- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Perseus biennio adeo varia fortuna cum consulibus conflixerat, ut plerumque superior fuerit magnamque partem Graeciae in societatem suam perduceret. Quin Rhodii quoque, fidelissimi antea Romanis, tum dubia fide speculati fortunam proniores regis partibus fuisse visi sunt; et rex Eumenes in eo bello medius fuit animo, neque fratris initiis neque suae respondit consuetudini. Tum senatus populusque Romanus L. Aemilium Paulum qui et praetor et consul triumphaverat, virum in tantum laudandum, in quantum intellegi virtus potest, consulem creavit, filium eius Pauli, qui ad Cannas quam tergiversanter perniciosam rei publicae pugnam inierat, tam fortifer in ae mortem obierat. Is Persam ingenti proelio apud urbem nomine Pydnam in Macedonia fusum fugatumque castris exuit deletisque eius copiis destitutum omni spe coegit e Macedonia profugerequam ille linquens in insulam Samothraciam perfugit templique se religioni supplicem credidit. Ad eum Cn. Ottavius praetor, qui classi praeerat, pervenit et ratione magis quam vi persuasit, ut se Romanorum fidei committeret. Ita Paulus maximum nobilissimumque regem in triumpho duxit.
Perseo si era scontrato per due anni con alterna fortuna con i consoli, a tal punto da essere spesso superiore e ridurre in sua alleanza la maggior parte della Grecia. Anzi anche gli abitanti di Rodi, in precedenza fedelissimi ai Romani, allora esaminando con dubbia fedeltà la fortuna sembrarono che furono più propensi alle fazioni del re; ed il re Eumene in quella guerra fu d'animo neutrale, non si conformò né alle iniziative del fratello né alla propria consuetudine. Allora il senato ed il popolo Romano nominò console L. Emilio Paolo che aveva trionfato sia come pretore che come console, uomo in tanto da lodare, in quanto si può comprendere il valore, figlio di quel Paolo, che a Canne tergiversando aveva cominciato una battaglia nociva per lo stato così, come coraggiosamente in essa aveva affrontato la morte. Egli cacciò Perseo dall'accampamento dopo averlo sbaragliato e messo in fuga in un'ingente battaglia presso la città di nome Pidna in Macedonia e distrutte le sue milizie privato di ogni speranza lo costrinse a fuggire dalla Macedonia che quello dopo averla abbandonata si rifugiò nell'isola di Samotracia e ripose Perseo si era scontrato per due anni con alterna fortuna con i consoli, a tal punto da essere spesso superiore e ridurre in sua alleanza la maggior parte della Grecia. Anzi anche gli abitanti di Rodi, in precedenza fedelissimi ai Romani, allora esaminando con dubbia fedeltà la fortuna sembrarono che furono più propensi alle fazioni del re; ed il re Eumene in quella guerra fu d'animo neutrale, non si conformò né alle iniziative del fratello né alla propria consuetudine. Allora il senato ed il popolo Romano nominò console L. Emilio Paolo che aveva trionfato sia come pretore che come console, uomo in tanto da lodare, in quanto si può comprendere il valore, figlio di quel Paolo, che a Canne tergiversando aveva cominciato una battaglia nociva per lo stato così, come coraggiosamente in essa aveva affrontato la morte. Egli cacciò Perseo dall'accampamento dopo averlo sbaragliato e messo in fuga con un'ingente battaglia presso la città di nome Pidna in Macedonia e distrutte le sue milizie privato di ogni speranza lo costrinse a fuggire dalla Macedonia che quello dopo averla abbandonata si rifugiò nell'isola di Samotracia e si affidò supplice alla religiosità del tempio. Il pretore Cn. Ottavio, che era a capo della flotta, giunse da lui e lo convinse più con la ragione che con la forza, ad affidarsi alla lealtà dei Romani. Così Paolo guidò in trionfo il più grande ed il più nobile re la fiducia nella religiosità del tempio. Il pretore Cn. Ottavio, che era a capo della flotta, giunse da lui e lo convinse più con la ragione che con la forza, ad affidarsi alla lealtà dei Romani. Così Paolo guidò in trionfo il più grande ed il più nobile re. (By Maria D.)
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 2
Inizio: Tiberio principe perlustrata armis tota Germania est, ... Fine: ... ne respectans Caesarem ripae suorum adpulsus est
Sotto il principato di Tiberio fu ispezionata l'intera Germania dagli eserciti, e furono vinti sconosciuti popoli se non (conosciuti solo) per il nome. Non mi contengo dall'inserire questo fatto nella grandezza di così grandi imprese. Quando avemmo occupato con gli accampamenti la riva più vicina del fiume Albi e sull'altra brillava la gioventù armata dei nemici, uno dei barbari, di età avanzata, di alta statura, che spiccava per dignità, salì su di una canoa ricavata da un tronco d'albero e guidando da solo quel genere di imbarcazione avanzò fino alla metà del fiume e chiese che gli fosse concesso di sbarcare, senza danno, sulla riva che tenevamo con le armi e di vedere Cesare. Fu concesso il permesso al richiedente. Allora, allontanata la canoa ed avendo a lungo contemplato in silenzio Cesare: "La nostra gioventù - disse - è fuori di sé, perché mentre teme il vostro genio quando siete lontani, quando siete presenti teme di più le armi che l'aspirazione alla fiducia. Ma io, con il tuo permesso e con la tua benevolenza, Cesare, oggi ho visto gli dei, dei quali prima avevo sentito parlare, e non ho mai desiderato né provato in vita mia un giorno più felice". E avendo ottenuto di poterlo toccare con la mano, tornato alla barchetta, guardando indietro verso Cesare senza interruzione, raggiunse la riva dei suoi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 2
Inizio: Cum deinde immanes res C. Caesar in Gallia ageret nec contentus Fine: felici rerum eventu fugaret ac funderet.
Conseguentemente quando Caio Giulio Cesare realizzava notevoli imprese in Gallia non soddisfatto delle numerose e favorevolissime vittorie, negli innumerevoli nemici uccisi e catturati, aveva trasferito l'esercito anche in Britannia, quasi a cercare un altro mondo per il nostro ed il suo impero, Cn. Pompeo e M. Crasso ottennero per la seconda volta la carica consolare. In virtù di una legge che Pompeo propose al popolo, fu prorogato a Cesare nello stesso periodo di tempo il governo della sua provincia. A Crasso, che in cuor suo si preparava a combattere contro i Parti, fu assegnata la Siria. I tribuni della plebe vanamente cercarono di trattenere costui che era in partenza per la Siria con presagi funesti. Il re Orode, accerchiato con ingenti forze di cavalleria Crasso che, oltrepassato l'Eufrate andava in direzione di Seleucia, lo uccise con la meggior parte dell'esercito romano. C. Cassio, recentemente autore di un deprecabilissimo delitto, allora questore, preservò i resti delle legioni e mantenne la Siria tanto saldamente in potere del popolo romano che, assistito dalle circostanze favorevoli, mise in fuga e sbaragliò i Parti passati in (quella) Siria.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Eodem tempore quo P. Cornelius Scipio Aemilianus delevit L. Mummius funditus eruit Corinthum. Uterque imperator, devictae a se gentis nomine honoratus, alter Africanus, alter Achaicus appellatus est. Diversi mores imperatoribus fuerunt, diversa fuerunt studia. Scipio fuit tam elegans auctor et admirator omnis liberalis doctrinae ut Polybium et Panaetium, praecellentes ingenio viros, domi militiaeque secum habuerit Semper aut belli aut pacis artibus serviit; semper inter arma et studia versatus, aut corpus periculis aut animum disciplinis exercuit. Mummius contra tam rudis fuit ut, capta Corintho, cum in Italiam portari iuberet maximorum artificum perfectas manibus tabulas ac statuas, conducentibus praedixit, si eas perdidissent, novas eos reddituros esse
Nello stesso tempo in cui P. Cornelio Scipione Emiliano distrusse Cartagine L. Mummio rase al suolo Corinto. Ad entrambi i condottieri fu tributato il soprannome del popolo sconfitto, l'uno fu detto "l'Africano", l'altro "l'Acaico". I due condottieri ebbero indoli diverse, e diversi interessi: Scipione fu un cultore ed un il ammiratore tanto raffinato degli studi liberali da tenere accanto a li sé in pace ed in guerra, Polibio e Panezio, uomini di non comune il intelletto. Coltivò sempre le arti il della guerra o della pace; il sempre impegnato a i combattere o a studiare, temprò sia il corpo nei pericoli, sia l'intelletto nelle elucubrazioni Mummio invece fu a tal punto poco raffinato che, espugnata Corinto, avendo ordinato che li fossero portati in Italia quadri e statue, opere delle mani di sommi artefici ingiunse agli appaltatori che, qualora essi le avessero smarrite, li il avrebbero sostituite con delle nuove.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Per ea tempora Mithridates, Ponticus rex, vir neque silendus neque dicendus sine cura, bello acerrimus, virtute eximius, aliquando fortuna, semper animo maximus, consiliis dux, miles manu, odio in Romanos Hannibal, occupata Asia necatisque in ea omnibus civibus Romanis quos quidem eadem die atque hora redditis civitatibus litteris ingenti cum pollicitatione praemiorum interimi iusserat, quo tempore neque fortitudine adversus Mithridatem neque fide in Romanos quisquam Rhodiis par fuit – horum fidem Mytilenaeorum perfidia illuminavit qui M'. Aquilium aliosque Mithridati vinctos tradiderunt quibus libertas in unius Theophanis gratiam postea a Pompeio restituta est – cum terribilis Italiae quoque videretur imminere, sorte obvenit Sullae Asia provincia.
In quei tempi Mitridate re del Ponto uomo né da passarsi in silenzio né da essere nominato senza diligenza ferocissimo e valorosissimo in guerra per la sua fortuna talvolta per l'animo sempre grandissimo duce nel consiglio, soldato nella mischia, Annibale d'odio verso i Romani, dopo aver invaso l'Asia sollecitò con lettere le provincie e con grande eccitamento di premi perché fossero trucidati tutti i cittadini Romani che ivi si trovarono e lo furono in uno stesso giorno ed in un ora stessa. In questa occasione parreggiò i Romani né in fortezza contro Mitridate né in fedeltà verso di noi la quale acquistò maggior luce della perfidia dei Mitileni che stretto in ceppi consegnarono a Mitridate M Aquilio insieme con altri cittadini. Pompeo nel tempo dopo non ridonò a Mitilene la stessa la libertà che in grazia solo di Teofane. Pareva Mitridate sovrastare formidabile anche all'Italia allorchè il governo dell Asia cadde in sorte a Silla mentre egli si trovava avanti Nola,