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Unus ex legatis, Vibius Virrius, tempus venisse ait quo Campani non agrum solum ab Romanis quondam per iniuriam...
Uno dei legati, Vibio Virrio, disse che sarebbe giunto un tempo in cui i Campani non soltanto avrebbero potuto recuperare il campo che una volta era stato sottratto dai Romani mediante un'ingiuria, ma avrebbero anche potuto impadronirsi dell'impero d'Italia. Avrebbero potuto infatti stipulare un patto con Annibale, con le leggi che avrebbero voluto. (by Maria D.)
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Helvetii legatos ad Caesarcm mittunt; cuius legationis Divico princeps fuit, qui bello Cassiano dux Helvetiorum fuerat. Is ita cum Caesare egit: si pacem populus Romanus cum Helvetiis faciet. in eam pattern ituros atque ibi futures Helvetios, ubi eos Caesar constituisset atque esse voluisset; sin bello persequi perseveraret, reminisceretur et veteris incommodi populi Romani et pristinae virtutis Helvetiorum. Quod improviso unum pagum adortus esset, cum ii, qui flumen transissent, suis auxilium ferre non possent, ne ob eam rem aut suae magnoperc virtuti tribucrct aut ipsos despiceret. Se ita a patribus maioribusque didicisse, ut magis virtute quam dolo contenderent aut insidiis niterentur. Quare ne committeret, ut is locus, ubi constitissent, ex calamitate populi Romani et internecione exercitus nomen caperet aut memoriam proderet.
I legati degli Elvezi inviano ambasciatori a Cesare della cui delegazione fu capo Divicone che era stato Condottiero degli Elvezi durante la guerra contro Cassio. Egli così trattò con Cesare, se il popolo romano farà pace con gli Elvezi, questi sarebbero andati nella zona dove Cesare li avesse stabiliti e desiderati e lì sarebbero rimasti. Se invece avesse continuato a perseguitarli con la guerra, si sarebbe ricordato sia del precedente inconveniente del popolo romano sia dell'antico coraggio degli Elvezi. Poichè aveva assalito all'improvviso un villaggio quando quelli che avevano attraversato il fiume non potevano più portare aiuto ai loro, non doveva considerare molto questa cosa o grandemente la propria virtù o disprezzarli. Se dai genitori e dagli antenati essi avevano imparato così, a combattere più con la virtù che fare affidamento sull'inganno o le trappole. Perciò, non permettesse che il luogo dove si erano fermati prendesse il nome o se ne tramandasse la memoria dalla sconfitta del popolo Romano e dal massacro dell'esercito.
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Cesare richiamò dagli accampamenti invernali tre legioni che svernavano attorno ad Aquileia e per dove la marcia verso la Gallia transalpina era più vicina attraverso le Alpi decide di andare con queste (legioni). Qui i Neutroni, i Graioceli ed i Caturigi, occupati i luoghi superiori, tentano di bloccare l’esercito durante la marcia. Sconfitti costoro con parecchi combattimenti, da Ocelo, che è l’estremità della provincia cisalpina, giunge nei territori dei Voconzi della provincia transalpina al settimo giorno; di lì nei territori degli Allobrogi, dagli Allobrogi guida l’esercito tra i Segusiavi. Questi sono i primi fuori della provincia al di là del Rodano.
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interitus quasi discessus et secretio ac diremptus earum partium, quae ante interitum iunctione aliqua tenebantur. His et talibus rationibus adductus Socrates nec patronum quaesivit ad iudicium capitis nec iudicibus supplex fuit adhibuitque liberam contumaciam a magnitudine animi ductam, non a superbia, et supremo vitae die de hoc ipso multa disseruit et paucis ante diebus, cum facile posset educi e custodia, noluit, et tum, paene in manu iam mortiferum illud tenens poculum, locutus ita est, ut non ad mortem trudi, verum in caelum videretur escendere. Ita enim censebat itaque disseruit, duas esse uias duplicesque cursus animorum e corpore excedentium: nam qui se humanis uitiis contaminauissent et se totos libidinibus dedissent, quibus caecati uel domesticis uitiis atque flagitiis se inquinauissent uel, re publica uiolanda, fraudes inexpiabiles concepissent, iis deuium quoddam iter esse, seclusum a concilio deorum;
La morte infatti altro non è che il distacco, la dissociazione, la separazione di quelle parti, che prima di esse erano tenute (assieme) da una specie di forza di coesione. Socrate indotto da queste e (altre) simili ragioni né chiese in difensore per il giudizio di morte né fu supplice verso i giudici e tenne un contegno fiero derivante dalla grandezza d'animo, non dalla superbia, e nell'ultimo giorno di vita ragionò molto su questo stesso; e pochi giorni prima allorchè poteva facilmente esser tratto di prigione, non volle; e quasi sul punto di recarsi alle labbra la tazza fatale, parlo non come un condannato a morte ma come uno che stava per salire al cielo. Egli pensava e lo disse allora, che due sono le vie, due le direzioni che può prendere l'anima quando esce dal corpo. Per le anime che si sono macchiate dei vizi comuni degli uomini e si sono abbandonate alle passioni, lasciandosene accecare ed infangando perciò la loro vita privata di colpe scandalose o rendendosi responsabili di delitti che non ammettono perdono ai danni dello stato, esiste una strada diversa da quella principale, una strada che non porta al cielo