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P. Sulpicius tribunus plebis, disertus, acer, opibus gratia amicitiis vigore ingenii atque animi celeberrimus, cum antea rectissima voluntate apud populum maxumam quaesisset dignitatem, quasi pigeret eum virtutum suarum et bene consulta ei male cederent, subito pravus et praeceps se C. Mario post septuagesimum annum omnia imperia et omnes provincias concupiscenti addixit legemque ad populum tulit, qua Sullae imperium abrogaretur, C. Mario bellum decerneretur Mithridaticum, aliasque leges perniciosas et exitiabiles neque tolerandas liberae civitati tulit. Quin etiam Q. Pompei consulis filium eundemque Sullae generum per emissiarios factionis suae interfecit.
Il tribuno della plebe Publio Sulpicio, ordinato, fiero, famosissimo per ricchezza, influenza, amicizie, vigore dell’ingegno e dell’anima, avendo domandato in precedenza la massima carica presso il popolo con volontà molto diretta, come se gli dispiacesse delle proprie virtù e gli andassero male le opportune decisioni, improvvisamente cattivo e precipitoso, si abbandonò a Mario dopo il settantesimo anno, che desiderava con molto fervore tutte le cariche e tutte le province e propose al popolo la legge secondo la quale il potere di Silla veniva abrogato e la guerra contro Mitridate veniva decretato a Mario, e propose altre leggi dannose, rovinose e che non dovevano essere sopportate da una città libera. Anzi, per mezzo di emissari della propria fazione fece assassinare anche il figlio del console Pompeo e il medesimo genero di Silla.
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Hic adolescens erat studiis rudis, sermone barbarus, impetu strenuus, manu promptus, cogitatu celer, fide patri dissimillimus, libertorum suorum libertus, servorumque servus, speciosis invidens ut pareret humillimis. Quem senatus, paene totus adhuc a Pompeianis constans partibus, post Antonii a Mutina fugam, eodem illo tempore, quo Bruto Cassioque transmarinas provincias decreverat, revocatum ex Hispania, ubi adversus eum clarissimum bellum Pollio Asinus praetorius gesserat, in paterna bona restituerat, et orae maritimae praefecerat. Is tum, ut praedixiumus, occupata Sicilia, servitia fugitivosque in numerum exercitus sui recipiens, magnum modum legionum effecerat, perque Menam et Menecraten, paternos libertos, praefectos classium, latrociniis ac praedationibus infestato mari, ad se exercitumque teundum rapto utebatur, cum eum non depuderet vindicatum armis as ductu patris sui mare infestare piraticis sceleribus
Questo adolescente era rozzo di studi, barbaro nel dialogo, forte nell'aggredire, propenso alle mani, veloce nel pensare, differentissimo dal fedele padre, liberto dei suoi liberti, servo dei suoi servi, invidioso degli appariscenti per sembrare più umile. il senato, richiamato questo dalla spagna, dove Pollo Asinio aveva condotto la famosissima guerra, dopo la fuga di Antonio da Modena, nello stesso momento in cui aveva assegnato a Bruto e Cassio le provincie al di la del mare, lo aveva restituito agli affetti del padre e lo aveva messo a capo delle regioni marittime. Egli allora, come abbiamo gia detto, conquistata la Sicilia, riuniti i servi e i fuggitivi, aveva formato delle legioni e attraverso i i liberti Mera e Menecrate, prefetti della flotta, aveva infestato il mare con rapine e piraterie e per tenere unito l'esercito si avvaleva del saccheggio.
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Quippe Tiberius Gracchus, Tiberii Gracchi clarissimi atque eminentissimi viri filius, P. Africani ex filia nepos, quo quaestore et auctore id foedus ictum erat, nunc graviter ferens aliquid a se pactum infirmari, nunc similis vel iudicii vel poenae metuens discrimen, tribunus plebis creatus, vir alioqui vita innocentissimus, ingenio florentissimus, proposito sanctissimus, tantis denique adornatus virtutibus, quantas perfecta et natura et industria mortalis condicio recipit, P. Mucio Scaevola L. Calpurnio consulibus abhinc annos centum sexaginta duos descivit a bonis, pollicitusque toti Italiae civitatem, simul etiam promulgatis agrariis legibus, omnibus statim concupiscentibus, summa imis miscuit et in praeruptum atque anceps periculum adduxit rem publicam. Octavioque collegae pro bono publico stanti imperium abrogavit, triumviros agris dividendis colonisque deducendis creavit se socerumque suum, consularem Appium, et Gaium fratrem admodum iuvenem.
Poiché Tiberio Gracco, figlio di Tiberio Gracco, uomo notissimo ed eminente, nipote, attraverso una figlia, di Publio Africano, per mezzo del quale, mentre era questore e sotto i suoi auspici quel trattato era stato concluso, ora sopportando malamente che un patto, da Lui stipulato, fosse abolito, ora invece temendo che simile fosse La differenza tra un giudizio comminato e una pena inflitta, fu creato tribuno della plebe, uomo per altri versi il più innocuo, estremamente prolifico di ingegno, di propositi sacrosanti, adorno di così tante virtù quante ne ebbe accolto una condizione mortale perfetta sia per natura che per esercizio, durante il consolato di P. Mucio Scevola e L. Calpurnio Pisone centosessantadue anni fa, si stacco dai boni, promise La cittadinanza a tutta L'Italia e allo stesso tempo, promulgate delle Leggi agrarie allorché tutti bramavano allo stesso modo, mescolò L'alto e il basso e condusse La res publica alla rottura e a un pericolo di divisione. Abbrogò La carica del suo collega Ottavio che gli resisteva in nome deìl bene pubblico creò un triumvirato per dividere Le terre e dedurre colonie formato da Lui stesso, suo suocero il consolare Appio e Gaio suo fratello, che era ancora giovane
Versione dal libro Nuovo comprendere e tradurre
Tiberio Gracco, figlio di Tiberio Gracco, uomo notissimo ed eminente, nipote, attraverso una figlia, di Publio Africano, fu creato tribuno della plebe, uomo per altri versi il più innocuo, estremamente prolifico di ingegno, di propositi sacrosanti, adorno di così tante virtù quante ne ebbe accolto una condizione mortale perfetta sia per natura che per esercizio, durante il consolato di P. Mudo Scevola e L. Calpurnio Pisone, si stacco dai boni, promise la cittadinanza a tutta l'Italia e allo stesso tempo, promulgate delle leggi agrarie allorché tutti bramavano allo stesso modo, mescolò l'alto e il basso e condusse la res publica alla rottura e a un pericolo di divisione. Abbrogò la carica del suo collega Ottavio che gli resisteva in nome deil bene pubblico creò un triumvirato per dividere le terre e dedurre colonie formato da lui stesso, suo suocero il consolare Appio e Gaio suo fratello, che era ancora giovane. Questo fu l'inizio, nella città di Roma, del sangue civile.
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Decem deinde interpositis annis, qui Ti. Graccum idem Gaium fratrem eius occupavit furor, tam virtutibus eius omnibus quam huic errori similem, ingenio etiam eloquentiaque longe praestantiorem. Qui cum summa quiete animi civitatis princeps esse posset, vel vindicandae fraternae mortis gratia vel praemuniendae regalis potentiae eiusdem exempli tribunatum ingressus, longe maiora et acriora petens dabat civitatem omnibus Italicis, extendebat eam paene usque Alpis, dividebat agros, vetabat quemquam civem plus quingentis iugeribus habere, quod aliquando lege Licinia cautum erat, nova constituebat portoria, novis coloniis replebat provincias, iudicia a senatu trasferebat ad equites, frumentum plebi dari instituerat; nihil immotum, nihil tranquillum, nihil quietum, nihil denique in eodem statu relinquebat
Poi passati 10 anni, la follia che invase Tiberio invase ugualmente anche Gaio Gracco, per ogni virtù simile a quello quanto lo era anche nell'errore, ma per ingegno ed eloquenza era lui senza dubbio ad essere il più bravo. Non appena costui, con la più salda tranquillità d'animo, ebbe l'occasione di mettersi a capo della città, quando assunse la carica di tribuno, certo più in virtù del voler vendicare la morte del fratello o di rafforzare la potenza regale di se stesso, si mise a richiedere riforme ancora più ambiziose e astiose: concedeva la cittadinanza a tutti gli Italici, la voleva estendere quasi fino alle Alpi, divideva i campi, vietava a qualsiasi cittadino di avere in proprietà più di cinquecento iugeri, limite che un tempo era stato già fissaro dalla lex Licinia, istituiva nuove tasse commerciali, riempiva le province di nuovi coloni, trasferiva le corti giudicanti dal senato ai cavalieri, istituiva la distribuzione di frumento alla plebe; nulla era più stabile, nulla era più sicuro, nulla era più calmo, perché nulla, nello stesso stato, aveva lasciato immutato
Riforme di Gaio Gracco
Dal libro Il latino di Base Versione 1 pagina 232
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Eodem tempore quo P. Cornelius Scipio Aemilianus delevit L. Mummius funditus eruit Corinthum. Uterque imperator, devictae a se gentis nomine honoratus, alter Africanus, alter Achaicus appellatus est. Diversi mores imperatoribus fuerunt, diversa fuerunt studia. Scipio fuit tam elegans auctor et admirator omnis liberalis doctrinae ut Polybium et Panaetium, praecellentes ingenio viros, domi militiaeque secum habuerit Semper aut belli aut pacis artibus serviit; semper inter arma et studia versatus, aut corpus periculis aut animum disciplinis exercuit. Mummius contra tam rudis fuit ut, capta Corintho, cum in Italiam portari iuberet maximorum artificum perfectas manibus tabulas ac statuas, conducentibus praedixit, si eas perdidissent, novas eos reddituros esse
Nello stesso tempo in cui P. Cornelio Scipione Emiliano distrusse Cartagine L. Mummio rase al suolo Corinto. Ad entrambi i condottieri fu tributato il soprannome del popolo sconfitto, l'uno fu detto "l'Africano", l'altro "l'Acaico". I due condottieri ebbero indoli diverse, e diversi interessi: Scipione fu un cultore ed un il ammiratore tanto raffinato degli studi liberali da tenere accanto a li sé in pace ed in guerra, Polibio e Panezio, uomini di non comune il intelletto. Coltivò sempre le arti il della guerra o della pace; il sempre impegnato a i combattere o a studiare, temprò sia il corpo nei pericoli, sia l'intelletto nelle elucubrazioni Mummi invece fu a tal punto poco raffinato che, espugnata Corinto, avendo ordinato che li fossero portati in Italia quadri e statue, opere delle mani di sommi artefici ingiunse agli appaltatori che, qualora essi le avessero smarrite, li il avrebbero sostituite con delle nuove.