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Multi auditorum eius utriusque sexus in philosophia floruerunt. Patrimonium in hortulos ...... utilitatem hominum vivendique et intellegendi ac loquendi rationem extulerit, hinc ordiemur.
Molti dei suoi discepoli, uomini e donne, finirono per eccellere nella filosofia. Lasciò il suo patrimonio in un orticello, che era stato annesso all'Accademia, oltre che nelle mani di due suoi assistenti e dentro una tazza con cui offriva libagioni agli dèi; infine, quel poco d'oro che indossava da ragazzo sotto forma di orecchino, come segno distintivo di nobiltà. D'altra parte, alcuni criticano con malizia i suoi tre viaggi in Sicilia, esprimendo al riguardo opinioni contrastanti. Ma egli, secondo verità storica, la prima volta partì per studiare il fenomeno naturale dell'Etna e per assistere allo spettacolo di fuoco di quel vulcano; la seconda, su richiesta del tiranno Dionigi, per fornire una consulenza ai Siracusani e per apprendere le leggi municipali di quel territorio; il suo terzo viaggio servì a riportare in patria l'esule Dione, dopo averne ottenuto il perdono da Dionigi. Da questo punto in poi, invece, cominceremo a trattare quali pensieri - che in greco si possono chiamare "dogmata". Platone ha espresso a beneficio del genere umano, e in relazione a come vivere, a come studiare il mondo, a come parlare.
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Iam fama formosae puellae proximas civitates et attiguas regionem pervaserat. Opinio erat quandam deam, quam caeruleum pelagus peperit,inter hominesesse Ex insulis provinciisque multi mortalium, alii longis itineribus, aliiper altissimum mare confluebant ut spectarent illum prodigium singularis pulchritudinis; itaque nemo ad Veneris templa iter intedebat, nemo ulla sacra faciebat ac simulacra deae coronabat, sed puella victmis et floribus honorabatur. Haec translatio caelestium honorum ad cultum puellae mortalis vehementer incendit animum Veneris,quae Amorem, puerm suum, ad se advocavit. Fremens indignatione incitat illum puerum pinnatum temerariumque, ut sua sagitta ingenuam puellam sauciet adeo ut virgo flagret amore decoris sui percipiebat: spectabatur ab omnibus ,laudabatur ab omnibus, nec quisquam, non rex,non regius vir eam uxorem petebat et oppressa solitudine sua deflebat.
Leggi tutto: La bellissima Psiche e l'ira della dea - versione latino Apuleio
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Septem vero deorum nominibus inlustres, totidem orbibus adfixae sunt et gradatim sibimet superlatae, ut superior inferiore sit maior, ac vicissim mutuis adhaesionibus nexae conplexu illius orbis, qui inerrabilis dicitur, continentur. Hic Phaenonis globus, quem appellamus Saturnum; post quem Phaethontis secundus est, quem Iovem dicimus: et loco tertio Pyrois, quam multi Herculis, plures Martis stellam vocant. Stilbon, cui quidam Apollinis, ceteri Mercuri nomen dederunt. Quintus Phosphorus, Iunonia, immo Veneris stella censetur. Deinde lolis est orbis et ultima omnium luna, altitudinis aetheriae principia disterminans, quae divinas et inmortales vivacitates ignium pascens, ordinatis ac semper aequalibus invectionibus solvitur atque reparatur.
LE STELLE FISSE VERSIONE LATINO APULEIO TRADUZIONE libro DE MUNDO DI APULEIO Versione da Modus vivendi
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Il risveglio di Amore e la punizione di Psiche versione di latino di Apuleio traduzione dal libro Nuovo comprendere e tradurre
Così si svegliò il dio bruciato, visto lo scempio del giuramento tradito, completamente dalle labbra e dalle mani della moglie, molto sfortunata, senza parole volò via, Ma Psiche prese la sua gamba destra e lo accompagnò attraverso le nuvole, finché stanza cadde abbandonata. E neppure il dio innamorato la abbandonò che giaceva sul terreno ma volò su un vicinissimo cipresso e dal quale l’alta cima commosso parlo: ”Io davvero, semplicissima Psiche, fui immemore degli ordini della mia madre Venere, che aveva comandato che, legata dalla cupidigia di un uomo misero e crudele fossi destinata un matrimonio umile; io sono volato da te piuttosto come amante. Ma ho fatto questo facilmente, lo so, e io il famoso arciere mi sono colpito con la mia freccia e ti ho resa mia moglie, perché evidentemente ti sembrassi una bestia e perché tu con un pugnale tagliassi la mia testa, la testa che porta questi occhi innamorati di te. Continuamente di avvertivo sempre di stare attenta a queste cose. Ma quelle senza dubbio le tue consigliere mi pagheranno presto il fio, di tanti cattivi insegnamenti, in verità tanto ti punirò con la mia fuga. E con questo discorso, avendo terminato, volò via.
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Tunc ego trepidans, adsiduo pulsu micanti corde, coronam, quae rosis amoenis intexta fulgurabat, avido ore susceptam cupidus promissi devoravi. Nec me fefellit caeleste promissum: protinus mihi delabitur deformis et ferina facies. Ac primo quidem squalens pilus defluit, ac dehinc cutis crassa tenuatur, venter obesus residet, pedum plantae per ungulas in digitos exeunt, manus non iam pedes sunt, sed in erecta porriguntur officia, cervix procera cohibetur, os et caput rutundatur, aures enormes repetunt pristinam parvitatem, dentes saxei redeunt ad humanam minutiem, et, quae me potissimum cruciabat ante, cauda nusquam! Populi mirantur, religiosi venerantur tam evidentem maximi numinis potentiam et consimilem nocturnis imaginibus magnificentiam et facilitatem reformationis, claraque et consona voce, caelo manus adtendentes, testantur tam inlustre deae beneficium.
Traduzione Io quindi trepidante, col cuore che pulsava forte, presa con l’avida bocca avida divorai la corona che riluceva intrecciata di bellissime rose, ,impaziente che la promessa si attuasse. La promessa celeste non mi deluse: immediatamente mi va via il (mio) brutto e animalesco aspetto. Per prima cosa cade l'irto pelo, poi la spessa (mia) pelle si assottiglia, il ventre obeso si dimagrisce, le piante dei piedi, attraverso gli zoccoli, si allungano in dita, le mani non sono più zampe, ma, rialzatesi, riprendono le loro funzioni, il lungo collo si accorcia, il viso e il capo si arrotondano, le enormi orecchie ritornano piccole come prima, i denti, simili a sassolini, riprendono dimensioni umane, e la coda che più diogni altra cosa mi dava fastidio prima, sparita. La folla rimane incantata, : i pii si inchinano davanti alla potenza così evidente della grandissima dea, alla grandiosità, rispondente al sogno notturno, ed alla naturalezza della metamorfosi, e a voce alta e in coro, innalzano le braccia al cielo, testimoniano il miracolo così straordinario della dea.