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Antiquarum mulierum frequenti in usu praenomina fuerunt Rutilia Caesellia Rodacilla Murrula Burra, a colore ducta. Illa praenomina a virilibus tracta sunt, Gaia Lucia Publia Numeria. Ceterum Gaia usu super omnes celebrata est: ferunt enim Gaiam Caeciliam, Tarquinii Prisci regis uxorem, optimam lanificam fuisse, et ideo institutum ut novae nuptae, ante ianuam mariti interrogatae quaenam vocarentur, Gaias esse se dicerent.
Frequenti in uso furono i nomi delle donne antiche, Rutilia, Cesellia, Rodacilla, Murruda e Borra, presi dai colori. Prenomi tratti da quelli maschili furono: Gaia, Lucia, Pubblia e Numeria. Il più in uso fu Gaia, si dice infatti che Gaia Cecilia, coniuge del re Tarquinio Prisco, fu un'eccellente lavoratrice della lana e che però si adottò l'abitudine che ogni nuova sposa, interrogata dinzanzi alla porta di casa dal marito su come si chiamasse, rispondesse di essere Gaia.
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Tiberii vocitari coeperunt qui ad Tiberim nascebantur. Titus e Sabino nomine Tito fluxit, Appius ab Atto, eiusdem regionis praenomine. Caesones adpellati sunt qui e mortuis matribus exsecti erant, Seruius quod mortua matre in utero seruatus est, Spurii patre incerto geniti quasi σποράδιοι. Numerii sola tantum modo patricia familia usa est Fabia, idcirco quod trecentis sex apud Cremeram flumen caesis, qui unus ex ea stirpe extiterat, ducta in matrimonium uxore filia Numerii Otacilii Maleventani sub eo pacto ut quem primum filium sustulisset, ei materni avi praenomen inponeret, obtemperavit.
Iniziarono a chiamare "Tiberio" quelli che nascevano presso il Tevere. Tito Livio ebbe origine dal nome sabino Tito, Appio da Atto che è un prenome usato dalla stessa sabina. Cesoni vennero chiamati i nati con un parto cesareo da madre deceduta. Servio chi era sopravvissuto nell'utero della madre defunta. Scomparsi i nati da pare non identificato, quasi come (dal greco) "sporaden" che in greco significa "alla rinfusa". Del nome "Numerio" si servì soltanto la famiglia patrizia dei "Fabi" proprio perchè dopo che i trecentosei furono uccisi presso il Fiume Cremera, l'unico superstite della stirpe ottemperò al desiderio di Numerio Otacilio di Benvenuto di cui sposò la figlia a condizione di mettere al primo figlio il nome dell'antenato materno.
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Lucii coeperunt adpellari qui ipso initio lucis orti erant, aut, ut quidam arbitrantur, a Lucumonibus Etruscis, Manii qui mane editi erant, vel ominis causa quasi boni: manum enim antiqui bonum dicebant. Cnaeus ob insigne naevi adpellatus est. Quod unum praenomen varia scriptura notatur: alii enim Naeum alii Gnaeum alii Cnaeum scribunt. Qui "G" littera in hoc praenomine utuntur, antiquitatem sequi videntur, quae multum ea usa littera est. Olim enim dicebatur frugmentum, nunc frumentum ecfertur, et forgtis, non fortis, et gnatura, non natura. Ergo etiam qui in corporibus gigni solet gnaeuus adpellabatur. Qui CN ponunt, correptione syllabae delectari videntur, qui Naeus, levitate. Gaii iudicantur dicti a gaudio parentum, Auli quod iis aventibus nascuntur, Marci Martio mense geniti, Publii qui prius pupilli facti erant quam praenomina haberent, alii ominis causa e pube.
L'origine del prenome Lucio è fatta risalire o all'essere nato all'inizio della luce del giorno, o come ritengono alcuni ai Lucumoni etruschi. Furono chiamati "Manii" quelli che erano nati al primo mattino o ai quali si augurava, per dire così, di essere buoni: per dire "bonus" gli antichi dicevano "manus". Il prenome Cneo prese spunto dal segno caratteristico del neo. A tale proposito la scirttura è varia, poichè alcuni scrivono "Neo" altri "Gneo" ancora altri "Cneo". Chi dice o scrive Gneo pare seguire una tradizione dei tempi antichi in cui la lettera "G" era usata molto. Un tempo infatti si digeva "frugmentum" per quello che oggi è il "frumentum" e così "forgtis" e non "fortis", "gnatura e non "natura". Perciò anche il neo del corpo veniva chiamato "gnaevus". Quelli che usano CN sembra che preferiscano l'inasprimento della sillaba, quanti scrivono "Naevus" il suo addolcimento. "Gai" si ritiene sia il nome di quelli che nacquero con "gaudio dei genitori. "Auli" quello dei figli nati da genitori molto desiderosi di averli. "Marci" sono quelli che sono stati generati nel mese di marzo. "Publi" quelli che erano stati resi pupilli prima di avere il prenome, altri al fine di buon augurio da "pubes".
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Opiter qui patre mortuo avo vivo gignebatur, Vopiscus qui in utero matris geminus conceptus, altero abortu eiecto, incolumis editus erat. Hostus praenomen fuit in eo qui peregre apud hospitem natus erat, idque habuit Lucretius Tricipitinus, collega L. Sergii. Volero in praenomen abiit, quod volentibus nasci liberi parentibus videbantur, quo usus est Publilius Philo. Lartis praenomen sumptum est a laribus, Tuscum autem esse creditum, fuitque consul Lar Herminius cum T. Verginio Tricosto. Statius a stabilitate, Faustus a favore praenomina coeperunt. Tullus praenominatus est ominis gratia quasi tollendus, "o" littera in "u" conversa. Sertor qui per sationem natus erat adpellatus est. Ancum praenomen Varro e Sabinis translatum putat. Valerius Antias scribit quod cubitum vitiosum habuerit, qui Graece vocatur ἀγκών.
Quello che nasceva dopo la morte del padre era chiamato "Opiter", essendo vivo il nonno, "Vopisco" chi sopravviveva da solo ad un parto gemellare. "Osto" era il prenome di chie era nato all'estero in casa di un ospite e lo fu di Lucrezio Tricipitino, collega di Lucio Sergio. Finì per essere un prenome "Volerone", come simbolo di desiderio di figli da parte dei genitori, e lo fu di Pubililio Filone. Il prenome "Larte" derivò dai "Lari" e si pensa che fosse etrusco, così ci fu un console, Lar Erminio, collega di Tito Verginio di Tricosto. Il prenome "Stazio" derivò da "stabilità", "Fausto" derivò da "favore". Il prenome "Tullio" è da riferirsi a titolo di buon auspicio, con il verbo "tollo", con la trasformazione di "o" in "u". Sertore significò "nato durante il periodo della semina". Quanto al prenome "Anco", Varrone lo ritiene importanto dalla Sabina. Valerio Anziate scrive che il re Anco fu chiamato così perchè aveva un braccio offeso ed in lingua greca "braccio offeso" si dice appunto "agcwn"
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Gentilicia nomina Varro putat fuisse numero ∞, praenomina circa xxx. Pueris non prius quam togam virilem sumerent, puellis non ante quam nuberent praenomina imponi moris fuisse Quintus Scaeuola auctor est. Quae olim praenomina fuerunt, nunc cognomina sunt, ut Postumus Agrippa Proculus Caesar.
Varrone reputa che i nomi gentilizi fossero di numero mille, i prenomi circa di trenta. Quinto Scevola dice che si usò imporre ai giovani il prenome, solo dopo che avessero assunto la toga virile, alle giovani solo dopo che si fossero coniugate. Quelli che un tempo furono prenomi, ora sono cognomi: Postumo, Agrippa, Proculo, Cesare.