Eteocle e Polinice figli di Edipo si contendono il regno di Tebe - LA TRADUZIONE versione latino Igi
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Oedipus, Thebarum rex, postquam vidit se scelera nefaria facisse, ex veste matris fibulas detraxit et se luminibus privavit, regnumque filiis suis, Eteocli et Polynici, alternis annis tradidit et a Thebis, Antigona filia duce, profugit. Polynices Oedipodis filius anno peracto regnum ab Eteoclee fratre repetit; sed ille regnum non tradidit. Itaque Polynices Adrasto rege adiuvante cum septem ductoribus Thebas oppugnatum venit. Ibi Capaneus, quod contra Iovis voluntatem Thebas se capturum esse dicebat, cum murum ascenderet, fulmine est percussus, Amphiaraus terra est devoratus; Eteocles et Polynices inter se pugnantes alius alium interfecerunt. Ceteri cum Thebas oppugnarent et Thebani rebus suis diffiderent, Tiresias augur praemonuit, si ex dracontea progenie aliquis interiisset, oppidum ea clade liberari. Menoeceus, Oedipodis avus paterque Iocastae, Thebarum reginae, cum vidit se unum civium salutem posse redimere, muro se praecipitavit : tunc Thebani vicerunt.
Edipo, re di Tebe, quando seppe di aver commesso delitti nefandi, prese una fìbia dalla veste della madre e si privò degli occhi, trasmise il regno ai suoi figli, Eteocle e Polinice, perché si alternassero nel regno ad anni alterni e fuggì da Tebe, guidato dalla figlia Antigone. Polinice, figlio di Edipo, passato un anno, riconsegnò il regno al fratello; ma quello non riconsegnò il regno. E così Polinice con l'aiuto del re Adrasto arrivò per assediare Tebe con sette generali. Ivi Capaneo, che contro la volontà di Giove diceva che avrebbe preso Tebe, quando scalò le mura fu colpito da un fulmine, Amfiarao fu inghiottito dalla terra; Eteocle e Polinice, combattendo fra di loro si uccisero l'un l'altro. Gli altri, mentre assediavano Tebe ed i Tebani avevano timori sulla loro sorte, l'indovino Tiresia previde che se moriva qualcuno che discendeva da una progenie di serpenti, la città sarebbe stata liberata da quel disastro. Meneco, nonno di Edipo e padre di Giocasta, regina di Tebe, quando comprese che solo lui poteva assicurare la salvezza dei concittadini, si gettò dalle mura: allora i Tebani vinsero.
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Testo latino: Pluto, Inferorum deus, Proserpiman, Iovis, et Cereris filiam, valde cupiebat; qua re in coniugium a patre Iove eam petivit. Dubitationes multae erant Iovi, quod nuptiae certe Cereri haud placerent, quia semper in Tartari tenebris filiam amatam Pluto haberet. Iuppiter igitur Plutonem ad virginis raptum incitabit. Itaque, dum Proserpina in monte Aetna cum Venere et Diana et Minerva flores legit, Pluto quadrigis venit et in Tartareas umbras ducturus puellam rapuit. Proserpina quoque postea Plutonem adamavit, sed Ceres mater magno dolore affecta est, quoniam filiam invenire non valebat, etsi eam die noctque ubicunque in terris quaerebat. Tum demum, postquam Iovem, omnium deum huminumque patrem, diu supplicaverat, impetravit hoc: filia dimidiam anni partem in terris cum matre, dimidiam partem sub terris cum Plutone vivet. Ita anni tempora originem habuerunt.
Traduzione italiana: Il dio degli Inferi, Plutone, desiderava ardentemente Proserpina, figlia di Giove e di Cerere; per questo la chiese in moglie al padre Giove (che era comunque fratello di Plutone). Giove aveva molti dubbi, perché le nozze certamente non sarebbero piaciute a Cerere, perché Plutone avrebbe tenuto sempre nelle tenebre del Tartaro l'amata figlia. Giove quindi esortò Plutone a rapire la fanciulla. E così mentre Proserpina coglie fiori sul monte Etna insieme a Venere e Diana e Minerva, Plutone arriva su di una quadriga e rapisce la ragazza per portarla nelle ombre del Tartaro. Anche Proserpina poi amò molto Plutone, ma la madre Cerere fu colpita da un grande dolore, perché non era capace di ritrovare la figlia, benché la cercasse giorno e notte dappertutto sulla terra. Ma alla fine, dopo che aveva a lungo scongiurato Giove, padre di tutti gli dei e degli uomini, ottenne questo: la figlia vivrà per metà dell'anno sulla terra con la madre, per l'altra metà sottoterra con Plutone. E così ebbero origine le stagioni dell'anno.
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Lycurgus, Dryantis filius, Liberum de regno fugavit; nam Lycurgus olim dixerat: "Libere tu non es deus", sed vinum bibit et ebrius feminam violavit, tunc vites excidit, quod eis malum medicamentum erat; nam virorum animos ingeniaque immutabant. Quia ei insania a Libero obiecta est, Lycurgus sponsam suam et filium interfecit; eum Liber pantheris obiecit in Rhodope, loco valde edito Thraciae: nam Libero Thraciae imperium erat.
Licurgo, figlio di Driante, mise in fuga Libero dal regno; infatti Licurgo aveva detto un giorno: “O Libero tu non sei un dio”, ma bevve vino e ubriaco molestò una donna e quindi estirpò le viti; infatti l'aveva riteneva un’erba malvagia; infatti trasformava gli animi e le indoli degli uomini. Da Libero gli veniva causata la follia e Licurgo uccise la sua sposa e il figlio; Libero lo gettò alle pantere nel Rodope, luogo molto elevato della Tracia: infatti Libero aveva detenuto il comando della Tracia.
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Lycurgus Dryantis filius Liberum de regno fugat; Nam Lycurgus olim dicebat: "Libere, tu non es deus", sed vinum bibebat et ebrius feminam violabat, tunc vites excidebat, nam malum medicamentum putabat; nam virorum animos ingeniaque immutabant. Ei insania a Libero obiciebatur, sed Lycurgus sponsam suam et filiuym interficit; eum Liber pantheris obicit in Rhodope, loco valde edito Thraciae: nam Liberus Thraciae imperium tenebat
Licurgo, figlio di Driante, mette in fuga Libero dal regno; infatti Licurgo diceva un giorno: “O Libero tu non sei un dio”, ma beveva vino e ubriaco molestava una donna e quindi estirpava le viti; infatti la riteneva un’erba malvagia; infatti trasformava gli animi e le indoli degli uomini. Da Libero gli veniva causata la follia e Licurgo uccide la sua sposa e il figlio; Libero lo getta alle pantere nel Rodope, luogo molto elevato della Tracia: infatti Libero deteneva il comando della Tracia.
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Inizio: Laio Labdaci filio ab Apolline erat responsum ut caveret de filii sui manu mortem. ... Fine: Oedipus iratus inscius patrem suum de curru detraxit et occidit.
A Laio, figlio di Labdaco, era stato vaticinato da Apollo di evitare la morte per mano di suo figlio. E così sua moglie Giocasta, figlia di Meneceo, dopo aver partorito, ordinò che fosse abbandonato. Peribea, moglie del re Polibo, mentre lavava una veste al mare, lo raccolse abbandonato. Con l’assenso di Polibo, poiché erano senza prole, lo allevarano come fosse loro e poiché aveva i piedi trapassati lo chiamarono Edipo. Quando Edipo, figlio di Laio e Giocasta, giunse alla pubertà, era il più forte fra gli altri e i coetanei gli rinfacciavano, per invidia, che lui era figlio illegittimo di Polibo, per il fatto che Polibo era tanto mite e lui invece sfrontato; cosa che Edipo si accorse non falsamente essere a lui rinfacciata. E così si recò a Delfi per informarsi sui suoi genitori. Nel frattempo a Laio, per mezzo di prodigi, si rivelava che la morte gli si avvicinava per mano del figlio. Mentre egli si recava a Delfi, gli si fece incontro Edipo, che trascurò, quando le guardie del corpo gli ordinarono di cedere il passo al re. Il re fece avanzare i cavalli e calpestò il piede di lui con una ruota. Edipo adirato, ignaro, tirò suo padre giù dal carro e lo uccise.