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Cicada per totam aestatem cantaverat et nihil contra hiemem providerat. ...
La cicala aveva cantato per tutta l'estate e non aveva procurato nulla contro l'inverno. In autunno, quando con i primi freddi le foglie degli alberi cadono, e in inverno, quando tutta la terra è coperta di neve, la cicala era afflitta dalla fame. Così una volta visitò la formica e disse: "Se mi doni del cibo, non sarò consumata dalla fame; sono contenta con poco". Ma la formica rispose: "Che cosa hai fatto d'estate, quando io accumulavo il grano?". "Ho cantato canzoni meravigliose", disse la cicala. E la formica: "Allora hai cenato; ora salta!"
(By Vogue)
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At hostes, ubi primum nostros equites conspexerunt...
Ma i nemici, non appena osservarono i nostri cavalieri, fatta irruzione, li sconvolsero rapidamente; questi resistendo nuovamente, si gettarono secondo la loro consuetudine ai piedi, feriti sotto il ventre i cavalli e gettati giù parecchi nostri, gettarono i restanti in fuga e spinsero quelli che erano spaventati così, da non desistere dalla fuga (rinunciare alla fuga) prima che i nostri giungessero al cospetto della colonna in marcia. In tale battaglia dei nostri cavalieri ne furono uccisi settantaquattro; tra questi un uomo fortissimo, Pisone Aquitano, nato da una rispettabilissima stirpe, il cui nonno aveva ottenuto il regno nella propria città, definito amico dal nostro senato. Questi, portando aiuto al fratello, circondato dai nemici, lo sottrasse dal pericolo; proprio lui stesso, gettato giù dal cavallo ferito, fino a che poté, resistette molto coraggiosamente. Circondato, ricevute molte ferite, essendo caduto e il fratello, che ormai si era ritirato dalla battaglia, essendosi accorto da lontano, spronato il cavallo si offrì ai nemici e fu ucciso.
(By Maria D. )
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La frequentazione della massa (lett. : "dei molti") è nociva. Davvero nulla è tanto dannoso per i buoni costumi quanto assistere a un qualche spettacolo: proprio allora, attraverso il diletto, si insinuano i vizi. Torno più avido, più ambizioso, più dissoluto, anzi persino più crudele e più inumano, poiché sono stato in mezzo agli uomini. Per caso sono capitato ad uno spettacolo pomeridiano, aspettandomi giochi e burle: è il contrario. Sono meri omicidi: esposti al colpo con gli interi corpi, non vengono mai invano alle mani. Di mattina gli uomini sono dati in pasto ai leoni e agli orsi, di pomeriggio ai loro spettatori.
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Perché dunque odiavo anche la grammatica greca? Infatti Omero è sia esperto nel comporre simili favolette, sia leggero in modo dolcissimo, e per me bambino, tuttavia, era spiacevole. Anche per i bambini greci è così, credo, quando il maestro li obbliga ad imparare l'Eneide. Evidentemente la difficoltà, la difficoltà della lingua straniera cospargeva completamente, per così dire, di fiele tutte le dolcezze greche dei racconti favolosi. Non conoscevo, infatti, nessuna parola greca, e il maestro mi incalzava severamente con crudeli minacce e castighi. In verità un tempo, da bambino, non conoscevo neppure nessuna parola latina e tuttavia, con l'applicazione, le imparai, senza nessuna intimidazione né tortura, tra carezze di nutrici e giochi e allegria. Di certo appresi la lingua latina senza il peso di castighi. Ha maggiore efficacia per l'apprendimento, dunque, la libera curiosità chela terribile costrizione.
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T. Pomponio Attico amava la letteratura e da bambino imparava rapidamente. Non aspirava al potere, non partecipò mai ad un'asta pubblica, non tenne mai un'orazione forense. Quando aveva circa sessant'anni, sopraggiunse la guerra di Cesare. A Cesare, comunque, fu gradita la vita tranquilla di Attico. Infatti, dopo la vittoria, per mezzo di lettere, Cesare pretese soldi dai privati cittadini, nei confronti di Attico, invece, non solo non fu ostile, ma addirittura perdonò il figlio di sua sorella (proveniente) dall'accampamento di Pompeo. Così Attico scampò a nuovi pericoli.