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«Poco dopo, quella santa donna, bisogna proprio dirlo, più unica che rara in quanto a fedeltà, e quanto mai apprezzabile per i suoi meriti, fece domanda di grazia all'imperatore implorando per suo marito un sollecito ritorno in patria e piena vendetta dell'aggressione. Insomma per farla breve l'imperatore decise di annientare la banda del brigante Emo e, detto fatto, la banda fu annientata. Tanto può un solo cenno di un grande sovrano.«Tutta la mia banda così fu attaccata, inseguita e massacrata da reparti di polizia a cavallo; soltanto io riuscii a fuggire salvandomi a stento; state a sentire come.«Indossai un vestito da donna tutto a fiori e a svolazzi, mi misi in testa un cappello di stoffa, ai piedi scarpe femminili bianche e leggere e così camuffato come uno dell'altro sesso, salii su un asinello che portava spighe di grano e potetti passare indisturbato proprio sotto il naso dei soldati che mi davano la caccia. Credendomi la moglie dell'asinaio, infatti, quelli mi lasciarono libero il passo, tanto più che le mie guance erano ancora senza peli e avevano il colore chiaro e fresco dell'adolescenza.«E però non smentii mai il mio valore e la gloria paterna, sebbene con tutte quelle spade consacrate a Marte c'era proprio da farsi venire la tremarella, ma protetto com'ero dall'inganno del travestimento, da solo, io mi detti ad assaltare villaggi e castelli tanto per raccapezzarci le spese del viaggio.» E slacciatisi i panni ne tirò fuori duemila monete d'oro: «Eccovi un piccolo omaggio, o meglio, il mio contributo volontario alla banda; anzi, se non avete nulla in contrario, mi offro vostro condottiero e state certi che in poco tempo questa vostra spelonca ve la trasformerò in un palazzo tutto d'oro.
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Invitata Psyche talium locorum oblectatione propius accessit et paulo fidentior intra limen sese facit, mox prolectante studio pulcherrimae visionis rimatur singula et altrinsecus aedium horrea sublimi fabrica perfecta magnisque congesta gazis conspicit. Nec est quicquam quod ibi non est. Sed praeter ceteram tantarum divitiarum admirationem hoc erat praecipue mirificum, quod nullo vinculo nullo claustro nullo custode totius orbis thensaurus ille muniebatur. Haec ei summa cum voluptate visenti offert sese vox quaedam corporis sui nuda et: "Quid, " inquit "domina, tantis obstupescis opibus? Tua sunt haec omnia. Prohinc cubiculo te refer et lectulo lassitudinem refove et ex arbitrio lavacrum pete. Nos, quarum voces accipis, tuae famulaesedulo tibi praeministrabimus nec corporis curatae tibi regales epulae morabuntur. "
«Attratta dall'incanto del luogo Psiche s'avanzò, poi fattasi coraggio varcò la soglia e, presa dalla curiosità di quella mirabile visione, si mise a osservare attentamente ogni cosa. Vide così, in un'altra ala del palazzo, loggiati dalla linea stupenda, pieni zeppi di tesori: c'era tutto quanto si potesse desiderare e immaginare. «Ma la cosa più straordinaria, più ancora di tutte quelle meraviglie, era che nessuna chiave, nessun cancello, nessun custode difendeva quelle ricchezze. «Mentre con sommo piacere ella contemplava tutto questo, sentì una voce misteriosa che le disse: 'Signora, perché stupisci di fronte a tanta ricchezza? Ciò che vedi è tuo. Entra in camera e lasciati andare sul letto e comanda per il bagno, come ti piace Queste voci sono quelle delle tue ancelle, pronte a servirti, e quando avrai terminato di prenderti cura della tua persona, non dovrai attendere per un pranzo regale. '
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Venus, pulchritudinis venustatisque dea, mater Cupidi fuit. Iuvenis divinus hominum et deorum corda occultis telis ad arbitrium vulnerabat et immodicas cupiditates movebat. Cupidus telis etiam matrem vulneravit; nam dea amore flagravit iuveni Adoni. Postea pulcher iuvenis in venatione e vita excessit apri acutis dentibus et Venus, dolore insana, amatum virum in florem convertit. Olim Cupidus amore pulchrae Psyches(genitivo di Psyche) matris Veneris invidiam suscitavit. Nocturno tempore deus amatam puellam in altis tenebris conveniebat sed Psyche sponsi os aspicere non debebat. Sed olim, curiositate, funali ad pulvinar suspexit et tandem Cupidi oris forman vidit. Amoris deus, ira insanus, puellam in perpetuum reliquit. Tum hominum deorumque pater, ad misericordiam pronus puellae magno dolore, Psychen sempiternam fecit.
Venere, dea della bellezza e della leggiadria, fu la madre di Cupido. Il giovane divino feriva i cuori degli uomini e degli déi con frecce invisibili e suscitava passion smoatei. Cupido colpì con le frecce anche la madre infatti la dea bruciò d' amore per il giovane Adone. Successivamente il bel giovane morì durante la caccia per i denti aguzzi di un cinghiale e Venere, pazza per il dolore, trasformò in un fiore l'uomo amato. Una giorno Cupido per l'amore della bella Psiche suscitò l'invidia della madre Venere. Notte tempo il dio incontrava la fanciulla amata nelle tenebre profonde ma Psiche non doveva guardare la bocca dello sposo. Ma una volta, per la curiosità, con un lume guardò verso il cuscino e finalmente vide la bellezza della bocca di Cupido. Il dio dell'amore, furioso d'ira, lasciò per sempre la fanciulla. Allora il padre degli uomini e degli dei, incline alla misericordia per il grande dolore della fanciulla, rese immortale Psiche.
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Iuppiter (Giove) iubet Mercurium deos omnes ad contionem protinus convocare et in regio solio sedens sic enuntiat: "Dei conscripti Musarum albo, omnes profecto scitis quod adolescentem istum manibus meis alui et educavi; nunc primae iuventutis caloratos impetus freno quodam coercendos esse existimavi. Tollenda est omnis occasio et luxuria puerilis nuptialibus pedicis alliganda. Puellam elegit: teneat, possideat, amplexus Pychen, semper suis amoribus perfruatur ...
Giove comanda a Mercurio di convocare tutti gli dei subito a un’assemblea e sedendo nel regale trono così riferisce: ”Dei che siete iscritti nell’albo delle Muse sapete tutti certamente che questo giovane con le mie mani ho nutrito e ho cresciuto adesso ho giudicato degli impeti ardenti della prima giovinezza in un certo senso devono essere trattenuti da una briglia. Deve essere tolta occasione e deve essere trattenuta la lussuria giovanile con dei vincoli matrimoniali. Ha scelto la ragazze che insista che la impadronisca abbracciato da Psiche che goda sempre dei suoi amori”. E a Venere: ”E tu, ”disse”figlia, non rattristarti e non temere per il tuo tanto nobile casato a causa del matrimonio umano. Già faremo le nozze non dispari ma legittime e corrispondenti alle leggi civili”e subito ordina che attraverso Mercurio venga rapita Psiche e che sia portata in cielo. Portò un bicchiere di ambrosia disse: ”Prendi Psiche e sarai immortale e mai ti separerai dal tuo compagno Cupido ma queste per voi saranno nozze perpetue”. Senza indugio subito fu preparato un pranzo nuziale. Giaceva sul posto d’onore il marito abbracciando al suo grembo Psiche. Così e con la sua Giunone Giove e poi in ordine tutti gli dei. Allora serviva a tavola Libero una coppa di nettare che è il vino degli dei, Vulcano cuoceva il pranzo; le Ore ornavano ogni cosa di rose e altri fiori; le Grazie spargevano oli, le Muse facevano risuonare canti. Allora Apollo cantò con l’accompagnamento della cetra, Venere al ritmo di una musica soave danzava in modo affascinante. Così secondo il rito Psiche passò sotto il potere di Cupido e nacque la loro figlia che fu chiamata Gioia.
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AMORE E PSICHE LA TERZA E LA QUARTA PROVA VERSIONE DI LATINO DI APULEIO nuovo comprendere e tradurre da pag 209 a pag 219
“Mi sembra che tu sia davvero una grande strega, che a questi miei ordini hai obbedito con impegno. Ma ora codesta cosa bimba mia, dovrai fare. Prendi questa cassettina”, e gliela diete; ”dirigiti avanti fino agli inferi e alla stessa casa di Plutone. Poi portando la cassettina a Proserpina: ”Da te Venere chiede”dirai”un po’ della tua bellezza. Infatti ciò che ha avuto, mentre curava il figlio malato, ha consumato e logorato tutto”.