- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 4
Sulla, contracto exercitu, ad Urbem rediit eamque armis occupavit. Marium cum filio et P. Sulpicio ...
Siila, preso con sé l'esercito, tornò in città e la occupò con le armi. Sancì l'esilio di Mario, con suo figlio e Publio Sulpicio I soldati a cavallo di Silla inseguirono Sulpicio e lo sgozzarono presso le paludi di Laurento. Mario, già console sei volte e ultrasettantenne, nudo e sporco di fango, tanto che ne rimanevano puliti solo gli occhi e le narici, tirato fuori da un canneto nei pressi della palude di Marica, nella quale si era rifugiato mentre fuggiva dai cavalieri di Silla, che gli dava la caccia, fu condotto in carcere con un laccio di cuoio al collo dai duumviri di Minturno. Fu poi scelto, perché lo uccidesse con la spada, uno schiavo pubblico di nazionalità germana, il quale, tuttavia, per puro caso era stato fatto prigioniero proprio da quel comandante durante la guerra cimbrica e, poiché riconobbe Mario, con un alto grido espresse la sua indignazione per la vicissitudine di un uomo così grande, abbandonò la spada e fuggì. Allora i cittadini, fornitogli il necessario per il viaggio, lo fecero salire su una nave perché potesse cercare una via di scampo in Africa.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 4
versione latino Velleio Patercolo libro cotidie legere
Sulla, contracto exercitu, ad Urbem rediit eamque armis occupavit. Marium cum filio et P. Sulpicio ...
Siila, raccolto un esercito, tornò a Roma e la occupò con le armi, cacciò dalla città Mario con il figlio e Publio Sulpicio e, fatta una legge, li fece mettere al bando. I cavalieri, avendo raggiunto Sulpicio nelle paludi di Laurento, lo trucidarono e la sua testa innalzata ed esposta davanti ai rostri fu come il presagio delle imminenti proscrizioni. Mario, dopo il sesto consolato e a settantanni di età, in veste succinta e ricoperto di fango, sporgendo solamente con gli occhi e il naso, tratto fuori dal canneto intorno alla palude di Marcia, nella quale si era nascosto mentre sfuggiva ai cavalieri di Silla che lo inseguivano, gettatagli una corda attorno al collo, fu condotto per ordine del duumviro nel carcere di Minturno. Mandato con la spada a ucciderlo uno schiavo pubblico, Germano di stirpe, che per caso era stato catturato da quel comandante nella guerra contro i Cimbri, quando riconobbe Mario, con un forte grido che esprimeva" il suo sdegno per la condizione di un uomo così importante, gettata via la spada, fuggì dal carcere. Allora i cittadini, imparando da un nemico a provar compassione di un uomo che poco prima era stato il primo cittadino di Roma, fornitogli del denaro per il viaggio e procuratigli dei vestiti, lo imbarcarono su una nave.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Fere anno octogesimo post Troiam captam, centesimo et vicesimo anno post quam Hercules ad deos excesseerat, Peloopis progenies, quae omni hoc tempore, pulsis Heraclīdis, Peloponnesi imperium obtinuĕrat, ab Herculis progenie expellitur. Duces recuperandi imperii fueere Temeus, Cresphontes, Aristodemus, quorum Hercules abavus fuerat. Exclusi ab Heracliis Orestis liberi, qui post patris interitum regnavĕrant triennio, et iactati cum variis casibus tum saevitia maris quinto decimo anno sedem cepēre circa Lesbum insulam. Tum Graecia maximis concussa est motibus. Achaei ex Laconica pulsi eas occupavēre sedes, quas nunc obtĭnent; Pelasgi Athenas commigravēre, acerque belli iuvenis nomine Thessălus, natione Thesprotius, cum magna civium manu eam regionem armis occupavit, quae nunc ab eius nomine Thessalia appellatur. Paulo ante Aletes, prognatus ab Hercule, Hippotis filius, Corinthum in Isthmo condĭdit. Athenienses in Euboea Chalcida et Eretriam colonis occupavēre, Lacedaemonii in Asia Magnesiam. Nec multo post Chalcidenses Cumas in Italia condidērunt. Pars eorum civium magno post intervallo Neapolim condĭdit.
Circa ottant'anni dopo la presa di Troia, centoventi anni dopo che Ercole era salito fra gli dei, la progenie di Pelope, che in tutto questo tempo, cacciati gli Eraclidi, aveva ottenuto il potere su tutto il Peloponneso, è cacciata dalla progenie di Ercole. Condottieri per il recupero del potere furono Temeneo, Cresofonte, Aristodemo, dei quali Ercole era stato trisavolo. Esclusi dagli Eraclidi i figli di Oreste, che dopo la morte del padre avevano regnato per tre anni/per un triennio, e travagliati con diverse vicende allora dalla crudeltà del mare, dopo quindici anni avevano trovato un approdo intorno all'isola di Lesbo. La Grecia allora fu scossa dai maggiori rivolgimenti. Gli Achei, espulsi dalla Laconia, occuparono i luoghi che detengono tuttora; I Pelasgi emigrarono insieme ad Atene, e un giovane risoluto in guerra, di nome Tessalo, Trespozio di origine, occupò con le armi insieme ad un gran numero di concittadini quella regione che ora si chiama Tessaglia dal suo nome. Poco prima Alete, generato da Ercole, figlio di Ippote, fondò Corinto sull'Istmo. Gli Ateniesi occuparono con colonie Calcide ed Eretria nell'Eubea, i Lacedemoni Magnesia in Asia. E non molto dopo i Calcidesi fondarono Cuma in Italia. Una parte dei loro concittadini dopo molto tempo fondò Napoli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Tiberio principe perlustrata armis tota Germania est, victae gentes paene nominibus incognitae, Non tempero mihi quin tantae rerum magnitudini hoc factum inseram. Cum citeriorem ripam Albis fluminis castris occupavissemus et ulterior (ripa) armata hostium iuventute fulgeret, unus e barbaris, aetate senior, corpore excellens, dignitate emĭnens, alveum ex materia cavatum conscendit solusque id navigii genus temperans ad medium processit fluminis et petiit ut licēret sibi sine periculo in eam, quam armis tenebamus, egrĕdi ripam ac videre Caesarem. Data petenti facultas. Tum, adpulso lintre et diu tacĭtus contemplatus Caesarem: «Nostra quidem – inquit – furit iuventus, quae, cum vestrum numen absentium colat, praesentium potius arma metuit quam sequitur fidem. Sed ego, beneficio et permissu tuo, Caesar, quos ante audiebam, hodie vidi deos, nec feliciorem ullum vitae meae aut optavi aut sensi diem». Impetratoque ut manum contingeret, reversus in navicŭlam, sine fine respectans Caesarem ripae suorum adpulsus est
Sotto il principato di Tiberio tutta la Germania fu attraversata dai nostri eserciti, furono vinte popolazioni dal nome quasi sconosciuto. Non posso fare a meno di inserire tra i fatti di così grande importanza questo episodio qualunque sia il suo rilievo. Avevano occupato con il nostro accampamento la riva al di la del fiume di cui adesso ho parlato, l'altra era tutto un bagliore di armi della gioventù nemica, pronta a sfuggire ad ogni movimento delle nostre navi per lo spavento che provavano: ed ecco un barbaro, piuttosto vecchio dal fisico possente di alto rango a quanto mostrava il suo abbigliamento sale su un canotto ricavato secondo la loro usanza da un tronco d'albero e governando da solo siffatta imbarcazione avanza fino al centro del fiume e chiede che gli sia concesso di scendere senza pericolo sulla riva che occupavamo con i nostri soldati e di vedere Cesare. E' certamente dissennata la nostra gioventù che onora la vostra sacra maestà quando siete lontani, mentre quando siete qui, ne teme le armi piuttosto che accettarne la protezione. Ma io per tua benevola concessione Cesare, oggi ho veduto gli dei di cui prima sentivo parlare e non ho desiderato né vissuto nella mia vita giorno più felice. Dopo aver ottenuto di toccargli la mano, tornò sulla sua piccola barca e voltandosi continuamente a guardare Cesare approdò alla riva dove erano i suoi.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Versioni di Velleio Patercolo
- Visite: 3
Tum senatus populusque Romanus L. Aemilium Paulum, filium eius Pauli, qui ad Cannas quam tergiversanter perniciosam rei publicae pugnam inierat, tam fortiter in ea mortem obierat, consulem creavit. Is Persam ingenti proelio apud urbemm nomine Pydnam in Macedonia fusum fugatumque castris exuit deletisque eius copiis, destitutum omni spe, coegit e Macedonia profugere, quam ille linquens in insulam Samothraciam perfugit. Ad eum Cn. Octavius praetor, qui classi praeerat, pervenit et ratione magis quam vi persuasit ut se Romanorum fidei committeret. Ita Paulus maximum nobilissimumque regem in triumpho duxit.
Il Senato ed il popolo Romano allora elesse console L. Emilio Paolo, figlio di quel Paolo che a Canne aveva iniziato titubante una battaglia quanto dannosa per lo Stato, tanto che era andato fortemente (a tal punto che) era andato incontro alla morte. Egli sbaragliato e messo in fuga presso la città chiamata Pidna, con una grandissima battaglia, Perseo, lo cacciò dagli accampamenti e annientate le sue truppe, avendo perso ogni speranza, lo costrinse a fuggire dalla Macedonia, lasciando la quale scappò nell'isola di Samotracia. Lo raggiunse il pretore Cn. Ottavio, che comandava la flotta e lo convinse, più con la ragione che con la forza, ad affidarsi alla promessa d'impunità del popolo dei Romani. Così Paolo trascinò nel trionfo un grandissimo e nobilissimo re. .