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Decem deinde interpositis annis, qui Ti. Graccum idem Gaium fratrem eius occupavit furor, tam virtutibus eius omnibus quam huic errori similem, ingenio etiam eloquentiaque longe praestantiorem. Qui cum summa quiete animi civitatis princeps esse posset, vel vindicandae fraternae mortis gratia vel praemuniendae regalis potentiae eiusdem exempli tribunatum ingressus, longe maiora et acriora petens dabat civitatem omnibus Italicis, extendebat eam paene usque Alpis, dividebat agros, vetabat quemquam civem plus quingentis iugeribus habere, quod aliquando lege Licinia cautum erat, nova constituebat portoria, novis coloniis replebat provincias, iudicia a senatu trasferebat ad equites, frumentum plebi dari instituerat; nihil immotum, nihil tranquillum, nihil quietum, nihil denique in eodem statu relinquebat
Poi passati 10 anni, lla follia che invase Tiberio invase ugualmente anche Gaio Gracco, per ogni virtù simile a quello quanto lo era anche nell'errore, ma per ingegno ed eloquenza era lui senza dubbio ad essere il più bravo. Non appena costui, con la più salda tranquillità d'animo, ebbe l'occasione di mettersi a capo della città, quando assunse la carica di tribuno, certo più in virtù del voler vendicare la morte del fratello o di rafforzare la potenza regale di se stesso, si mise a richiedere riforme ancora più ambiziose e astiose: concedeva la cittadinanza a tutti gli Italici, la voleva estendere quasi fino alle Alpi, divideva i campi, vietava a qualsiasi cittadino di avere in proprietà più di cinquecento iugeri, limite che un tempo era stato già fissaro dalla lex Licinia, istituiva nuove tasse commerciali, riempiva le province di nuovi coloni, trasferiva le corti giudicanti dal senato ai cavalieri, istituiva la distribuzione di frumento alla plebe; nulla era più stabile, nulla era più sicuro, nulla era più calmo, perché nulla, nello stesso stato, aveva lasciato immutato
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Sacravit parentem suum Caesar non imperio, sed religione, non appellavi! eum, sed fecit deum. Revocata in forum fides, summota e foro seditio, ambitio campo, discordia curia, sepultaeque ac situ obsitae iustitia, aequitas, industria civitati redditae; accessit magistratibus auctoritas, senatui maiestas, iudiciis gravitas; compressa theatralis seditio, recte faciendi omnibus aut incussa voluntas aut imposita necessitas. Honorantur recta, prava puniuntur, suspicit potentem humilis, non timet, ante-cedit, non contemnit humiliorem potens. Quando annona mode-ratior, quando pax laetior? Diffusa in orientis occidentisque tractus et quidquid meridiano aut septemtrione finitur, pax augusta omnis terrarum orbis angulos a latrociniorum metu servai immunes. Fortuita non civium tantummodo, sed urbium damna prin-cipis munificentia vindicat. Restitutae urbes Asiae, vindicatae ab iniuriis magistratuum provinciae: honor dignis paratissimus, poena in malos sera, sed aliqua: superatur aequitate grada, ambitio vir-tute; nani facere recte civis suos princeps optimus faciendo docet, cumque sit imperio maximus, exemplo maior est.
Cesare consacrò dio il proprio genitore non per atto d'imperio, ma di religione, non lo chiamò soltanto, ma Io fece davvero dio. La lealtà ritornò nel foro e ne venne rimossa la sediziosità, l'ambizione dal Campo Marzio, la discordia dalla curia, vennero restituite alla città la giustizia, l'equità, l'attività, un tempo sepolte e ricoperte di ruggine; si accrebbe il prestigio ai magistrati, la maestà al senato, la serietà ai processi; i disordini del teatro vennero repressi, a tutti venne instillata la volontà o imposta la necessità del ben fare. Le azioni oneste vengono onorate, le disoneste punite, l'umile guarda al potente ma non lo teme, il potente precede, non disprezza l'umile. Quando il costo della vita fu più moderato, quando più serena la pace? Estesa fino all'oriente ed all'occidente ed ai tenitori limitati dal mezzodì e dal settentrione, la pace augusta mantiene immuni dal timore del brigantaggio tutti gli angoli della terra. La munificenza del principe soccorre non solo alle evenienze private dei cittadini, ma anche delle città. Furono restaurate le città dell'Asia, liberate dai soprusi dei magistrati le provincie: l'onore viene prontamente riconosciuto ai degni, tarda ma immancabile la punizione verso i cattivi : il favore sottosta alla giustizia, l'ambizione al merito; infatti agendo bene l'ottimo principe insegna ai cittadini a comportarsi rettamente, ed essendo il massimo quanto a potere, è anche maggiore quanto
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Testo latino Inizio: Marius post sextum consulatum, annos septuaginta natus, nudus ac limo obrutus, oculis tantummodo ac naribus eminentibus... Fine: . .saepe sortem suam cum dirutae urbis comparans communeque fatum dolens.
Mario, dopo il sesto consolato, nato nell'anno 70, fu ritrovato nudo e ricoperto di limo, solamente con gli occhi e le narici visibili, in un canneto vicino alla palude Marica, nella quale si era nascosto, fuggendo dai cavalieri di Silla che lo inseguivano, con la briglia conficcata nel collo, (e) fu condotto nella prigione dei Minturniensi. Uno schiavo ufficiale, di nazionalità germanica, fu mandato da lui per ucciderlo con la spada, e costui era stato catturato ed asservito sotto il governo di Mario nella violenta guerra contro i Cimbri, (e) quando lo riconobbe, con un pianto estenuante, esprimendo l'indignazione per il triste accaduto ad uomo tale, gettata la spada, fuggì dalla prigione. Allora il popolo di Minturno, accostandosi alla misericordia del barbaro, dimisero Mario, dopo averlo disposto di provviste, ed avergli conferito delle vesti, e lo caricarono su una nave. Egli, raggiunto il figlio vicino l'isola Enaria, diresse la corrente verso l'Africa e patì la vita povera in una capanna tra le rovine di Cartagine, spesso paragonando la sua sorte ad una città distrutta e soffrendo il destino comune