- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Catone
- Visite: 2
Avaritiam omnia vitia habere putabant. Sumptuosus cupidus elegans vitiosus inritus qui habebatur, is haud laudabatur.
..... Item homines exercendo videmus conteri; si nihil exerceas, inertia atque torpedo plus detrimenti facit quam exercitio
Reputavano che l'avidità avesse tutti i vizi. Colui che era ritenuto prodigo, avido, elegante, affettato, lussurioso, vanesio, non veniva lodato. Era consuetudine vestirsi decorosamente nel foro, in casa quanto era sufficiente. Compravano a caro prezzo più i cavalli che i cuochi. Non c'era riguardo per l'arte poetica. Se qualcuno si dedicava a questa cosa o si applicava ai banchetti, era definito un parassita. Infatti la vita umana è quasi come il ferro. Se lo usi, si consuma; se non lo usi, tuttavia la ruggine lo rovina. Allo stesso modo osserviamo che gli uomini, lavorando, si consumano; se non fai niente, l'inerzia e il torpore fanno più danno del lavoro.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Catone
- Visite: 3
Pater familias, ubi ad villam venit, ubi larem familiarem salutavit, fundum eodem die, si potest, circumeat; si non eodem die, at postridie. Ubi cognovit, quo modo fundus cultus siet, opera quaeque facta infectaque sient, postridie eius diei vilicum vocet, roget quid operis siet factum, quid restet, satisne temperi opera sient confecta, possitne quae reliqua sient conficere, et quid factum vini, frumenti aliarumque rerum omnium. Ubi ea cognovit, rationem inire oportet operarum, dierum. Si ei opus non apparet, dicit vilicus sedulo se fecisse, servos non valuisse, tempestates malas fuisse, servos aufugisse, opus publicum effecisse. Ubi eas aliasque causas multas dixit, ad rationem operum operarumque vilicum revoca. Cum tempestates pluviae fuerint, quae opera per imbrem fieri potuerint: dolia lavari, picari, villam purgari, frumentum transferri, stercus foras efferri, stercilinum fieri, semen purgari, funes sarciri, novos fieri, centones, cuculiones familiam oportuisse sibi sarcire; per ferias potuisse fossas veteres tergeri, viam publicam muniri, vepres recidi, hortum fodiri, pratum purgari, virgas vinciri, spinas runcari, expinsi far, munditias fieri; cum servi aegrotarint, cibaria tanta dari non oportuisse
Il capofamiglia non appena è giunto alla fattoria, non appena ha reso devoto omaggio al lare domestico, faccia un giro attorno al fondo il giorno stesso, se è possibile; se non il giorno stesso, almeno quello successivo. Non appena ha saputo in che modo il fondo sia coltivato, quali siano i lavori eseguiti e quelli ancora da fare, chiami il fattore il giorno successivo, a quello chieda quali lavori siano stati fatti, che cosa rimanga, se quelli compiuto siano stati realizzati a tempo debito, se possa portare a termine i lavori rimasti e quale sia stata la produzione di vino, frumenti e di tutti gli altri beni. Non appena sa quelle cose, è opportuno che faccia il calcolo dei lavori e dei giorni. Se non gli sembra soddisfacente il risultato del lavoro, il fattore dice di aver agito diligentemente, che i servi sono stati ammalati, che ci sono state delle cattive tempeste, che dei servi sono fuggiti, che ha dovuto eseguire delle corvées pubbliche, ma quando ha detto quelle e molte altre scuse, invita il fattore al conto delle opere e degli operai. potuti svolgere nei periodi di pioggia: lavare le botti e coprirle di pece, ripulire la casa del padrone, sistemare il frumento, portare fuori il letame e metterlo nella letamaia, selezionare le sementi, riparare le corde e farne di nuove, ordinare ai servi di ripararsi i giacigli e i vestiti. Nei giorni festivi, si potevano ripulire i vecchi fossati, sistemare la strada, tagliare le erbacce, lavorare l’orto, ripulire il prato, fare fascine, eliminare gli spini, macinare il farro, pulire il fondo. Ai servi ammalati non occorreva dare tanto cibo.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Catone
- Visite: 2
la fattoressa ideale
versione latino traduzione dal libro
Lingua Magistra vol. 1 pagina 117 numero 39
Vilicae officia multa sunt. Bona enim vilica luxuriosa non erit. Vicinas vel amicas suas in villa ...
I doveri della contadina sono molti. Una buona contadina non sarà infatti dissoluta. Non accoglierà nella villa le vicine o le sue amiche, né passeggerà fuori della villa, né cenerà fuori. Non farà cerimonie sacre senza l’autorizzazione della padrona. Sarà sempre pulita: conserverà la sua villa ordinata e pulita. Pregherà spesso gli dei in favore della prosperità di tutta la famiglia. Coltiverà e amerà sempre il contadino suo marito. Compirà a dovere i lavori. Avrà molte galline, conserverà diligentemente nella cella vinaria uve e mosto cotto (sapa). I cibi della famiglia saranno preparati dalla contadina e buona farina di frumento sarà prodotta nel mulino dai servi e dalle ancelle.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Catone
- Visite: 3
Vilicae quae sunt officia curato faciat; si eam tibi dederit dominus uxorem, esto contentus; ea te metuat facito; ne nimium luxuriosa siet; vicinas aliasque mulieres quam minimum utatur neve domum neve ad sese recipiat; ad coenam ne quo eat neve ambulatrix siet; rem divinam ni faciat neve mandet qui pro ea faciat iniussu domini aut dominae: scito dominum pro tota familia rem divinam facere. Munda siet: villam conversam mundeque habeat; focum purum circumversum cotidie, priusquam cubitum eat, habeat. Kal. , Idibus, Nonis, festus dies cum erit, coronam in focum indat, per eosdemque dies lari familiari pro copia supplicet. Cibum tibi et familiae curet uti coctum habeat. Gallinas multas et ova uti habeat. Pira arida, sorba, ficos, uvas passas, sorba in sapa et piras et uvas in doliis et mala struthea, uvas in vinaciis et in urceis in terra obrutas et nuces Praenestinas recentes in urceo in terra obrutas habeat. Mala Scantiana in doliis et alia quae condi solent et silvatica, haec omnia quotannis diligenter uti condita habeat. Farinam bonam et far suptile sciat facere.
Faccia ben attenzione a quelli che sono i compiti della moglie del fattore: se te l'ha data in moglie il padrone, sii contento di lei e fà in modo che ti tema. Perchè non si lasci attrarre troppo da lusinghe, abbia meno rapporti possibile con le altre donne che sono vicine e non le faccia entrare in casa o le faccia stare accanto a lei. Non vada a cena fuori, né abbia l'abitudine di passeggiare. Non compia lei stessa riti religiosi, né tramite altre persone senza l'ordine del padrone o della padrona: sappia che a pensare agli dei per tutti è il padrone. Sia pulita e tenga la casa in ordine e pulita: badi a rassettare il focolare, prima di andare a dormire. Alle Kalende, alle Idi, alle None, quando ci sarà un giorno di festa getti una corona sul fuoco e, nei medesimi giorni, preghi il Lare Familiare perché dia abbondanza. Abbia cura di preparare del cibo cotto per te e per gli schiavi. Abbia molte galline, uova, pere essiccate, sorbe, fichi e uva passita. Sappia fare la farina di buona qualità e il farro sottile.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Catone
- Visite: 2
Doveri di una fattoressa versione latino Catone
Vilica ne nimium luxuriosa sit. Vicinas aliasque mulieres quam minimum utatur neve domum ....
Una fattoressa non sia troppo sregolata. Approfitti il meno possibile delle vicine e delle altre donne e non le riceva a casa o a sè. non vada a cena fuori e non sia girellona. non compia riti divini e non incarichi qualcuno di farlo per lei senza l'ordine del padrone o della padrona: sappi infatti che è il padrone a compiere questi riti divini per tutta la famiglia. sia pulita: mantenga la fattoria pulita e in ordine: tenga il fuoco pulito e scopato quotidianamente prima di andare a dormire. alle calende alle idi e alle none, quando sarà giorno di festa, ponga una corona sulla porta di casa (lett. nel fuoco), faccia in quei medesimi giorni sacrifici al lare familiare per la ricchezza. prepari cibo per te e per la famiglia avendolo cotto. sia concesso avere molte galline e uova. abbia pere secche, sorbe, fichi, uve passe, sorbe in mosto e pere e uve in botti e mele cotogne, uve in vinacce e in brocche nascoste in terra e noci di preneste fresche in brocche nascoste in terra. abbia mele in botti e altri cibi che sono soliti essere messi in serbo e cibi selvatici da mettere diligentemente in serbo ogni anno. sappia fare farina buona e farro sottile.