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Ώς δέ μή υπό λιμου άγαν αὖ πιέζοιντο, ... ...Κἀκεῖνοι οὖν τούς αλισκομένος ὡς κακῶς κλέπτοντας τιμωρουνται
Traduzione libera
Perché non fossero oppressi (πῐέζω) troppo dalla fame, non stabiliva per loro di prendere senza impedimenti ciò di cui avessero bisogno lasciò comunque la possibilità di rubare qualcosa per combattere il desiderio di mangiare. Io ritengo che tutti capiscano che, se egli permise loro di trovarsi da soli la strada per sfamarsi, non fu perché non avesse cibo da offrire; è chiaro invece che chi vuole compiere un furto deve star sveglio di notte, tessere inganni e tendere insidie di giorno, e che per procacciarsi qualcosa a questo modo bisogna predisporre persone che sorveglino il luogo del furto. E manifesto che egli educò i ragazzi a fare tutte queste cose così con l'intento di renderli più ingegnosi nel procurarsi i viveri e più adatti alla guerra.
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Inizio: Γίνονται δέ ἐκ Πύρρας Δευκαλìωνι παιδες Fine: θυγατερας δε πεντε, Καυακην Αλκυονην Πεισιδικην Καλυκην Περιμηδην.
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Serse espone il suo ambizioso progetto
versione greco Erodoto Traduzione libro Kosmos
versione numero 383 Pagina 425
TRADUZIONE
Perciò ora vi riunii, per comuncarvi ciò che penso di fare. Dopo aver sottomesso l'Ellesponto sto per condurre l'esercito attraverso l'Europa contro la Grecia, affinché io mi vendichi sugli Ateniesi per quante cose hanno fatto ai Persiani e al padre mio. Vedeste anche allora che Dario desiderava vivamente fare una campagna militare contro questi uomini. Ma egli è morto e non gli fu possibile vendicarsi. Io per quello e per gli altri Persiani non smetterò prima di aver preso e incendiato Atene, quelli iniziarono a fare ingiustizie a me e al padre mio. Prima essendo andati a Sardi con Aistagora di Mileto, nostro schiavo, dopo essere giunti bruciarono i boschi e anche i templi. Poi quali cose ci fecero dopo che eravamo giunti nella loro patria, quando Dati e Artaferne comandavano, voi tutti forse le sapete
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RITRATTO DI PITAGORA
VERSIONE DI GRECO di Diogene Laerzio
TRADUZIONE dal libro Kosmos - pag. 160 n. 122
TRADUZIONE
Si recò dunque in Egitto, quando Policrate lo raccomandò ad Amasi tramite una lettera, e imparò la loro lingua, secondo ciò che dice Antifone nel poema su colore che primeggiano in virtù; e andò presso Caldei e Magi. In seguito visitò con Epimenide la spelonca sul onte Ida a Creta e i santuari in Egitto, e imparò le cose riguardo agli dei nei luoghi proibiti. Poi risalì verso Samo, ma trovando la patria tiranneggiata da Policrate, salpò alla volta di Crotone d’Italia, e laggiù stabilì le leggi per gli Italici e fu apprezzato dai discepoli, che pur essendo circa trecento, in pochissimi si occupavano della politica, come se il potere fosse aristocratico.
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LA DISTRUZIONE DELLA CITTA' DI TROIA
VERSIONE DI GRECO di Apollodoro
TRADUZIONE dal libro Kosmos
INIZIO: Ὡς δε εγενετο νυξ κἀι πἀντἀς υπνος κἀτειχεν, οι Ελληνες
ἀπο Τενεδου προσεπλον, ...
TRADUZIONE
Quando fu notte e tutti dormivano, gli Elleni ritornarono da Tenedo, e Sinone fece i segnali di fuoco dal luogo della tomba di Achille. Elena intanto, avvicinatasi al cavallo, chiamava per nome i capitani elleni imitando la voce delle loro spose. Anticlo stava per rispondere, ma Odisseo gli chiuse la bocca. Quando ritennero che i nemici ormai fossero addormentati, aprirono il cavallo e uscirono con le armi in pugno. Il primo, Echione figlio di Porteo, cadde e si uccise, gli altri invece scesero con una corda, arrivarono alle mura, aprirono la porta e fecero entrare i loro compagni tornati da Tenedo. Attraversarono la città in armi, entrarono nelle case e uccisero i nemici nel sonno. Neottolemo uccise Priamo, che si era rifugiato presso l'altare di Zeus Erceo; Glauco, il figlio di Antenore, fu riconosciuto da Odisseo e Menelao mentre cercava di fuggire a casa, e fu salvato proprio dal loro intervento in armi. Enea prese sulle spalle il padre Anchise e fuggì, e gli Elleni lo lasciarono andare, perché conoscevano la sua devozione. Menelao uccise Deifobo e portò Elena alle navi; Demofonte e Acamante, i figli di Teseo (giunti anch'essi a Troia in un secondo momento), portarono via Etra, la madre dell'eroe. Aiace il Locrese vide Cassandra abbracciata all'immagine di Atena, e la violentò: per questo, da allora, l'immagine ha gli occhi rivolti al cielo. Dopo aver ucciso i Troiani, diedero fuoco alla città e si divisero il bottino. Fecero un sacrificio a tutti gli Dèi, gettarono dalle mura il piccolo Astianatte, e sgozzarono Polissena sulla tomba di Achille. Agamennone prese Cassandra, Neottolemo Andromaca, e Odisseo Ecuba. Altri invece raccontano che Ecuba fu presa da Eleno, che la portò nel Chersoneso; Ecuba si trasformò in cagna ed Eleno la seppellì nel luogo che adesso si chiama «Tomba della Cagna». Laodice, la più bella delle figlie di Priamo, davanti agli occhi di tutti fu inghiottita da una voragine della terra. Quando poi, dopo aver saccheggiato la città, si preparavano a salpare da Troia.