- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Arché. e EX ARCHES - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Λεγεται δε Ρωμυλος τεσσαρα μεν ετη και πεντηκοντα γενονως, ογδοον δε βασιλευων εκεινο και τριακοστον... αυθις οικειν ουρανον, εκειθεν οντας.
Si dice che Romolo all’età di 54 anni, mentre regnava durante il trentottesimo, scomparve dagli uomini. Durante le none Giuliane, come allora erano chiamate, mentre ora sono dette Quintiliane.
Alcuni dicono che allora un uomo degli amici paterni, insigne per natura, fedele a Romolo, Giulio Procolo, giunto (παρέρχομαι) in piazza e giurando sui santi templi, disse (λέγω) davanti a tutti che Romolo si era mostrato sulla strada che lui percorreva venendo in senso opposto, bello a vedersi (ὁράω) e grande come mai prima, con armi splendenti ed ornato di fiamme e che diceva:
«Agli dei fui gradito, o Procolo, fra gli uomini questo è il tempo per noi e per la città che è stata fondata per il dominio e la grande gloria, per poi abitare il cielo che è oltre». (by Geppetto)
Altra proposta di traduzione
Si dice che Romolo all’età di cinquantaquattro anni, mentre regnava durante il trentottesimo, sia scomparso dagli uomini. Durante le none Giuliane, come allora erano chiamate, mentre ora sono dette Quintiliane. Alcuni dicono che allora un uomo degli amici paterni, insigne per nascita, fedele a Romolo, Giulio Proclo, mentre entrava nella piazza e giurando sui santissimi templi abbia detto a tutti, che mentre egli faceva la strada, Romolo comparve avvicinandosi dalla parte opposta, si vedeva bello e grande come mai prima, adornato con splendide e fulgenti armi e diceva «Agli dei sembrò giusto, o Procolo, che io fossi con gli uomini tanto tempo e che dopo aver fondato la città per dominio e grandissima fama, di abitare poi il cielo, per stare di là». (by Stuurm)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Arché. e EX ARCHES - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Ιασων και Μηδεια της Ιωλκου εκβαλλομενοι ηκον εις Κορινθον, και αταραχως διατελουσιν... δρακοντων πτερωτων αποδιδρασκει εις Αθηνας.
Giasone e Medea, fuggiti da Iolco, andavano a Corinto e tranquillamente vi passano la vita, ma Creonte, tiranno di Corinto, promette (ἐγγυάω) a Giasone la figlia Glauce e vuole mandare Medea in esilio da Corinto. Giasone, che la vuole sposare, ripudia Medea. Ella, dicendo di fare un dono alla ninfa, chiede di rimanere per un giorno. L’indomani manda alla futura sposa il castigo del (suo) successo, un mantello imbevuto di veleni che brucia le carni (σάρξ σαρκός, ἡ) di Glauce, malgrado l’aiuto di Creonte. Medea uccide Mermero e Ferete, i figli avuti (che aveva) da Giasone e con un carro di serpenti alati fugge verso Atene. (by Geppetto)
ALTRA PROPOSTA DI TRADUZIONE
Giasone e Medea usciti da Iolco si recavano a Corinto, e trascorrono la vita tranquillamente, ma Creone il tiranno di Corinto promette in matrimonio la figlia Glauce a Giasone e vuole bandire Medea da Corinto. Giasone essendo sul punto di sposare quella manda via Medea, lei comunicando che farebbe un dono alla ninfa chiede di restare per un solo giorno, l’indomani manda alla donna sposata come compenso della cortesia un peplo imbevuto di veleni che brucia le carni di Glauce assiema a Creonte che soccorreva, Medea uccide i figli che aveva avuto da Giasone Mermero e Fereta, e su un carro di draghi volanti, fugge ad Atene.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Arché. e EX ARCHES - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Οιδιπους την βασιλειαν παραλβανει και την μητερα γαμει αγνοων, και παιδας φυτευει εξ αυτης... Ετεοκλεα μη βουλεσθαι παραδουναι την βασιλειαν.
Edipo assume il regno e sposa la madre ignorandolo e con lei genera i figli Eteocle e Polinice, le figlie Ismene e Antigone. Quando in seguito gli arcani furono rivelati, Giocasta si strangola con un cappio, Edipo si acceca gli occhi e si allontana da Tebe. Allorché con Antigone raggiunge Colono in Attica, qui si trova il recinto sacro delle Eumenidi, vi resta supplice e muore dopo non molto tempo. Eteocle e Polinice si accordano tra di loro e a loro sembra bene di governare ognuno per un anno. Alcuni dicono allora che prima Polinice affidasse (παραδίδωμι) per un anno il regno ad Eteocle, altri che Eteocle non volesse passare il regno. (by Geppetto)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Arché. e EX ARCHES - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Πρωτον ουν ευσεβει τα προς τους θεους, μη μονον τω θυειν αλλα και τω εμμενειν τοις ορκοις· ... ανευ δε καλου κακιστον. (Isocrate)
Per prima cosa certamente venera gli dei non soltanto sacrificando ma col prestare fede ai giuramenti; l'una cosa è segno di abbondanza e ricchezze l'altra è invece di costumi buoni e onesti. Onora sempre gli dei soprattutto insieme ai concittadini, così si penserà di te che sacrifichi agli dei e insieme che ti attieni alle leggi. Pratica per il corpo non gli esercizi fisici per la forza, ma quelli per la salute. Non amare il riso smoderato e astieniti da un parlare arrogante infatti l'uno è stolto e l'altro è follia. Ciò che è vergognoso fare, giudica che non sia bello neanche da dire. Abituati non ad essere accigliato ma pensoso. Ritieni che gli ornamenti a te convenienti sopra ogni altro sono compostezza, modestia, giustizia temperanza. Temi gli dei, rispetta gli amici, obbedisci alle leggi. Ricerca i piaceri che si accompagnano alla buona fama; il diletto con il bene è la migliore cosa, senza questa la peggiore.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Arché. e EX ARCHES - versioni greco tradotte
- Visite: 2
Λακεδαιμόνιοι καί Αθηναῖοι τήν τῶν Θηβαίων ηγεμονίαν χαλεπῶς ἒφερον, καί τούς Βοιωτούς άπέσπων τῆς τῶν Θηβαίων συντελείας. Oί δέ Θηβαίοι τῇ τε ρώμῃ καί ταῖς άλκαῖς τῶν στρατιωτῶν διέφερον καί πολλαις μόίχαις ένίκων τούς Λακεδαιμονίους καί τῆς κατά γῆν ήγεμονίας ώρέγοντο· εἶχον γάρ άγαθούς στρατηγούς 'Επαμεινώνδαν, Πελοπίδαν καί Γοργίδαν. Έπαμεινώνδας δή ού μόνον τῶν πολιτῶν, άλλά και πάντων Ελλήνων πολύ προεἶχε άνδρείᾳ τε καί στρατηγικῇ τέχνῃ καί σοφίᾳ μετεἶχε γάρ έπί πολύ παιδείας, και μάλιστα τῆς Πυθαγορικής φιλοσοφίας, καί δή καί ήρίστευε τῶν Θηβαίων εύγενείᾳ καί άλκῄ.
Spartani e Ateniesi difficilmente ebbero la supremazia su Tebe, e tennero lontano i Beoti dall’interferenza di Tebe. I Tebani si distinsero per la forza e le imprese dei soldati e vinsero molte battaglie contro gli Spartani ed estesero l’egemonia sul territorio, ebbero infatti valenti strateghi quali Epaminonda, Pelopida e Gorgida. Di Epaminonda poi non solo fra i concittadini, ma anche fra tutti i Greci assai rifulse il valore e la tattica militare e la sapienza e molto eccelse (ἀριστεύω) anche nella nobiltà e nella difesa di Tebe. (By Geppetto)
ALTRA PROPOSTA DI TRADUZIONE
Spartani ed Ateniesi sopportavano malvolentieri l’egemonia dei Tebani, e tenevano lontani (ἀποσπάω, contr. , impf. ἀπἔσπων) i Beoti dall'associazione dei Tebani. I Tebani con coraggio ed azioni di forza dei soldati superavano e vincevano in molte battaglie gli Spartani e miravano all’egemonia sul territorio: infatti avevano buoni strateghi Epaminonda, Pelopida e Gorgida. Epaminonda non solo, superava (προέχω regge il genitivo)di molto per valore ed anche per abilità strategica e scaltrezza i cittadini, ma anche tutti i Greci. Infatti partecipava molto all’educazione dei giovani e soprattutto alla filosofia Pitagorica ed eccelleva anche sui Tebani per nobiltà d’animo e coraggio. (by Stuurm)