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Προμηθεὺς δέ, ὁ Ἰαπετοῦ υἱός, ἐξ ὕδατος καὶ γῆς ἀνθρώπους πλάσσει καὶ τὸ πῦρ, λάθρα Διὸς ἐν νάρθηκι κρύπτων, ἐξ οὐρανοῦ κλέπτει ὡς πρὸς τοὺς ἀνθρώπους κομίζῃ. Ὡς δὲ αἰσθάνεται Ζεύς, ἐπιτάσσει Ἡφαίστῳ τὸ Προμηθέως σῶμα προσηλοῦν τῷ Καυκάσῳ ὄρει...
Prometeo, figlio di Giapeto, modella gli uomini con acqua e terra e ruba il fuoco dal cielo, di nascosto da Zeus nascondendolo in una ferula, per portarlo agli uomini. Quando Zeus se ne accorge, ordina a Efesto di inchiodare il corpo di Prometeo al monte Caucaso. Prometeo, inchiodato a quella rupe, rimaneva lì per molti anni; ogni giorno un'aquila di Zeus volando (su di lui) divorava il suo fegato, che durante la notte ricresceva. E Prometeo pagava questa pena per il furto del fuoco, fino a quando Eracle, più tardi, lo liberava.
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Ἕκτον ἆθλον Εὐρυσθεὺς ἐπέτασσε Ἡρακλεῖ τὰς Στυμφαλίδας ὄρνιθας ἐκδιώκειν. Ἦν δὲ περὶ Στύμφαλον πόλιν τῆς Ἀρκαδίας Στυμφαλις λεγομένη λίμνη, πολλῇ συνηρεφὴς ὕλῃ, κρησφύγετον ὄρνεσι ἀπλέτοις, ...
Euristeo impose a Eracle come sesto lavoro di scacciare gli uccelli stimfalidi. Presso la città di Stinfalo, in Arcadia, c'era un lago chiamato Stinfale, circondato da un fitto bosco, che fungeva da rifugio per innumerevoli uccelli che temevano di essere predati dai lupi. Non sapendo come catturare questi uccelli e trovandosi costretto a inseguirli, Eracle ricevette l'aiuto di Atena. La dea gli donò delle nacchere di bronzo, opera di Efesto, risolvendo così il problema. Agitando i cimbali sulla montagna vicino al lago, Eracle spaventava gli uccelli, che non sopportando il frastuono si alzavano in volo terrorizzati. Mentre volavano via, venivano colpiti con frecce da Eracle.
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Δυνατωτέρας δὲ γιγνομένης τῆς Ἑλλάδος καὶ χρήματα πλείω ποριζομένης, τυραννίδες ἐν πολλαίς πόλεσι ἐνεγίγνοντο καί τῶν προσόδων μειζόνων γιγνομένων, ναυτικὰ ἐξηρτύετο ἡ Ἑλλὰς καὶ τῆς θαλάσσης οἱ Ἕλληνες μᾶλλον ἀντείχοντο...(da Tucidide)
Poiché la Grecia diventava più forte (genitivo assoluto) e poiché otteneva più ricchezze, in molte città nascevano (ἐγγίγνομαι, imperf) tirannidi, e poiché i profitti diventano più grandi (gen ass), la Grecia allestiva (ἐξαρτύω, imperf) potenze navali, e i Greci si contendevano (ἀντέχω, imperf, regge il genitivo) di più il mare. Quindi la più antica battaglia navale fu (lett presente "è) quella da parte dei Corinti contro i Corciresi; infatti, i Corinzi, che abitavano la città sull'Istmo, avevano allora sempre un commercio marittimo, dei Greci all'interno del Peloponneso e di quelli fuori, anticamente avendo una relazione gli uni con gli altri (ἐπιμίγνυμι) più via terra che via mare. Perciò, i Corinzi erano potenti per le ricchezze; infatti gli antichi poeti chiamavano (ἐπονομάζω, imperf) ricca quella (τὸ) regione. Quando i Greci navigavano (πλωίζω, imperf) di più, i Corinti, che avevano le navi, distruggevano καθαιρέω, imperf) la pirateria e, offrendo un commercio sia via terra che via mare, rendevano la città potente grazie agli affari.
(By Vogue)
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Οἱ πολῖται τῆς Ἐφεσίας ἐν τῇ μάχῃ κατὰ τοὺς τῆς Ἰωνίας στρατιώτας νικηταὶ εἰσιν, διόπερ (περκιò) ὁ τῆς Φωκαίας δεσπότης οὐκ εἰς Φώκαιαν βαίνει, αλλὰ εἰς Φοινίκην φεύγει. Ἐν Φοινίκῃ ὁ τῆς Φωκαίας δεσπότης τροφὴν κυβερνήτην ναύτας τε λαμβάνει καὶ εἰς Σικελίαν ἀποβαίνει. Κατὰ θάλασσαν λῃστής ἐστιν καὶ τοὺς ναύτας ἀπὸ Τυρρηνίας καὶ Φοινίκης εἰσβάλλει.
I cittadini della regione di Efeso risultano vincitori nella battaglia contro i soldati della Ionia per cui il sovrano di Focea non ritorna a Focea, ma fugge verso la Fenicia. In Fenicia il sovrano di Focea assume il modo di vivere da marinaio timoniere e si porta in Sicilia. Diventa un pirata di mare ed assale tutti i naviganti dal Tirreno alla Fenicia.
(By Geppetto)
I cittadini di Efesia sono vincitori contro i soldati della Ionia, nella battaglia perciò il padrone di Focea non va a Focea, ma fugge verso la Fenicia. In Fenicia il sovrano di Focea trova/prende del cibo, un nocchiero e dei marinai e parte per la Siclia. Sul mare diventa un pirata, e assale i marinai dall'Etruria alla Fenicia.
(By Vogue)
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Μετα τον προς τους βαρβαρους πολεμον, οι Αθηναιοι της ηγεμονιας επι παντων των Ελληνων επεθυμουν... ο ανηρ και βεβαιος ην. (da Plutarco)
Dopo la guerra contro i barbari, gli Ateniesi desideravano l'egemonia su tutti i Greci. Dopo che Temistocle dice al popolo di avere un consiglio e un intendimento segreto, utile e salutare alla città, gli Ateniesi ordinavano che solo Aristide lo ascoltasse ed esaminasse. Temistocle spiega ad Aristide che ha in mente di incendiare il porto (*) dei Greci così che gli Ateniesi diventino padroni di tutte le città. Aristide ritorna dal popolo e dice che l'operazione di Temistocle è assolutamente valida, senz'altro disonesta. Dopo aver ascoltato ciò gli Ateniesi ordinavano a Temistocle di non agire. Certamente il popolo era amante della giustizia, sicuramente per il popolo l'uomo era degno di fede e deciso.
(*) Sul vocabolario ναύσταθμον = porto, ma la storia greca dice che Temistocle voleva bruciare le navi nel porto.