- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
All'arrivo di Cesare, i Veneti e le altre rimanenti popolazioni della costa marittima poste di fronte alla Britannia decisero di preparare la guerra a causa della grandezza del pericolo e della paura della schiavitù: fortificano le città, trasportano il grano dai campi nelle città, predispongono le navi e tutte le cose che riguardano l'utilizzo delle navi, prendono con sé come alleati per la guerra i Lessovi, i Morini e i Menapi, chiamano truppe ausiliarie dalla Britannia. Nel mentre, i soldati romani si trovavano in grande difficoltà, poiché non conoscevano i guadi, i porti, le isole di quelle zone: infatti i percorsi a piedi erano ostacolati da stagni e da paludi, la navigazione era impedita per via dell'inesperienza dei luoghi e della scarsità dei porti, e gli eserciti non potevano rimanere a lungo nella regione ostile a causa della mancanza di grano. Oltre a ciò, i siti delle città erano alle estremità di lingue di terra e di promontori e, quando la marea si alzava, non davano accesso né alla fanteria, né alla cavalleria, (mentre) quando si abbassava, non davao accesso neppure alle navi: l'assedio delle città, pertanto, era del tutto impedito.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
L'imperatore ad un domestico. Quando l'imperatore Tiberio si recava a Napoli, giunse nella sua villa presso Miseno, la quale guarda in lontananza verso il mar di Sicilia e si affaccia sul mar Tirreno. Uno dei domestici della casa, mentre il padrone passeggiava attraverso i viali verdeggianti, iniziò a bagnare il suolo ardente con una bacinella di legno, e celebrò (presente storico) il cortese servizio. Ma è ridicolo. Poi con le usuali giravolte, lo anticipa di corsa in un altro viale e calma il polverone. L'imperatore riconosce l'uomo. Quello chiede un premio. "Eh?" dice il padrone. Quello si fa avanti sul serio, impaziente per la gioia di una sicura ricompensa. Allora, la tanto grande maestà dell'imperatore così scherzò: Non hai fatto poi tanto, e la tua fatica è andata invano sprecata; a prezzo assai maggiore si vende l'affrancamento presso di me.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
L'alleanza con un potente non è mai affidabile: questa favoletta dimostra la mia tesi. Una mucca, una capretta e una pecora tollerante dell'offesa furono alleate con un leone per la caccia. Dopo che costoro ebbero catturato un cervo di enorme corporatura, il leone, fatte le parti, così disse: "Io prendo per me la prima, perché mi chiamo leone; la seconda, poiché sono coraggioso, la darete a me; poi, dato che sono più forte, avrò la terza; se qualcuno avrà toccato la quarta, sarà colpito da una sventura. " Così, la sola disonestà portò via l'intera preda.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Panezio loda l'Africano, poiché fu, a suo parere, moderato. Ma in quello ci furono altre qualità maggiori. La lode alla moderazione non è propria soltanto dell'uomo, ma anche di quei tempi. Paolo conquistò tutta la ricchezza dei Macedoni, che fu enorme; ma questi non fece entrare nulla nella propria casa, oltre al ricordo eterno del suo nome. L'Africano non fu affatto più ricco dopo che ebbe distrutto Cartagine. Neppure L. Mummio, il quale fu collega di quello nell'ufficio della censura, fu più facoltoso, dopo che ebbe distrutto dalle fondamenta città facoltosissime. Preferì abbellire l'Italia piuttosto che la propria casa. Nessun vizio, dunque, è più ignobile dell'avidità, soprattutto negli uomini influenti; considerare, infatti, lo Stato quale fonte di profitto non solo è vergognoso, ma anche scellerato ed empio.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: Repetita Iuvant - versioni latino tradotte
- Visite: 3
Dell'amicizia abbiamo parlato con unaltro libro, ora parleremo della gloria. Ebbene, la gloria più elevata e perfetta si compone di queste tre cose: se il popolo apprezza, se possiede la fiducia, se guarda con passione. La fama di generosità e di equità suscita intensamente la devozione del popolo. L'equità mista all'intelligenza rende il popolo fedele. L'equità senza cautela, inoltre, otterrà molto, senza equità, la cautela non potrà nulla. Pertanto il popolo accorda la gloria agli uomini i quali agiscono sempre con cautela ed equità, disprezza gli uomini che compiono ingiustizie. E anche a quelli che vendono o comprano, che prendono in prestito o investono denaro, l'equità è necessaria per gli affari. Nessuno, senz'altro, può vivere senza alcun briciolo di equità. Infatti gli stessi compagni uccidono oppure abbandonano quegli uomini che vivono nell'illecito.