- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Colui che si affida ad un uomo disonesto, mentre cerca aiuto, trova la rovina. Dopo che spesso le colombe avevano rifuggito il nibbio e, con la velocità delle ali, avevano evitato la morte, il rapace volse all'inganno il suo proposito e imbrogliò con tale frode la specie indifesa: Per quale ragione conducete un'esistenza inquieta, invece che, con un patto, nominare quale re me, che vi terrò al sicuro da ogni offesa? Quelle credono e affidano sé stesse al nibbio. Ma questo, dopo aver preso il potere, cominciò a mangiarle una ad una e ad esercitare il potere con i crudeli artigli. Allora, una delle rimanenti: Siamo meritatamente punite.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
A costui succedette il figlio Tito, che fu chiamato anch'egli Vespasiano, uomo a tal punto eccezionale per ogni genere di virtù da essere detto "amore e delizia del genere umano", molto eloquente, abilissimo in guerra, estremamente moderato. Trattò cause in latino, compose poesie e tragedie in greco. Durante l'assedio di Gerusalemme, prestando servizio militare sotto il padre, trafisse dodici combattenti con dodici colpi di frecce. A Roma fu di mitezza tanto grande nel comando che non punì assolutamente nessuno, lasciò andare i colpevoli di una congiura contro di sé, e anzi, li tenne nella medesima amicizia in cui li teneva prima. Fu di bontà e generosità così grandi che, non negando nulla a nessuno ed essendo biasimato dagli amici, rispose che nessuno doveva andar via scontento dall'imperatore; inoltre, essendosi ricordato un giorno, durante una cena, che quel giorno non aveva fatto niente per nessuno, disse: "O amici, oggi ho sprecato la giornata". Costui fece costruire un anfiteatro a Roma e, alla sua inaugurazione, fece uccidere cinquemila animali feroci.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Nella seconda guerra punica, P. Scipione Africano accolse Massinissa, re dei Numidi, nella propria amicizia. Dopo che Massinissa ebbe compiuto molte e nobili imprese, i Romani gli concessero in dono città e terreni. Pertanto l'amicizia di Massinissa per i Romani si mantenne sincera ed schietta. Dopo Massinissa, il figlio Micipsa detenne il regno da solo, poiché una malattia aveva ucciso i fratelli. Micipsa generò Aderbale e Iempsale, e tenne presso di sé nella reggia Giugurta, il figlio del fratello, insieme ai propri figli.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Milziade si distinse sia per fama sia per moderazione. Gli Ateniesi, per via del responso dell'oracolo, lo inviarono nel Chersoneso, dove c'erano i Traci. Lì Milziade combatté con le armi, disperse le truppe dei barbari, rinforzò con delle fortezze i luoghi appropriati e sistemò nei campi gli uomini che aveva portato con sé. Quindi i Cari, che a quel tempo abitavano Lemno, non gli opposero resistenza ed emigrarono dall'isola. Milziade ridusse sotto il dominio degli Ateniesi anche le isole che i Greci chiamo Cicladi. Nei medesimi tempi, il re dei Persiani, Dario, trasferì le truppe dall'Asia all'Europa e mosse guerra contro gli Scizi. Allora Milziade lasciò il Chersoneso e si spostò nuovamente ad Atene e diede suggerimenti ai Greci.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Davvero quel famoso Fulvio, che combatté contro gli Etoli con Ennio per compagno, non esitò a consacrare alle Muse le spoglie di guerra. Per questa ragione, nella città in cui i comandanti, ancora armati, onorarono il nome dei poeti e i santuari delle Muse, i giudici civili non devono essere estranei alla lode delle Muse e al benessere dei poeti. E affinché facciate ciò più volentieri, subito mi rivelerò a voi, o giudici, e vi confesserò il mio, per così dire, desiderio, forse eccessivamente acceso, e tuttavia certamente onorevole, di gloria. Le azioni, infatti, che durante il mio consolato ho compiuto insieme a voi per la salvaguardia di questa città e del governo, per la vita dei cittadini e pressoché tutto il complesso dello stato, il poeta Archia le ha menzionate ed ha iniziato a scriverle in versi: ascoltati questi, poiché mi sembrò un'opera rilevante e pregevole, lo esortai a completarla. Il valore, infatti, non desidera altro compenso delle fatiche e dei pericoli fuorché questo dell'apprezzamento e della gloria: e invero tolta questa, o giudici, che cosa resta per cui noi, in questo corso tanto breve e transitorio della vita, ci adoperiamo tra sforzi così grandi?