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Cataclysmus, quod nos diluvium vel irrigationem dicimus, cum factum est, omne genus humanum interiit praeter Deucalionem et Pyrrham, qui in montem Aetnam, qui altissimus in Sicilia esse dicitur, fugerunt. Hi propter solitudinem cum vivere non possent, petierunt ab love, ut aut homines daret aut eos pari calamitate afficeret. Tum luppiter iussit eos lapides post se iactare; quos Deucalion iactavit, viros esse iussit, quos Pyrrha, mulieres.
Quando accadde il cataclisma che noi definiamo diluvio o inondazione tutto il genere umano morì, tranne Deucalione e Pirra, che scapparono sul monte Etna, che si dice essere il più alto in Sicilia. Essi, non potendo vivere a causa della solitudine, domandarono a Giove che o concedesse esseri umani o colpisse loro con uguale sventura. Allora Giove ordinò che essi scagliassero pietre dietro di loro; quelle che gettò Deucalione ordinò che fossero uomini, quelle che gettò Pirra, ordinò che fossero donne.
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Ex Inacho et Argia Io. Hanc Iuppiter dilectam compressit et in vaccae figuram convertit, ne Iuno eam cognosceret. Quod Iuno cum rescivit, Argum, cui undique oculi refulgebant, custodem ei misit; hunc Mercurius Iovis iussu interfecit. At Iuno formidinem ei misit et coegit eam ut se in mare praecipitaret, quod mare Ionium est appellatum. Inde in Scythiam tranavit, unde Bosphorum fines sunt dictae. Inde in Aegyptum, ubi parit Epaphum. Iuppiter cum scivit eam propter opera sua tantas aerumnas toler avisse, formam suam ei pr opriam restituit deamque Aegyptiorum eam fecit, quae Isis appellatur.
Da Inaco e Argia nacque Io. Giove la possedette perché l'amava e la tramutò nelle sembianze di una vacca, affinché Giunone non la riconoscesse. Quando Giunone lo venne a sapere, le inviò come custode Argo, a cui lo sguardo rifulgeva da ogni parte; Mercurio per ordine di Giove lo uccise. Ma Giunone le suscitò spavento e la costrinse a gettarsi nel mare, mare che fu chiamato Ionio. Da lì nuotò verso la Scizia, da dove sono delineati i confini dei Bosfori. Da lì in Egitto, dove partorì Epafo. Giove quando seppe che ella per le sue azioni aveva sopportato tante tribolazioni, le restituì la propria forma e la rese dea degli egiziani, che è chiamata Iside.
(By Maria D. )
Versione tratta da Igino, Fabulae
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Virgo quaedam, nomine Chelone, lingua impotens fuit. Iuppiter, cum Iunonem uxorem duceret, prepaecepit Mercurio ut omnes deos hominesque atque omnia animalia ad nuptias convocaret; sed, cum omnes quos Mercurius monuerat convenissent, sola Chelone, nuptiis irridens et nectens moras, iussa contempsit. Mercurius, cum eam non venisse animadvertit, denuo descendit ad terras, et aedes Chelonis supra fluvium positas praecipitavit in fluvium, Chelonem in animal sui nominis vertit, quam nos Latine testudinem dicimus.
Una certa fanciulla di nome Chelone (=Tartaruga), fu debole con la lingua. Quando Giove sposava Giunone (conduceva in sposa Giunone) ordinò a Mercurio di convocare alle nozze tutti gli dei, tutti gli uomini e tutti gli animali ma essendo tutti quelli che Mercurio aveva invitato arrivati, solo Chelone, disprezzando le nozze trascurò gli ordini (di Giove). Mercurio, quando si accorse che lei non arrivava, scese nuovamente sulla terra e la casa di Chelone situata sul fiume la fece cadere ne fiume. Egli trasformò Chelone nell'animale che ora ha quel nome che noi in latino chiamiamo tartaruga.
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Erat Narcissus pulcher puer sed superbus. A multis puellis amatus, tamen iuvenis amorem spernebat.... exsistit de nigra terra croceus flos albis aoliis redimitus, narcissus appellatus.
Narciso era un bel fanciullo ma (era) superbo. Amato da molte fanciulle, tuttavia il giovane disprezzava (sott: il loro) amore, perché anteponeva ai piaceri di Venere la passione della caccia. Ma il giovane non era sfuggito (piuccherfetto) alla forza dell'amore; infatti fu castigato dagli dei. Una volta Narciso vide sull'onda di un fiume la sua immagine e subito, acceso d'amore, desiderò il bel ragazzo. Inutilmente getta le sue braccia bianche nell'acqua e tenta di prendere l'immagine illusoria: l'immagine sfugge, e non persiste né lo splendore, né il colore, né la forma. E così Narciso vinto dall’amore inappagato giacque sulla riva del fiume e morì. Naiade (ninfa delle acque) sua sorella, con le altre Ninfe piange la morte del fanciullo. Quando viene posto sul rogo, il corpo di Narciso, con uno straordinario prodigio, svanì e dalla nera terra germogliò un fiore color zafferano circondato da bianchi petali, chiamato "narciso".
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Iovis cum Thetis Peleo nuberet, ad epulum dicitur omnis deos convocasse excepta Eride id est Discordia, quae cum postea supervenisset nec admitteretur ad epulum, ab ianua misit in medium malum, dicit, quae esset formosissima, attolleret. Iuno Venus Minerva formam sibi vindicare coeperunt, inter quas magna discordia orta, Iovis imperat Mercurio, ut deducat eas in Ida monte ad Alexandrum Paridem eumque iubeat iudicare. Cui Iuno, si Ssecundum se iudicasset, pollicita est in omnibus terris eum regnaturum, divitem praeter ceteros praestaturum; Minerva, si inde victrix discederet, fortissimum inter mortales futurum et omni artifìcio scium; Venus autem Helenam Tyndarei fìliam formosissimam omnium mulierum se in coniugium dare promisit. Paris donum posterius prioribus anteposuit Veneremque pulcherrimam esse iudicavit; ob id Iuno et Minerva Troianis fuerunt infestae. Alexander Veneris impulsu Helenam a Lacedaemone ab hospite Menelao Troiam abduxit eamque in coniugio habuit cum ancillis duabus Aethra et Thisadie, quas Castor et Pollux captivas ei assignarant, aliquando reginas. (Igino, Fabulae, 92)
Giove, unendo in matrimonio Teti a Peleo, al banchetto, si dice, avesse invitato ogni dio eccetto Eris, cioè la Discordia, la quale essendo successivamente arrivata e, non essendo ammessa al banchetto, dalla porta lanciò fra di loro un pomo che, dice, avrebbe ottenuto chi fosse la più bella. Cominciarono a rivendicare per sé la bellezza Giunone, Venere e Minerva per cui, essendo nata una grande discordia, Giove ordina a Mercurio che le conduca sul monte Ida da Alessandro Paride e gli imponga di decidere. A lui Giunone, se a lei avesse dato il successo, aveva promesso che egli avrebbe regnato su tutte le terre, che lo avrebbe reso ricco al di là di tutti gli altri; Minerva, se fosse stata scelta vincitrice, che sarebbe stato il più forte e più sapiente dei mortali in ogni cosa; Venere, invece, promise di dargli l’unione coniugale con Elena figlia di Tindaro, la più bella di tutte le donne. Paride in seguito preferì questo dono a quelli precedenti e giudicò che Venere fosse la più bella; per questo Giunone e Minerva furono infauste ai Troiani. Alessandro, su istigazione di Venere, all’ospite Menelao portò via da Sparta edebbe in unione coniugale Elena e con lei due ancelle Etra e Tisadia, una volta regine, che Castore e Polluce le avevano dato come prigioniere. (by Geppetto)