche prima in Grecia, feceva desistere Antipatro dall'ingresso in Grecia, ostacolandolo in questi territori e vincendolo con una battaglia lo assediava bloccandolo a Lamia.
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καὶ μηδεὶς ὑπολάβῃ με τῶν ἄλλων πολιτῶν μηδένα λόγον ποιεῖσθαι, ἀλλὰΛεωσθένη μόνονἐγκωμιάζειν. συμβαίνει γὰρ τὸν Λεωσθένους ἔπαινονἐπὶ ταῖς μάχαις ἐγκώμιον τῶν ἄλλων πολιτῶν εἶναι: τοῦ μὲν γὰρ βουλεύεσθαι καλῶς ὁ στρατηγὸς αἴτιος, τοῦ δὲ νικᾶν μαχομένους οἱ κινδυνεύειν ἐθέλοντες τοῖς σώμαςιν: ὥστε ὅταν ἐπαινῶ τὴν γεγονυῖαν νίκην, ἅμα τῇ Λεωσθένους ἡγεμονίᾳ καὶ τὴν τῶν ἄλλων ἀρετὴν ἐγκωμιάς ω. 16. τίς γὰρ οὐκ ἂν δικαίως ἐπαινοίη τῶν πολιτῶν τοὺς ἐν τῷδε τῷ πολέμῳ τελευτήσαντας, οἳ τὰς ἑαυτῶν ψυχὰς ἔδωκαν ὑπὲρ τῆς τῶν Ἑλλήνων ἐλευθερίας, φανερωτάτην ἀπόδειξιν ταύτην ἡγούμενοι εἶναι τοῦ βούλεσθαι τῇ Ἑλλάδι τὴν ἐλεθερίαν περιθεῖναι, τὸ μαχομένους τελευτῆσαι ὑπὲρ αὐτῆς.
E che nessuno pensi che io sugli altri cittadini non abbia creato nessun discorso, ma che io abbia elogiato solo Leostene. Accade infatti che la lode di Leostene riguardo le battaglie sia anche un encomio per gli altri cittadini. Il comandante è capace di deliberare giustamente, invece coloro che vogliono mettere a rischio le loro vite, combattendo in prima persona, sono capaci di vincere; cosicché, qualora io lodi la vittoria che è avvenuta, contemporaneamente all'egemonia di Leostene, elogio la virtù degli altri. Chi infatti non potrebbe lodare in modo appropriato coloro tra i cittadini che hanno finito la vita in questa guerra, che diedero la loro vita in difesa della libertà dei greci, ritenendo che fosse questa una dimostrazione importantissima di voler porre intorno all'Ellade la libertà?
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τίς καιρὸς εσται ἐν ᾧ τῆς τούτων ἀρετῆς οὐ μνημονεύσομεν; τίς τόπος ἐν ᾧ ζήλου καὶ τῶν ἐντιμοτάτων ἐπαίνων τυγχάνοντας οὐκ ὀψόμεθα; πότερον οὐκ ἐν τοῖς τῆς πόλεως ἀγαθοῖς; ἀλλὰ τὰ διὰ τούτους γεγονότα τίνας ἄλλους ἢ τούτους ἐπαινεῖσθαι καὶ μνήμης τυγχάνειν ποιήσει; ἀλλ᾽ οὐκ ἐν ταῖς ἰδίαις εὐπραξίαις; ἀλλ᾽ ἐν τῇ τούτων ἀρετῇ βεβαίως αὐτῶν ἀπολαύσομεν. παρὰ ποίᾳ δὲ τῶν ἡλικιῶν οὐ μακαριστοὶ γενήσονται; πότερον οὐ πα]ρὰ τοῖς πρεσβυτέροις, αλλα ἄφοβον αυτοις τὸν λοιπὸν βίον καὶ ἐν τῷ ἀσφαλεῖ γιγνεσθαι ομολογησουσι δια τουτους. Αλλ'ου παρα νεωτεροις; επειτα ου τον θυμον θαυμασουσιν αυτων, ουδ'αυτοι σπουνδασουσι μιμεῖσθαι
Sarà un momento propizio in cui non ricorderemo il coraggio di costoro? un occasione in cui non vedremo di trovare emulazione ed onorevoli elogi? L’una e l’altra cosa non nei valenti della città? ma farsi che tramite costoro si lodino gli avvenimenti alcuni altri che costoro e trovino ricordo? Ma non nei propri successi? Ma trarremo profitto saldamente di tali cose nella loro virtù. Per questo motivo non diventeranno i più beati dei compagni? L’una e l’altra cosa non presso gli anziani? Ma riconoscono per costoro di avere una restante vita sicura. Ma non presso i più giovani? Poi non ammirano il loro onore, né essi stessi sono interessati di ricordare.
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Iperide Prakteon
εἶτα σὺ περὶ φιλίας πρὸς ἐμὲ τολμήσεις αὐτίκα μάλα λέγειν ταύτην τὴν φιλίαν διέλυσας αὐτός, ὅτε χρυσίον κατὰ τῆς πατρίδος ἔλαβες καὶ μετεβάλου. καὶ καταγέλαστον μὲν σαυτὸν ἐποίησας, κατῄσχυνας δὲ τοὺς ἐκ τῶν ἔμπροσθεν ρόνων τῶν αὐτῶν τί σοι προελομένους· καὶ ἐξὸν ἡμῖν λαμπροτάτοις εἶναι παρὰ τῷ δήμῳ καὶ τὸν ὑπόλοιπον βίον ὑπὸ δόξης χρηστῆς παραπεμφθῆναι, ἅπαντα ταῦτα ἀνέτρεψας, καὶ οὐκ αἰσχύνει νυνὶ τηλικοῦτος ὢν ὑπὸ μειρακίων κρινόμενος περὶ δωροδοκίας. καίτοι ἔδει τοὐναντίον ὑφ’ ὑμῶν παιδεύεσθαι τοὺς νεωτέρους τῶν ῥητόρων, καὶ εἴ τι προπετέστερον ἔπραττον ἐπιτιμᾶσθαι καὶ κολάζεσθαι. νῦν δὲ τοὐναντίον οἱ νέοι τοὺς ὑπὲρ ἑξήκοντα ἔτη σωφρονίζουσιν. διόπερ, ὦ ἄνδρες δικασταί, δικαίως ἂν ὀργίζοισθε Δημοσθένει, εἰ καὶ δόξης ἱκανῆς καὶ πλούτου πολλοῦ δι’ ὑμᾶς μετεσχηκὼς μηδ’ ἐπὶ γήρως ὀδῷ κήδεται τῆς πατρίδος.
Avresti quindi l'ardire di parlare subito dell'amicizia contro di me? Tu stesso hai distrutto questa amicizia poiché hai preteso del denaro contro la patria e ti sei trasformato: dopo esserti reso molto ridicolo, hai disonorato quelli che furono da te scelti: e poiché era permesso a noi molto famosi di stare presso il popolo ed essendo stati abbandonati per la vit rimanente a da una fama lodevole, dopo aver rovinato tutte queste cose, non ti vergogni, proprio ora che sei di tael genere, di essere accusato di corruzione dai ragazzi. Eppure, era al contrario necessario che fossero eruditi da voi i più giovani degli oratori, anche se facevano qualcosa che fosse piuttosto incline ad essere ripreso e punito. Ma ora i giovani rimettono in senno quelli che hanno oltre sessanta anni. Perciò, o giudici, vi infurierete giustamente con Demostene se, avendo preso parte sia ad una fama sufficiente sia a abbondante ricchezza per mezzo vostro, sulla strada della vecchiaia non si prendesse cura della patria.
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Nessun processo nella mia vita
versione greco Iperide traduzione libro Taxis
Έγω τοίνυν, ὦ ἃνδρες δικασταί, μεθ'υμῶν διατριβών έν τῇ πόλει τόν ἃπαντα χρόνον οὒτε αιτίαν πονηράν ούδεμίαν πώποτ' ἒλαβον, οὒτ' ἒγκλημά μοι πρός ούδένα τῶν πολιτῶν γέγονεν, ουδέ πέφευγα δίκην ούδεμίαν, ούδ'έτερον δεδίωχα, ίππο-τροφῶν δε διατετέλεκα φιλοτίμως τόν ἃπαντα χρόνον παρά δύναμιν και υπέρ τήν ούσίαν τήν έμαυτοΰ• έστεφάνωμαι δ'υπό τε τῶν ίππέων πάντων άνδραγαθίας ένεκα και υπό τῶν συναρχόντων. Ύμεϊς γάρ με, ὦ ἃνδρες δικασταί, πρῶτον μέν φύλαρχον έχειροτονήσατε, ἒπειτα εις Λῆμνον ἳππαρχον, και ἦρξα μέν αυτόθι δύ' ἒτη τῶν πώποθ' ίππαρχηκότων μόνος, προσκατέμεινα δέ αυτόθι τόν τρίτον ένιαυτόν, οὐ βουλόμενος πολίτας ἃνδρας επί κεφαλήν είσπράττειν τόν μισθόν τοῖς ίππεΰσιν άπόρως διακειμένους. Και έν τούτῳ μοι τῷ χρόνῳ ἒγκλημα μέν ουδείς τῶν έκεῖ ένεκάλεσεν οὒτε ιδίᾳ οὒτε δημοσίᾳ, στεφάνοις δέ τρισίν έστεφανώθην υπό τοΰ δήμου τοΰ έν Ήφαιστίᾳ και έτέροις υπό τοΰ έν Μυρίνῃ
Dunque, o giudici, dopo aver trascorso tutto il tempo in città assieme a voi, non subii mai nessuna dannosa accusa né mi trovai sotto alcuna accusa dai cittadini, né fui accusato, né ho perseguito altro, allevando cavalli ho passato tutto il tempo con ambizione oltre la propria possibilità e oltre la propria ricchezza; sono stato incoronato da tutti i cavalieri per lealtà e dai colleghi di magistratura. Voi infatti, o giudici, prima mi elegeste filarco, poi a Lemno ipparco, e solo fui capo là stesso due anni di quanti mai furono comandanti di cavalleria, là rimasi ancora tre anni, non volendo far pagare subito il compenso dai cittadini che si trovavano in difficoltà ai cavalieri. Ed in questo tempo nessuno di quelli là mi citò in giudizio né privatamente né pubblicamente, fui premiato con tre corone dal popolo di una a Efestia e con le altre due da quello a Mirina.