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L’esercito più forte di tutti, primo tra le truppe romane per disciplina, coraggio ed esperienza di guerra, si trovò intrappolato, vittima dell'indolenza del suo generale, della perfidia del nemico, dell'iniquità della sorte e, senza che fosse stata data ai soldati nemmeno la possibilità di tentare una sortita e di combattere liberamente, com'essi avrebbero voluto, poiché alcuni furono anche puniti severamente per aver fatto ricorso alle armi ed al coraggio, da veri Romani, chiuso da un'imboscata tra le selve e le paludi, fu ridotto allo sterminio da quel nemico che aveva sempre sgozzato come bestie al punto da regolare la sua vita e la sua morte ora con collera, ora con pietà. Il generale mostrò nella morte maggiore coraggio di quanto ne avesse mostrato nel combattere: erede, infatti, dell'esempio del padre e del nonno si trafisse con la sua stessa spada. Ma dei due prefetti del campo, Lucio Eggio lasciò un esempio tanto illustre quanto fu vergognoso quello di Ceionio il quale, quando la battaglia aveva già distrutto la maggior parte dei suoi, propose di arrendersi e preferì morire tra le torture invece che in battaglia. Quanto a Vala Numonio, luogotenente di Varo, per il resto uomo tranquillo ed onesto, fu autore di uno scellerato esempio, abbandonando i cavalieri che erano stati privati del cavallo e ridotti a piedi, cercò di fuggire con gli altri verso il Reno. La fortuna, però, fece vendetta del suo gesto. Non sopravvisse, infatti, a quelli che aveva tradito, e morì da traditore. La furia selvaggia dei nemici bruciò a metà il corpo di Varo e lo fece a pezzi. La sua testa tagliata e mandata a Maroboduo, che poi la inviò a Cesare, ebbe tuttavia gli onori della sepoltura nella tomba di famiglia.
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Piratas omnia maria infestabant, adeo ut Romanis, toto orbe victoribus, sola navigatio tuta non esset. Gabinio tribuno visum est Pompeium ad eos opprimendos mittere. Res omnibus difficilis esse et ardua videbatur. At Pompeius, cum peritis et praeclaris viris uteretur, saepe piratas vicit. Demum circa Ciliciam eorum classe potitur itaque maxima laude fruitur, omnes eius celeritatem admirantur, eius gloria Romanis numquam peritura esse videtur. Cum hoc negotio functus esset, Pompeius memorabile adversus Mithridatem bellum gessit et vicit. Post hanc victoriam fere totam Asiam occupavit. Inde in Iudaeam pervenit, et Hierosolymis, capite eius gentis, quamvis inexpugnabilia esse viderentur praesertimque difficile videretur arcem expugnare, tribus mensibus potitus est
I pirati infestavano tutti i mari, al punto che per i Romani, vincitori in tutto il mondo, solo la navigazione non era sicura; si impediva infatti alle navi dei Romani di giungere in porto incolumi. Al tribuno Gabinio sembrò opportuno inviare a domarli Pompeo, il quale era stimato ottimo comandante. L'impresa sembrava a tutti che fosse difficile e ardua. Ma Pompeo, avvalendosi di uomini esperti ed illustri, sconfisse spesso i pirati. . Finalmente nei pressi della Cilicia si impadronisce della loro flotta e così ottiene (leti, usufruisce di) grandissima lode, tutti ammirano la sua celerilà, ai Romani sembra che la sua gloria non avrà mai fine. Dopo aver compiuto quesla impresa, Pompeo condusse una memorabile guerra contro Mitridate e vinse. Dopo questa vittoria conquistò quasi tutta l'Asia. 8. Di lì giunse in Giudea, e in tre mesi si impadronì di Gerusalemme, capitale di quel popolo, sebbene sembrasse essere inespugnabile e soprattutto sembrasse difficile espugnar(ne) la rocca.
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Sulla, egressus urbe, cum circa Nolam moraretur (quippe ea urbs pertinacissime arma retinebat exercituque Romano obsidebatur, velut paeniteret eius fidei, quam bello praestiterat Punico), P. Sulpicius tribunus plebis, disertus, acer, opibus gratia amicitiis vigore ingenii atque animi celeberrimus, cum antea rectissima voluntate apud populum maxumam quaesisset dignitatem quasi pigeret eum virtutum suarum, subito se C. Mario post septuagesimo annum omnia impera et omnes provincias concupiscenti addixit legemque ad populum tulit, qua Sillae imperium abrogareetur, C. Mario bellum decerneretur Mithridaticium, aliasque leges perniciosas neque tolerandas liberae civitati tulit.
Mentre Silla, partito dalla città, si attardava presso Nola il tribuno della plebe P. Sulpicio, eloquente, acuto, molto noto per le sue ricchezze, la compiacenza, le amicizie, il vigore della mente e dell’animo, poiché prima aveva cercato di avere presso il popolo la più alta carica con un onestissimo desiderio, come se provasse rincrescimento delle sue virtù, subito si alleò con C. Mario che a più di settant’anni desiderava tutti i comandi e tutte le province e presentò una legge al popolo, con la quale fosse tolto il potere a Silla, fosse affidata la guerra mitridatica a C. Mario, e presentò altre leggi dannose e non tollerabili per una città libera.
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Nunc autem consideramus qui fuerit Sullae cursus honorum. Finito ex maxima parte Italico bello, consulatum obtinuerunt Q. Pompeius et L. Cornelius Sulla, vir qui neque ad finem victoriae satis laudari neque post victoriam abunde vituperari potest. Hic, natus familia nobili, a Cornelio Rufino, qui bello Pyrrhi inter celeberrimos fuerat duces, cum familiae eius claritudo intermissa esset, diu ita se gessit, ut consulatum petere non demonstraret. Tamen deinde post praeturam, cum inlustratus esset bello Italico et antea in Gallia legatione sub Mario, ubi eminentissimos duces hostium fuderat, ex successu animum sumpsit. Nemo nostrum igitur hodie ignorat quomodo Sulla petiverit consulatum et paene omnium civium suffragiis creatus sit consul.
Per il momento però esaminiamo quale sia stata la carriera politica di Silla. Quando era stata conclusa per la maggior parte la guerra italica, ricoprirono il consolato Q. Pompeo e L. Cornelio Silla, un uomo che né può essere lodato abbastanza fino al conseguimento della vittoria, né dopo la vittoria può essere biasimato a sufficienza. Questi, nato da nobile famiglia, da Cornelio Rufino, che fu tra i più famosi condottieri durante la guerra di Pirro, essendosi interrotta la fama della sua famiglia, a lungo si comportò in maniera tale che non mostrava di aspirare al consolato. Tuttavia in seguito, dopo la pretura, poiché era stato messo in luce dalla guerra italica e prima dall'incarico di legato in Gallia sotto Mario, dove aveva sbaragliato i migliori condottieri dei nemici, prese coraggio dal successo. Perciò oggi nessuno di noi ignora in che modo Silla abbia chiesto il consolato e sia stato eletto console con i voti di quasi tutti i cittadini.
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Nunc autem consideramus qui fuerit Sullae cursus honorum. Finito ex maxima parte Italico bello, consulatum obtinuerunt Q. Pompeius et L. Cornelius Sulla, vir qui neque ad finem victoriae satis laudari neque post victoriam abunde vituperari potest. Hic, natus familia nobili, a Cornelio Rufino, qui bello Pyrrhi inter celeberrimos fuerat duces, cum familiae eius claritudo intermissa esset, diu ita se gessit, ut consulatum petere non demonstraret. Tamen deinde post praeturam, cum inlustratus esset bello Italico et antea in Gallia legatione sub Mario, ubi eminentissimos duces hostium fuderat, ex successu animum sumpsit. Nemo nostrum igitur hodie ignorat quomodo Sulla petiverit consulatum et paene omnium civium suffragiis creatus sit consul; sed eum honorem undequinquagesimo aetatis suae anno adsecutus est
Traduzione n. 1
Ora noi consideriamo invece quale fu la carriera politica di Silla. Conclusa in grandissima parte la guerra sociale, ottennero il consolato Quinto Pompeo e Lucio Cornelio Silla, uomo che non può essere sufficientemente lodato fino all'esito della vittoria e criticato abbondantemente dopo la vittoria. Questi, nato da una famiglia nobile, il sesto a partire da Cornelio Rufino che nella guerra di Pirro era stato fra i più celebri comandanti, poiché il lustro della sua famiglia era scemato, si comportò a lungo in modo da non dimostrare di aspirare al consolato. Tuttavia in seguito, dopo la pretura, essendosi messo in luce con la guerra sociale e prima, sotto Mario, con l'incarico di legato in Gallia, dove aveva messo in fuga i più insigni generali dei nemici, si incoraggiò per il successo. Dunque nessuno di noi oggi ignora in che modo Silla si candidò al consolato e in che modo fu eletto console con i voti quasi di tutti i cittadini; ma ottenne quella carica nel quarantanovesimo anno della sua vita
traduzione n. 2
Ora allora consideriamo la vita politica di Silla. Terminata la guerra Italica, per la massima parte, ottennero il consolato Pompeo e Silla, uomo che né può essere lodato abbastanza in vista della fine della vittoria, né dopo la vittoria può essere disprezzato abbastanza. Questo, nato da famiglia nobile, che nella guerra di Pirro era stato tra i più illustri comandanti, essendo stata messa da parte la notorietà della sua famiglia da Cornelio Rufino, a lungo così si comportò in modo tale da far vedere di non aspirare al consolato. Tuttavia poi dopo la pretura essendosi distinto nella guerra Italica e prima in Gallia sotto Mario grazie all'incarico di luogotenente, quando aveva sconfitto i comandanti più in vista dei nemici, grazie al successo prese animo. Nessuno di noi oggi ignora dunque in che modo Silla abbia posto la candidatura al consolato e che sia stato nominato console, quasi grazie ai voti di tutti i cittadini, ma ottenne quell'onore nel 49° anno della sua età.