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Videmus enim fuisse quosdam oratores qui idem ornate ac graviter, ...Quid enim sit Atticum discant ab illo eloquentiamque ipsius viribus, non imbecillitate sua metiantur.
Costatiamo infatti che sono stati oratori alcuni che espressero la medesima cosa ornatamente e severamente, scaltramente e sottilmente. E voglia il cielo che potessimo ritrovare la figura dell'oratore negli stessi Latini. Sarebbe meraviglioso non cercarli nei luoghi esterni, , che fossero contenuti all'interno. Ma io stesso, che in quel nostro discorso che è esposto in Bruto attribuii molto ai Latini, o per incoraggiare gli altri o per il fatto che amavo i miei, ricordai che avevo di gran lunga anteposto a tutti il solo Demostene che volli conformare a quella che percepisco come eloquenza, non a quella che io stesso ho conosciuto in qualcuno. nessuno è risultato più serio più scaltro più equilibrato di costui. pertanto noi dobbiamo ammonire coloro il cui discorso inesperto è divenuto frequente questi stessi che o desiderano essere definiti Attici o vogliono parlare Atticamente ad ammirare moltissimo costui in confronto al quale credo che neppure la stessa Atene sia stata più Attica. dovrebbero apprendere da costui cosa sia l'Attico e dovrebbero valutare l'eloquenza dalle energie dello stesso, non dalla loro imbecillità. (By Maria D.)
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Volo hoc oratori contingat, ut cum auditum sit eum esse dicturum, locus in subselliis occupetur, compleatur tribunal, ...ita fiet, ut non omnes qui Attice idem bene, sed ut omnes qui bene idem etiam Attice dicant.
Desidero che all'oratore tocchi ciò, in modo tale che quando si apprenda che è in procinto di parlare, si occupi il posto sui sedili dei tribunali, che il tribunale si riempia, che ci siano graziosi scrivani nell'offrire e nel cedere il posto, che ci sia un molteplice pubblico, un giudice di una certa importanza; alzandosi colui che sta per parlare, si faccia un gesto di silenzio dal pubblico, poi copiosi applausi, molti complimenti; ci sia il riso, quando lo desidera, quando lo vuole, ci sia il pianto: affinchè, colui che veda da lontano la scena, anche se non sa cosa fare, capisca che per altro è piacevole e che un Roscio è in scena. a chi tocchino tali cose, saprai che costui parla Atticamente, come abbiamo udito da Pericle, da Iperide, da Eschine, pure soprattutto dallo stesso Demostene. Se invece mettono in campo un genere di orazione acuto, prudente e allo stesso modo sincero solido e sobrio utilizzano non quell'abbelimento oratorio più grave e desiderano che tale sia proprio degli Attici, lodano a ragione. nell'arte tanto grande e tanto varia c'è infatti il posto per questa piccola sottigliezza. Avverrà così, che non tutti coloro i quali dicono la medesima cosa Atticamente parlino bene, ma che tutti coloro i quali dicono la stessa cosa bene parlino anche Atticamente.
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C. PLINIUS SABINIANO SUO S. Bene fecisti quod libertum aliquando tibi carum in animum recepisti. Iuvabit hoc te; me certe iuvat,...simul in posterum moneo, ut te erroribus tuorum, etsi non fuerit qui deprecetur, placabilem praestes.Vale.
Hai fatto bene a riprendere quel liberto a te un tempo caro nell'animo. Questo ti aiuterà, certamente aiuta me. Per prima cosa perché io ti vedo (vedo te) talmente docile che non puoi essere dominato dall'ira, poi perché tu tanto a me attribuisci valori da o obbedire alla mia autorità o da assecondare le (mie) preghiere (indulgeo regge il dativo). Dunque sia approvo sia ringrazio; allo stesso tempo ti consiglio per il futuro di non scusarti per gli errori dei tuoi, anche se non ci sarà stato un implacabile protettore. Stammi bene.
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Nos autem (nam id te scire cupere certo scio) publicis a consiliis nullis intersumus totosque nos ad forensem operam laboremque contulimus. ex quo, quod facile intellegi possit, in multa commemoratione earum rerum quas gessimus desiderioque versamus. sed Boopidis nostrae consanguineus non mediocris terrores iacit atque denuntiat et Sampsiceramo negat, ceteris prae se fert et ostentat. quam ob rem si me amas tantum quantum profecto amas, si dormis expergiscere, si stas ingredere, si ingrederis curre, si curris advola. credibile non est quantum ego in consiliis prudentia tua, quodque maximum est, quantum in amore et fide ponam. magnitudo rei longam orationem fortasse desiderat, coniunctio vero nostrorum animorum brevitate contenta est. permagni nostra interest te, si comitiis non potueris, at declarato illo esse Romae. cura ut valeas.
Stesso titolo da altro libro
Nuntium optatissimum accepi, te questorem in mea provincia factum esse. Spero te diuntius mecum fore: magni enim mihi videtur interesse ad eam necessitudinem quam nobis sors tribuit consuetudinem quoque accedere. Quod ad me Curius, consobrinus tuus, mihi, ut scis, maxime necessarius, quod item C. Vergilius, propinquus tuus, familiarissimus noster, de te accuratissime scripsit, ego magni facio, sicut magni haberi debet hominum amicissimorum diligens commendatio; sed tuae litterae de tua praesertim dignitate et de nostra coniuctione maximi sunt apud me ponderis. Quaecumque a me ornamenta in te venire poterunt, venient, ut omnes intelligant a me habitam esse rationem tuae maiorumque tuorum dignitatis. Sed it facilius consequor si ad me in Ciliciam veneris; quod ego et rei publicae et maxime tua interesse arbitror.
Lettera a un amico versione latino Cicerone
Libro In pratica e in teoria
nos autem (nam id te scire cupere certo scio) publicis a consiliis nullis intersumus totosque nos ad forensem operam laboremque contulimus. ex quo, quod facile intellegi possit, in multa commemoratione earum rerum quas gessimus desiderioque versamus. sed bowpidoj nostrae consanguineus non mediocris terrores iacit atque denuntiat et Sampsiceramo negat, ceteris prae se fert et ostentat. quam ob rem si me amas tantum quantum profecto amas, si dormis expergiscere, si stas ingredere, si ingrederis curre, si curris advola. credibile non est quantum ego in consiliis prudentia tua, quodque maximum est, quantum in amore et fide ponam. magnitudo rei longam orationem fortasse desiderat, coniunctio vero nostrorum animorum brevitate contenta est. permagni nostra interest te, si comitiis non potueris, at declarato illo esse Romae. cura ut valeas.
Si ricorda agli utenti che Cicerone parla sempre al plurale majestatis indicando se stesso. Quindi la prima persona plurale va tradotto in prima persona singolare.
Quanto a me (dato che io sono certo che tu desideri saperlo), non sono mai ad alcun consiglio comune sono tutto dedito all'opera e al lavoro forense; da ciò si può capire, mi volgo indietro molto al ricordo e al desiderio dei quelle cose che ho già fatto. Ma il consanguineo della nostra Occhimagna mi getta non piccoli spaventi e minacce: a Samsisceramo dice che non è vero; ma parla a viso aperto degli altri e se ne vanta. Per questo se mi ami tanto quanto infatti mi ami, se tu dormi, ti risenti; se già sei in piedi, cammina; se cammini, mettiti a correre; se corri, vola. Non è credibile, quanto io assai riponga in fiducia e quanto tenga in amore nei tuoi consigli, nella tua prudenza, . La grandezza della cosa desidera fortemente un'orazione; ma l'unione dei nostri animi si accontenta di brevità. Importa moltissimo che, se tu non potrai per i comizi, sia a Roma per quella nomina. Abbi cura di te.
Stesso titolo da altro libro - diversa
Ho ricevuto una notizia molto attesa, che tu sei stato nominato questore nella mia provincia. Spero che tu starai più a lungo con me: infatti mi sembra che sia di grande importanza (magni interesse) che anche (quoque) la frequentazione stretta (consuetudinem) si aggiunga (accedere) a quella vicinanza che il sorteggio ci ha assegnato. Quello che mi ha scritto Curio, tuo cugino, come sai a me molto strettamente legato, allo stesso modo quello che mi ha scritto di te in modo molto accurato Caio Vergilio, tuo congiunto, nostro intimo amico, io lo tengo in grande considerazione, così come deve essere considerata molto la puntuale raccomandazione di uomini molto amici; ma sono di grandissimo peso per me le tue lettere specialmente riguardanti la tua carica e la nostra collaborazione. Tutti gli onori che potranno venire da me verso di te, verranno, affinché tutti comprendano che ho tenuto in considerazione il tuo prestigio e quello dei tuoi antenati. Ma otterrò ciò più facilmente se verrai da me in Cilicia; giudico che questo sia importante sia per me sia per lo stato sia specialmente per te.
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Sed quo sis, Africane, alacrior ad tutandam rem publicam, sic habeto: omnibus, qui patriam conservaverint, adiuverint, auxerint, certum esse in caelo definitum loco ...
Ma tu O Africano perché tu sia più sollecito nel difendere lo Stato, tieni ben presente quanto segue: per tutti coloro che abbiano preservato gli ordinamenti della patria, si siano adoperati per essa, l'abbiano resa potente, è certo che avranno una collocazione ben definita in cielo, dove da beati fruiscono di una vita sempiterna; a quel sommo Dio che regge tutto l'universo nulla - di ciò che accade in terra - è infatti più caro delle unioni e aggregazioni di uomini, associate sulla base del diritto, che vanno sotto il nome di città; coloro che le reggono e ne custodiscono gli ordinamenti partono da questa zona del cielo e poi vi ritornano".