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Sed quoniam coegisti, ut concederem, qui mortui essent, eos miseros non esse, perfice, si potes, ut ne moriendum quidem esse miserum putem. Iam istuc quidem nihil negotii est, sed ego maiora molior. Quo modo hoc nihil negotii est? aut quae sunt tandem ista maiora? Quia, quoniam post mortem mali nihil est, ne mors quidem est malum, cui proxumum tempus est post mortem, in quo mali nihil esse concedis: ita ne moriendum quidem esse malum est; id est enim perveniendum esse ad id, quod non esse malum confitemur. Uberius ista, quaeso. haec enim spinosiora, prius ut confitear me cogunt quam ut adsentiar. sed quae sunt ea, quae dicis te maiora moliri? Ut doceam, si possim, non modo malum non esse, sed bonum etiam esse mortem. Non postulo id quidem, aveo tamen audire. ut enim non efficias quod vis, tamen, mors ut malum non sit, efficies. sed nihil te interpellabo; continentem orationem audire malo.
Ma dal momento che mi hai costretto a riconocere che chi è morto non è infelice convincimi ora se ti riesce che neanche il ftto che si debba morire costituisce motivo di infelicità — Questo oramai è facile : ma io ho intenzione di fare qualche cosa di più importante. — Come, facile? E che cos'è questo qualcosa di più importante? — Ecco: se dopo la morte non esiste male, non è un male neanch'essa, perché precede immediatamente, come tu stesso riconosci, un periodo in cui non esiste male; quindi, neanche il fatto dì dover morire costituisce infelicità, perché consiste nella necessità di pervenire a uno stato in cui abbiamo ammesso che non esiste male. — Spiegati più chiaramente, ti prego. Questi ragionamenti cosi intricati mi vincono ma non mi convincono. Ma tu dicevi dì voler fare qualche cosa di più importante, mi pare. — Farti vedere, se ci riesco, che la morte non solo non è un male, ma anzi è un bene. — Non pretendo tanto, però sono ansioso di ascoltare egualmente. Anche se non arriverai a questo risultato, arriverai sempre a provare che la morte non è un male. Io però non ti interromperò mai, perché preferisco ascoltare un discorso continuato.
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nec mihi placuit nec cuiquam tuorum quicquam te absente fieri quod tibi, cum venisses, non esset integrum. equidem sentiam aut scribam ad te postea pluribus aut, ne ad ea meditere, imparatum te offendam coramque contra istam rationem meam dicam, ut aut te in meam sententiam adducam aut certe testatum apud animum tuum relinquam quid senserim, ut, si quando, quod nolim, displicere tibi tuum consilium coeperit, possis meum recordari. brevi tamen sic habeto, in eum statum temporum tuum reditum incidere ut iis bonis quae tibi natura, studio, fortuna data sunt facilius omnia quae sunt amplissima in re publica consequi possis quam muneribus. quorum neque facultatem quisquam admiratur (est enim copiarum, non virtutis) neque quisquam est quin satietate iam defessus sit. sed aliter atque ostenderam facio qui ingrediar ad explicandam rationem sententiae meae; qua re omnem hanc disputationem in adventum tuum differo. summa scito in exspectatione esse eaque a te exspectari quae a summa virtute summoque ingenio exspectanda sunt. ad quae si es, ut debes, paratus, quod ita esse confido, plurimis maximisque muneribus et nos amicos et civis tuos universos et rem publicam adficies. illud cognosces profecto, mihi te neque cariorem neque iucundiorem esse quemquam.
M. Cicerone saluta Curione. A me non va e nemmeno ad alcuno dei tuoi che in tua assenza accada qualcosa che prt te non sia recuperabile quando verrai. Quindi esporrò il mio pensiero o per guadagnarti al mio parere oppure per lasciare impresso nella tua mente come io la veda, affinché, se un domani, cosa che non vorrei, la tua deliberazione non ti piacerà più, tu possa ricordarti della mia. Tuttavia, in breve, persuaditi che il tuo ritorno viene a coincidere con una situazione tale che potrai conseguire tutte quelle soddisfazioni disponibili in uno stato potentissimo più facilmente con quei beni che ti sono stati dati dalla natura, la solerzia, la sorte piuttosto che elargendo doni. Di questi ultimi nessuno ammira l'abbondanza (infatti si tratta di ricchezze materiali, non di virtù), ma non c'è alcuno che ne sia sazio. Ma agisco in maniera diversa da quanto avevo mostrato, io che comincio a spiegarti il motivo della mia opinione; perciò preferisco rimandare questa discussione al tuo arrivo. Sappi che hai suscitato grandissima aspettativa e da parte tua si aspettano quelle cose che ci si deve attendere da una persona dotata di eccelso valore e sommo ingegno. Se ad esse sei preparato, come devi, e io spero che sia così, ricolmerai di numerosissimi e grandissimi doni noi amici, i tuoi cittadini e la repubblica. Saprai presto che nessuno mi è più caro e ben accetto di te.
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Ego enim, quam diu senatus auctoritas mihi defendenda fuit, sic acriter et vehementer proeliatus sum ut clamor concursusque maxima cum mea laude fierent. Quod si tibi umquam sum visus in re publica fortis, certe me in illa causa admiratus esses. Cum enim ille ad contiones confugisset in iisque meo nomine ad invidiam uteretur, di immortales! Quas ego pugnas et quantas strages edidi! Quos impetus in Pisonem, in Curionem, in totam illam manum feci! Quo modo sum insectatus levitatem senum, libidinem iuventutis! Saepe, ita me di iuvent, te non solum auctorem consiliorum meorum verum etiam spectatorem pugnarum mirificarum desideravi.
Io infatti mi sono battuto con tanto accanimento e tanta veemenza che gli applausi sono scrosicati fragorosi e la gente è accorsa in massa a rendermi omaggio con un eccezionale tributo di lodi. Se mai altre volte sono apparso ai tuoi occhi coraggioso nella mia milizia politica. Senza dubbio in quel frangente avresti provato per me ammirazione. Poichè egli evidentemente aveeva cercato il suo scampo nei discorsi tenuti davanti al popolo nei quali faceva il nome per scatenarmi addosso l'odiosità generale sulla fede degli dei immortali che battaglie ho sostenuto e quanto rovinose stragi ho fatto! Che assalti contro Pisone (e) contro Pisone e contro tutta quella masnada ho saputo condurre! con che tono ho attaccato la futilità di carattere degli anziani e l'arbitrio sfrenato dei giovani! spesso che me ne siano testimoni gli dei avrei desiderato che tu non fossi soltanto ispiratore delle decisioni che prendevo ma anche spettatore delle stupende battaglie che sostenevo
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LA CONQUISTA DI SIRACUSA
VERSIONE DI LATINO
TRADUZIONE dal libro In pratica e in teoria
"Marcellus ut moenia ingressus ex. .
hostes ad dedendam urbem"
TRADUZIONE
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ANGOSCIA ESISTENZIALE
Versione latino da Seneca
TRADUZIONE libro IN PRATICA E E IN TEORIA
SERENUS: Rogo, si quod habes remedium quo hanc. . Hanc stabilem animi sedem ego tranquillitatem voco"...

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