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Demostene vince i suoi difetti
Autore: Giulio Paride
Inviata dall'utente touzani nel dicembre 2006
Testo latino non disponibile
Demostene, il cui nome da solo evoca alla mente l’idea della più alta e della più perfetta eloquenza, non poteva, essendo giovane, pronunciare la prima lettera del nome dell’arte ch’egli coltivava con ardore. Ma si impegnò così tanto a disfarsi di questo difetto di pronuncia che nessuno, in seguito, pronunciava questa lettere più chiaramente. Poi, poiché la sua voce era stridula e stridente, seppe, con un esercizio continuo, renderla piena e gradevole all’orecchio. Aveva il torace debole, ma il lavoro gli diede la forza che la sua costituzione gli aveva negato. Egli pronunciava, in effetti, d’un sol fiato una lunga serie di versi e li pronunciava percorrendo le salite a passo rapido. In piedi, sul bordo delle rive fragorose, declamava, nonostante il fragore delle onde, per abituare le sue orecchie e renderle meno sensibili ai mormorii delle assemblee agitate. Si racconta anche ch’egli mettesse dei piccoli ciottoli in bocca e che parlasse così per tanto tempo e abbondantemente, cosìcché, una volta vuota la bocca, la sua lingua fosse più rapida e più libera. Lottò contro la natura e trionfò sulla sua malevolenza a forza d’energia e di tenacia.
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Croesus, cum duos filios haberet, aspicere visus est in sommis Atyn filium ferro sibi ereptum. itaque regi visum est filium ferro uti prohiberi. postea tamen, cum ingentis magnitudinis aper Olympi montis culta, crebra cum aqgrestium strage, vastaret, filius a Croeso situs est ad eum oprmedum ire. Sic fatum vitare non potuisse iuvenis perhibetur. Cum enim acri studio interficiendi suem omnes essent intenti, pertinax casus lanceam cuiusdam, petendae ferae gratia emissam, in Atyn detorsit.
Creso, avendo due figli, sognò di vedere il figlio Ati ucciso da una lama. Perciò al re parve opportuno che al figlio fosse proibito il valersi della spada. In seguito tuttavia, poiché un cinghiale di enorme stazza devastava i campi coltivati dell'Olimpo, con frequenti stragi di contadini, al figlio fu permesso da Creso di andare ad ucciderlo. Così si racconta che il giovane non poté evitare il fato. Infatti mentre con aspro fervore tutti erano occupati ad uccidere il maiale, il caso ostinato scagliò una lancia, spedita con grazia per colpire la fiera, contro Ati".
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Demosthenes cum inter initia iuventae artis, quam adfectabat, primam litteram dicere non posset, oris sui vitium tanto studio expugnavit, ut ea a nullo expressius referretur. Deinde propter nimiam exlitatem acerbam auditu vocem suam exercitatione continua ad maturum et gratum auribus sonum perduxit. Lateris etiam firmitate defectus, quas corporis habitus vires negaverat, a labore mutuatus est: multos enim versus uno impetu spiritus conplectebatur eosque adversa loca celeri gradu scandens pronuntiabat ac vadosis littoribus insistens declamationes fluctuum fragonibus obluctantibus edebat, ut ad fremitus concitatarum contionum patientia duratis auribus uteretur. Fertur quoque ori insertis calculis multum ac diu rerum natura et quidem victor abiit malignitatem eius pertinacissimo aimi robore superando. Itaque alterum Demosthenen mater, alterum industria enixa est.
Demostene, non potendo dire la prima lettera dell'arte della retorica agli inizi della sua gioventù, sconfisse il vizio della sua bocca con tanto zelo, cosicché quella da nessuna veniva ripetuta in modo più chiaro, in seguito per la troppa sottigliezza sgradita, con la continua esercitazione condusse la sua voce ad un suono maturo e gradito alle orecchie, sfinito dalla debolezza dei polmoni che aveva negato le forze, l'aspetto del corpo du preso dal lavoro: infatti esprimava molte parole con un unico respiro e quelle pronunciava salendo verso luoghi a passo veloce e fermandosi in spiaggie piene di bassifondi, emetteva declamazioni, mentre gli si opponevano i fragori delle onde, affinché contro i mormorii dei lunghi discorsi, usasse la pazienza, sopportando con le orecchie, si dice che fosse solito parlare molto e a lungo, inseriti i sassolini nella bocca, che vuota fosse più pronta e più sciolta, combattè con la natura ed usci vincitore col superare la sua avarizia con l'ostinatissima forza d'animo, e così la madre generò un demostene, un altro la perseveranza. , skuolasprint. it