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Maxime cave, ne aures perfores, ne cerussa et purpurisso ora depingas, ..... Talia vestimenta para quibus pellatur frigus non quibus corpora vestita nudetur.
Evita soprattutto di non bucarti le orecchie, di non abbellire il volto con dell'ombretto bianco e la bocca con del rossetto, di non caricare il collo con perle e oro, di non ornare il collo o con le gemme, non colorarti il capello. Preferisci la saggezza alla bellezza: l'aspetto dell'anima è più bello di quello del corpo. Impara anche a lavorare la lana, a tenere il colatoio, a porre in grembo un cestino, far girare il fuso, guidare il filo con il pollice. Trascura le tele di seta, i ciuffi di lana, e l'oro che diventa flessibile in fili. Prepara vestiti con i quali si allontani il freddo non quelli con i quali si denudano i corpi vestiti.
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Et ecce mihi subito mors Pammachii atque Marcellae, romanae urbis obsidio, multorumque fratrum et sororum dormitio nuntiata est. Atque ita consternatus obstupui, ut nihil aliud diebus ac noctibus nisi de salute omnium cogitarem meque in captivitate sanctorum putarem esse captivum, nec possem prius ora reserare nisi aliquid certius discerem dum inter spem et desperationem sollicitus pendeo aliorumque malis me crucio. Postquam vero clarissimum terrarum omnium lumen exstinctum est, immo romani imperii truncatum caput et, ut verius dicam, in una urbe totus orbis interiit, obmutui et humiliatus sum et silui de bonis, et dolor meus renovatus est
Ed ecco che a un tratto mi fu annunciata la morte di Pammaco e di Marcella, con la presa di Roma e il sonno eterno di molti il fratelli e sorelle Sono cosi costernato e stupefatto che nei giorni e nelle notti non penso che alla salute di tutti e mi considero anche io cattivo della cattività dei Santi e mi è impossibile di proferire parola prima di avere ottenuto certe notizie. Intanto ondeggio fra la disperazione e la speranza mi dolgo di tutti gli altri mali. Dopo in vero io ho veduto estinto il più chiaro lume del mondo ho veduto il capo del romano impero abbattuto ho veduto a dir meglio l'intero universo morire della morte d una sola città e ho taciuto umiliato e sono rimasto lontano dai buoni, e il mio dolore si è rinnovato
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Versione da Lingua Latina - pagina 12 num. 6
Autore: Girolamo
Tertullianus presbyter denum primis post Victorem et Apollonium Latinorum ponitur, provinciae Africae, civitatis Carthaginiensis, patre centurione proconsulari. Hic acri set vehementis ingenii sub Severo principe ed Antonino Caracolla maxime floruit, multaque scripsit volumina, quae, quia nota sunt pluribus, praetermittimus. Vidi ego quondam Paulum Concordiae (quod oppidum Italiane est) senem, qui se beati Cypriani iam grandis aetatis notarium, cum ipse admodum esset adulescens, Romae ridisse diceret reffereque sibi, solitum numquam Cyprianum absque Tertulliani lecitone unam praeterisse diem ac sibi crebro dicere: <<da magistrum!>> Tertullianum videlicet significans. Hic usque ad mediam aetatem presbyter ecclesiae, invidia postea et contumeliis clericorum Romanae ecclesiae ad Montani dogma delepsus, in multis libris novae prophetiae meminit, specialiter autem adversum ecclesiam texuit volumina de pudicizia, de persecutione, de ieiuniis, de monogamia, de extasi libros sex, et septimum, quem adversus Apollonium composuit; ferturque vixisse usque ad decrepitam aetatem, et multa quae non exstant opuscola edidisse. Invia alla redazionei la traduzione di questa versione. webmaster@skuolasprint. it
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Inizio della versione: Texantur et lina capiendis piscibus, scribantur libri, ut et manus operetur cibum et anima lectione saturetur. "In desideriis est omnis otiosus. " Aegyptiorum monasteria hunc morem tenent
Voglio ricordare le passate brutture e le devastazioni inflitte dalla carne all'anima: non perché io le ami ma per amare te, Dio mio. È per amore del tuo amore che lo faccio, e ripercorro le vie della mia infamia nell'amarezza di questa rimemorazione: perché tu possa addolcirmela, dolcezza senza inganno, tu felice dolcezza senza angosce. Che mi raccogli dalla dispersione e ricomponi i mille pezzi in cui mi sono frantumato, quando volgendo le spalle all'uno - a te - sono svanito nel molteplice. Vi fu un tempo, l'adolescenza, in cui bruciavo dalla voglia di provare le cose più basse, e fino in fondo: e mi lasciai pullulare una selva di ombrosi amori, e la mia bella forma ne fu devastata e qualcosa marcì dentro di me ai tuoi occhi, mentre a me stesso piacevo e volevo piacere agli occhi degli uomini.
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Versione da LITTERA LITTERAE 2 C N. 2 Pagina 370
O mors, quae fratres dividi et amore sociatos crudelis ac dura dissocias! Adduxit urentem ventum Dominus de deserto ascendentem, qui siccavit venas tua set desolavit fontem tuum. Ille, Ille te vicit, Ille te iugulavit fugitivus Propheta, qui reliquit domum suam, demisit hereditatem suam, dedit dilectam animam suam in manibus quaerentium eum. Illius morte tu mortua es: Illius morte nos vivimus. Gratias tibi, Christe salvator, tua agimus creatura, quod tam potentem adversarium nostrum, dum occideris, occidisti. Quid autem miserius homine, qui aeternae mortis terrore prostratus, vitam ad hoc tantum acceperat, ut periret? Regnavit enim mors ab Adam usque ad Moysen etiam super eos qui non peccaverunt, in similitudinem prevaricationis Adae. Si Abraham, Isaac et Iacob in inferno, quis in caelorum regno est? Si amici tui sub poena Adae, et qui non peccaverant, alienis peccatis tenebantur obnoxii, Quid de his credendum est, qui dixerunt in cordibus suis non esse Deum? qui corruppi et abominales facti sunt in voluptatibus suis?
O morte, che dividi i fratelli e, crudele e dura, separi quelli uniti dall’amore! Il Signore generò un caldo vento ascendente dal deserto che seccò le tue vene e inaridì la tua fonte. Egli, Egli ti vinse, Egli ti uccise, il Profeta fuggiasco, che lasciò casa sua, rinunciò alla sua eredità, diede la sua cara anima nelle mani di coloro che lo cercavano. Per merito della sua morte tu sei morta: per merito della sua morte noi viviamo. Noi ti ringraziamo, o Cristo salvatore, per la tua creazione, perché hai ucciso un così potente nostro avversario: che cosa c’è poi di più misero dell’uomo, che, prostrato dal terrore della morte eterna, aveva ricevuto la vita solo per questo, per morire? Infatti la morte ha regnato da Adamo fino a Mosé, anche sopra quelli che non peccarono, ad esempio del peccato di Adamo. Se Abramo, Isacco e Giacobbe sono all’inferno, chi c’è nel regno dei cieli? Se i tuoi amici in conseguenza della punizione d’Adamo, anche quelli che non avevano peccato, erano ritenuti colpevoli per i peccati altrui, cosa si deve ritenere di questi, che dissero che Dio non è nei loro cuori, e che sono diventati corrotti e abominevoli nei loro piaceri?