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Ου χαλεπον δε εστι την βοελυριαν διορισασθαι... προσελθειν και συνησθηναι.
Non è difficile definire la spudoratezza: è infatti una forma di infantilismo appariscente e vergognoso; e lo spudorato (è) uno che, quando incontra donne perbene, denudatosi, mostra (loro) le pudenda; e in teatro applaude ogni volta che gli altri smettono (di farlo), e fischia (gli attori) che gli altri guardano volentieri, e ogni qual volta il teatro fa silenzio, tirata su la testa, rutta, per far voltare gli spettatori. E all'ora in cui il mercato è pieno, avvicinatosi ai (venditori di) nocciole o bacche di mirto o frutta, standosene fermo (lì) (se le) mangia, e intanto chiacchiera [insieme chiacchierando] con il venditore; e chiama per nome uno dei passanti con cui non è in confidenza; e se vede [vedendo] (persone) che vanno di fretta da qualche parte, ordina (loro) di fermarsi; e si avvicina ad uno che sta uscendo dal tribunale dopo aver perso un importante processo, e (gli) fa i complimenti.
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Την δε κολακειαν υπολαβοι αν τις ομιλιαν αισχρα ειναι. συμφερουσαν δε τω κολακευοντι τον δε κολακα τοιυτον τινα. ωστε αμα πορευομενον ειπειν "Ενθυμη, ως αποβλεπουσι προς δε οι ανθρωποι: τουτο δε ουδενι των εν τη πολει γινεται πλην σοι" "ὑδοκιμεις χθες εν τη στοα" πλειονων γαρ η τριακοντα ανθρωπων καθημενων και εμπεσοντος λογου τις ειη βελτιστος, απ'αυτου αρξαμενους παντας επι το ονομα αυτου κατενεχθηναι
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PHRONEMATA pagina 562 numero 632
Έπει δε συμβαίνει σαφεστέραν ειναι την μάθησιν διαιρουμένων κατα ειδη, καλως εχει τουτο εφ'ων ενδέχεται. Προτα δέ εστι και μέγιστα και σχεδον υφ'ων πάντα (τα φυτά) η τα πλειστα περιέχεται τάδε, δένδρον θάμνος φρύγανον πόα. Δένδρον μεν ουν εστι τò απò ρίζης μονοστέλεχες πολύκλαδον οζωτòν ουκ ευαπόλυτον, οιον ελάα συκη αμπελος· θάμνος δε τò απò ρίζης πολυκλαδον, οιον βάτος παλίουρος. Φρύγανον δε τò απò ρίζης πολυστέλεχες καì πολύκλαδον οιον καì θύμβρα καì πήγανον. Πόα δε τò απò ρίζης φυλλοφόρον προϊòν αστέλεχες, ου ο καυλòς σπερμοφόρος, οιον ο σιτος καì τα λάχανα.
Perché risulta che la conoscenza delle cose che si dividono secondo i generi sia più chiara, è bene ciò per cui è possibile. È la prima cosa, la più importante e più o meno da cui tutte le cose naturali o la maggior parte comprende queste, pianta cespuglio suffruticio erba. Pianta dunque è il molto ramoso non facile da separare da una radice ad un solo fusto, come ulivi fichi vite; cespuglio invece il molto ramoso da una radice, come rovo paliuro. Suffruticio il molto ramoso da una radice con molti tronchi come anche santoreggia e ruta. Erba invece quello che emette e porta foglie da una radice priva di stelo, non il gambo che produce semi, come il frumento e gli ortaggi.
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Ricordati della mutevolezza delle cose umane
versione greco Marco Aurelio e Teofrasto
traduzione libro lukeion
Λοιπὸν οὖν μέμνησο τῆς ὑποχωρήσεως τῆς εἰς τοῦτο τὸ ἀγρίδιον ἑαυτοῦ καὶ πρὸ παντὸς μὴ σπῶ μηδὲ κατεντείνου, ἀλλὰ ἐλεύθερος ἔσο καὶ ὅρα τὰ πράγματα ὡς ἀνήρ, ὡς ἄνθρωπος, ὡς πολίτης, ὡς θνητὸν ζῷον. Ἐν δὲ τοῖς προχειροτάτοις, εἰς ἃ ἐγκύψεις, ταῦτα ἔστω τὰ δύο· ἕν μέν, ὅτι τὰ πράγματα οὐχ ἅπτεται τῆς ψυχῆς, ἀλλ ἔξω ἕστηκεν ἀτρεμοῦντα, αἱ δὲ ὀχλήσεις ἐκ μόνης τῆς ἔνδον ὑπολήψεως· ἕτερον δέ, ὅτι πάντα ταῦτα, ὅσα ὁρᾷς, ὅσον οὐδέπω μεταβαλεῖ καὶ οὐκ ἔτι ἔσται· καὶ ὅσων ἤδη μεταβολαῖς αὐτὸς παρατετύχηκας, συνεχῶς διανοοῦ. Ὁ κόσμος ἀλλοίωσις, ὁ βίος ὑπόληψις
Ricorda, allora, che puoi ritirarti in questo tuo campicello, e soprattutto non agitarti e non darti troppa pena, ma sii libero e guarda la realtà da uomo, da essere umano, da cittadino, da essere mortale. E tra i principî che più dovranno stare a portata di mano quando ti ripiegherai su di essi, vi siano i due seguenti. Il primo: le cose non toccano l'anima, ma stanno immobili all'esterno, mentre i turbamenti vengono soltanto dall'opinione che si forma all'interno. Il secondo: tutto quanto vedi, tra un istante si trasformerà e non sarà più; e pensa continuamente alla trasformazione di quante cose hai assistito di persona. Il cosmo è mutamento, la vita è opinione.
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L'inventore di notizie false versione greco Teofrasto traduzione libro Phronemata
Ἠ δὲ ἐστὶ σύνθεσις ψευδῶν λόγων καὶ πράξεων καὶ πράξεων, ὧν ‹πιστεύεσθαι› βούλεται ὁ λογοποιῶν, ὁ δὲ λογοποιὸς τοιοῦτός τις, οἷος ἀπαντήσας τῶι φίλωι εὐθὺς καταβαλὼν τὸ ἦθος καὶ μειδιάσας ἐρωτῆσαι· Πόθεν σύ; καὶ Λέγεις τι; καὶ πῶς; Ἔχεις περὶ τοῦδε εἰπεῖν καινόν; καὶ ὡς ἐπιβαλὼν ἐρωτᾶν· Μὴ λέγεταί τι καινότερον; καὶ μὴν ἀγαθά γέ ἐστι τὰ λεγόμενα. καὶ οὐκ ἐάσας ἀποκρίνασθαι εἰπεῖν· Τί λέγεις; οὐθὲν ἀκήκοας; δοκῶ μοί σε εὐωχήσειν καινῶν λόγων. καὶ ἔστιν αὐτῶι ἢ στρατιώτης ‹τις› ἢ παῖς Ἀστείου τοῦ αὐλητοῦ ἢ Λύκων ὁ ἐργολάβος παραγεγονὼς ἐξ αὐτῆς τῆς μάχης, οὗ φασιν ἀκηκοέναι· αἱ μὲν οὖν ἀναφοραὶ τῶν λόγων τοιαῦταί εἰσιν αὐτοῦ, ὧν οὐθεὶς ἂν ἔχοι ἐπιλαβέσθαι. διηγεῖται δὲ τούτους φάσκων λέγειν, ὡς Πολυπέρχων καὶ ὁ βασιλεὺς μάχηι νενίκηκε, καὶ Κάσανδρος ἐζώγρηται. καὶ ἂν εἴπηι τις αὐτῶι, Σὺ δὲ ταῦτα πιστεύεις; φήσει, τὸ πρᾶγμα βοᾶσθαι γὰρ ἐν τῆι πόλει, καὶ τὸν λόγον ἐπεντείνειν, καὶ πάντας συμφωνεῖν, ταὐτὰ γὰρ λέγειν περὶ τῆς μάχης,
(Il raccontar fandonie) è un costruire discorsi e fatti non corrispondenti a verità, secondo il capriccio di chi racconta le fandonie; e chi racconta fandonie è un tale che, quando incontra un amico, assumendo sùbito un atteggiamento disteso e sorridendo, gli chiede: «Di dove vieni?», e «Racconti ... che cosa?», e «Come? Sai dirmi una novità su questa faccenda?». E come incalzando dice: «Credi che non si dica nulla di nuovo? Eppure sono buone le notizie che si raccontano». E, senza dargli il tempo di replicare, soggiunge: «Che cosa dici? Non ti è giunto niente all'orecchio? Credo proprio che sarò io ad imbandirti le ultime notizie». Ed ha sempre lì pronto qualcuno arrivato fresco fresco dal campo di battaglia, o un soldato o uno schiavo di Asteio il flautista o Licone l'appaltatore, dal quale dice di aver sentito il fatto. Le fonti dei suoi racconti sono sempre tali che nessuno potrebbe farsele scappare di mente. Racconta, dunque, asserendo che queste persone così dicono, che Poliperconte ed il re hanno riportato la vittoria in battaglia e che Cassandro è stato preso prigioniero. E se qualcuno gli ribatte: «E tu credi a queste chiacchiere?», risponderà di sì, considerato che il fatto, a suo dire, è conclamato in tutta la città, che la voce si fa sempre più insistente e che tutti i dati concordano, giacché della battaglia si raccontano le medesime cose; ed aggiunge che vi è stato un bel guazzetto di sangue. .