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Ab antiquis Romanis multa funesta prodigia observabantur. Saepe mira portenta Italiae incolas terrebant, et victorias aut adversam fortunam nuntiabant. Olim in villa Liviae, severae matronae, magno sono terra tota intremuit: simul multa pulchra aedificia fulmine percutiebantur, et insidiis Germanorum copiae Romanae graviter vincebantur. Infausta praesagia saepe deorum proposita hominibus indicabant. Pavidi homines magna cum diligentia naturae signa observabant: tonitrua, terrae motus pluviam sanguinis aut lacrimarum. Romanis haruspicina valida ars erat, quae ab Etruscis colebatur: haruspices hostiarum exta inspiciebant et praenuntiabant futura. Etiam augures in locis editis explorabant volatum avium, itaque responsa edebantur.
Molti prodigi funesti venivano osservati dagli antichi romani. Spesso presagi straordinari atterrivano gli abitanti dell'Italia e annunciavano vittorie o avversità. Un giorno nella casa di campagna di Livia, matrona austera, tutta la terra tremò con grande rumore: nel contempo molti begli edifici venivano colpiti dal fulmine, e le truppe romane erano pesantemente sconfitte dalle imboscate dei Germani. Spesso inquietanti presagi indicavano agli uomini i progetti degli dei. Gli uomini atterriti osservavano con grande attenzione i segnali della natura: i tuoni, i terremoti, la pioggia di sangue o di lacrime. L'arte della divinazione, la quale era praticata dagli Etruschi, era per i Romani degna di autorevolezza: gli aruspici osservavano attentamente le viscere delle vittime sacrificali e preannunciavano il futuro. Anche gli auguri in luoghi elevati esploravano il volo degli uccelli e così venivano resi noti i responsi.
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Ab antiquis romanis multa funesta prodigia videbantur saepe mira portenta italia incolas terrebant eu multi prodigia de victoriis adversaque fortuna nuntiebant. Aliquando arma telaque e terra videbantur ad caelum ascendere. Pansa reliquebat suarum copiarum signa ad Romae praesidium sed signa multis spissique araneis vestibantur. In castris caesaris in edito fastigio praetorii super linteum considebat aquila inde cum multis bestiis excitabatur et avolabat. Sub Appennino in villa Liviae dominae Caesaris familiae, magno sono terra intremuit. Caesaris pulchrorum hortorum aedificia ad portam Collinam de caelo tangebantur; postea, insidiis Germanorum Romani cum sociis circumveniebantur et graviter profligabantur. In Germania in castris Drusi examen apium in tabernacu. lo Hostilii Rufi, praeficti castrorum, consedit; postea, Romanorum copiae per insidias subigebantu
Versione da nova lexis 13 pag. 89
Molti prodigi funesti venivano visti dagli antichi Romani; spesso straordinari presagi atterrivano gli abitanti dell'Italia e molti prodigi annunciavano riguardo le vittorie e l'avversa fortuna. Talvolta le armi e le frecce dalla terra sembravano salire al cielo. Pansa abbandonava le insegne delle sue truppe per la difesa di Roma, ma le insegne erano ricorperte da molte e fitte ragnatele. Nell'accampamento di Cesare sull'alto tetto del pretorio, un'aquila si adagiava sopra un drappo, da qui veniva cacciata e volava via con molte altre bestie. Sotto l'Appennino, nella villa di Livia, signora della famiglia di Cesare, la terra tremò con grande rumore. In Germania negli accampamenti di Druso uno sciame di api si stabilì nella tenda di Ostilio Rufo, prefetto degli accampamenti, dopo, le milizie dei ROmani, attraverso le insidie venivano sottomesse.
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Tiberius Gracchus occisus est, plebis tribunus tristia nehlexit omina; cum in suis aedibus et in capitolio sacrificabat, dira portendebantur et dum(mentre)e domicilio suo discedit, sinistrum ad limen pedem offendit et decussit pollicem, et corvi fragmentum tegulae ante pedes eius proiecerunt ex stillicidio. in lacu romano lacte rivi manaverunt. lunae terra ingenti spatio in profundum descendit et mox de caverna lacum reddidit. ardeae terra pluit. minturnis lupus vigilem laniavit et inter tumultum effugit. romae bubo et alia avis ignota visa est. in aede iunonis Reginae, cum clausae erant per biduum valvae, infantis vox audita. scuta novo(fresco, recente) sanguine maculata sunt. puella quadrupes exstitit. in Agro Ferentino androgynus genitus est et in flumen deiectus. virgines tres novenae cecinerunt et urbem lustraverunt.
Prima dell'uccisione di Tiberio Gracco (lett. prima che Tiberio Gracco fu ucciso), come tribuno della plebe trascurò tutte le cose funeste; quando faceva sacrifici nella sua abitazione e sul Campidoglio, si preannunciavano cose terribili e mentre si allontanava da casa sua, colpì il piede sinistro sulla soglia e sbatté l'alluce, e dei corvi gettarono dal tetto un frammento di tegola davanti ai piedi di quello dopo una pioggerella. In un lago romano i corsi d'acqua grondarono di latte. A Luni la terra scese icon grande distanza in profondità e ben presto diede/fece un lago dalla cavità. Ad Ardea piovve terra. A Minturno un lupo sbranò una guardia e in mezzo alla confusione scappò. A Roma furono visti un gufo e un uccello sconosciuti. Nel tempio di Giunone Regina, quando le porte rimanevano chiuse per due giorni, si sentì la voce di un neonato. Gli scudi si macchiarono di sangue recente. Nacque una bambina con quattro piedi. Nell' Agro Ferentino fu generato un androgino e fu gettato in un fiume. tre gruppi di nove vergini cantarono e purificarono la città.
Versione da Nova Lexis Plus Pagina 42 Numero 28
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Octavius testamento Caesaris patris Brundisii se in Iuliam gentem adscivisse contendebat. Cumque hora diei tertia cum ingenti multitudine in Urbem intravit, tradunt solem puri ac sereni caeli orbe modico inclusum esse extremae lineae circulo, ut tenditur arcus in nubibus, et eum circumscripsisse. Omnibus constat, cum ludos Veneris Genetricis pro collegio fecit, stellam hora undecima crinitam sub septentrionis sidere apparuisse et convertisse omnium oculos. Sidus, quia ludis Veneris apparuit, divo Iulio insigne capitis consecrari placuit.
Ottaviano pretendeva di essersi inserito nella famiglia Giulia a Brindisi per testamento del padre Cesare. E quando entrò nella città nella terza ora del giorno con una folla smisurata raccontano che il sole sia stato racchiuso in un piccolo disco di cielo sereno e limpido, all'orizzonte, come l'arco è teso nelle nubi, e che lo avesse circoscritto. tutti sanno, che, quando fece i giochi di Venere Genitrice davanti all'assemblea una stella cometa nell'undicesima ora apparve sotto la costellazione del settentrione e fece girare gli occhi di tutti. Poichè apparve durante i giochi di Venere, piacque che la stella straordinaria del capo fosse consacrata al divino Giulio.
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Cum C. Octavius Romam pervenit, multa prodigia evenerunt. Tabulae aeneae ex aede Fidei turbine evulsae sunt, aedis opis valvae fractae, arbores radicitus et pleraque tecta eversa, fax caelo ad occidentem apparuit, stella per dies septem insignis arsit. Soles tres fulserunt, circaque solem imum corona spiceae similis in orbem emicuit, et postea sol in unum circulum redactus est et multis mensibus languida lux fuit.
In aede Castoris nominum litterae Antonii et Dolabellae consulum excussae sunt, itaque consulibus alienatio a patria significata est. Canum ululatus nocte ante domum auditi sunt; grex piscium in sicco reciproco maris fluxu relictus est. Padus inundavit et intra ripam ingentem viperarum vim reliquit. Postea, inter Caesarem et Antonium civilia bella fuerunt.
Quando Gaio Ottavio arrivò a Roma, accaddero molti prodigi. Tavole di bronzo furono trasportate via dal tempio della Fede da una tromba d’aria, furono sradicati (alberi) comparve nel cielo una fiaccola ad Occidente. Le porte del tempio di Opi furono distrutte, una stella arse osservabile per 7 giorni. 3 Soli splendettero i, e intorno al sole più basso divampò nel cerchio una corona simile ad una spiga, e poi il sole fu diretto su un’unica orbita e durante molti mesi la luce fu debole. Nel tempio di Castore le lettere dei nomi dei consoli Antonio e Dolabella furono scosse via, perciò per i consoli fu preannunciato l’allontanamento dalla patria. Di notte davanti a casa furono uditi ululati di cani. Un branco di pesci fu lasciato al secco da un flusso di mare reciproco. Il po straripò e dentro la riva lasciò una grande quantità di vipere. Poi, fra Cesare e Antonio ci furono le guerre civili.