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Pluton petit ab Ioue Proserpinam filiam eius et Cereris in coniugium daret+. Iouis negauit Cererem passuram ut filia sua in Tartaro tenebricoso sit, sed iubet eum rapere eam flores legentem in monte Aetna, qui est in Sicilia. In quo Proserpina dum flores cum Venere et Diana et Minerua legit, Pluton quadrigis uenit et eam rapuit; quod postea Ceres ab Ioue impetrauit ut dimidia parte anni apud se, dimidia apud Plutonem esset.
Plutone chiese a Giove di dargli in moglie Proserpina, la figlia sua e di Cerere. Giove disse che Cerere non avrebbe sopportato che sua figlia abitasse nel Tartaro tenebroso, ma gli ordinò di rapire Proserpina mentre raccoglieva fiori sul monte Etna, che è in Sicilia. Mentre Proserpina stava raccogliendo fiori colà insieme a Venere, Diana e Minerva, Plutone arrivò con la sua quadriga e la rapì; in seguito Cerere ottenne da Giove che la figlia trascorresse metà dell’anno presso di lei e l’altra metà con Plutone.
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Orestes postquam in puberem aetatem venit, patris sui mortem vindicare studebat; itaque consilium capit cum Pylade, Strophii filio, et Mycenas venit ad matrem. Sub Aeolii hospitis specie nuntiat filii necem (nam Aegisthus populo Orestis necem demandaverat); nec multo post Pylades ad Clytaemnestram venit urnamque gerit ossa Orestis continentem. Itaque Aegisthus laetabundus iuvenes hospitio ex bona fide recepit. Tunc Orestes occasionem capiens cum Pylade noctu Clytaemnestram matrem et Aegisthum interficit. Postea, quia Tyndareus, Lacedaemonis rex et Clytaemnestrae pater, Orestem accusabat, Mycenenses fuga salutem petere iuveni concesserunt. Sed postea Furiae, matris sceleris ultrices deae, Agamemnonis filium exagitaverunt.
Quando Oreste arrivò alla pubertà, rifletteva su come vendicare la morte del proprio padre; Insieme a Paride Pilade, figlio di Strofio ideò un piano, ed andò a Micene dalla madre. Presentandosi come uno straniero giunto dall'Eolia le annuncia la morte del figlio (infatti Egisto aveva affidato al popolo l'uccisione di Oreste); non molto tempo dopo Pilade si presenta a Clitennestra recando con sé un'urna che conteneva le ossa di Oreste. E così Egisto, tutto felice, accolse amichevolmente i (due) giovani. Allora Oreste, cogliendo l'occasione, uccise insieme a Pilate durante la notte, la madre Clitennestra ed Egisto. In seguito, poiché Tindaro, re di Sparta e padre di Clitennestra, lo accusava, gli abitanti di Micene concessero al giovane di salvarsi con la fuga. Ma in seguito le Furie, dee vendicatrici del matricidio, perseguitarono il figlio di Agamennone.
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Post Troiae interitum, Graeci praedam inter se diviserunt: Cassandra, regis Priami filia, in possessionem Agamemnonis, Mycenarum regis, pervenit. Rex, captus amore, domum revertens, Cassandram ut paelicem secum duxit. Postquam Clytaemnestra, Agamemnonis uxor, rem animadvertit, furoris ac irae impulsu iniuriam vindicare statuit. Tunc cum Aegistho, filio Thyestis, Agamemnonem et Cassandram apud aram sacrificantes securi interfecit. Orestes, Agamemnonis et Clytaemnestrae filius, aegre necem vitavit; nam Electra soror fratrem infantem clam sustulit et Strophio in Phocide demandavit. Strophius in fidem Orestem recepit et cum Pylade, filio suo, educavit.
Dopo la caduta di Troia, i Greci spartirono fra di loro loro il bottino di guerra: Cassandra, figlia del re Priamo, andò in possesso ad Agamennone, re dei Miceni. Il re preso dall'amore facendo ritorno a casa, portò con se Cassandra come concubina. In seguito Clitemnestra, la moglie di Agamennone, percepì la cosa; decise di vendicare l'offesa sotto l'impulso del furore e dell'ira. Allora con Egisto, figlio di Tieste, uccise Agamennone e Cassandra presso un altare, sacrificandoli con la scure. Oreste, il figlio di Agamennone e Clitemnestra, evitò la morte con difficoltà, infatti la sorella Elettra portò via di nascosto il fratellino e lo affidò a Strofio nella Focide. Strofio accolse in affidamento Oreste e lo educò con Pilade, suo figlio.
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Ulisse si finge pazzo per non partire per Troia
versione latino traduzione libro ad limina
Apud veteres scriptores legimus Ulixem Aulidem, quo omnes Graeciae Fine: aratrum deflexit. Hac re omnes intellexerunt eum esse compotem sui. ...
presso gli antichi scrittori leggiamo che ulisse non si presentò ad aulide. dove tutti i principi greci si radunavano per muovere guerra contro troia. Infatti aveva deciso di non partecipare alla guerra, poiché aveva appreso dall'oracolo che non sarebbe tornato a casa prima di vent'anni, se fosse andato in asia. Ma avendo appreso che Agamennone aveva mandato degli ambasciatori ad Itaca per convocarlo alla guerra, finse di essere demente. Infatti narrano che gli ambasciatori di Agamennone lo trovarono mantre arava i campi spargendo sale dietro di se'. Avendolo interrogato, rispose con parole vane. Infatti sperava in tal modo di poter ingannare gli ambasciatori e di sfuggire all'infausto oracolo. A niente gli giovò l'astuzia, poiché Palamede scoprì subito la sua simulazione. Infatti mise davanti all'aratro Telemaco, il figlioletto di Ulisse, e subito Ulisse, per non ucciderlo con la lama deviò l'aratro. Per questa ragione tutti compresero che egli era padrone di sè.
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Igino latino allo specchio
Inizia: Olim homines ab immortalibus ignem petebant Finisce: Hercules interfecit ut Prometheus in perpetuum liberaretur.
Un tempo gli uomini chiedevano il fuoco agli (dei) immortali, e tuttavia non erano in grado di mantenere accese ininterrottamente le fiamme; in seguito Prometeo, figlio di Giapeto, portò il fuoco sulla terra dentro una canna, e suggerì agli uomini di conservarlo coperto di cenere. Per questo fatto accadde che Giove si adirasse e di conseguenza stabilì di punire l'uomo con una punizione molto severa. Allora Mercurio, su ordine di Giove, lo legò a una roccia sul monte Caucaso con catene di ferro; poi il messaggero degli dei predispose che un'aquila divorasse continuamente il fegato dell'uomo sventurato. Infatti l'atroce punizione era duratura: quanto fegato il rapace divorava durante il giorno, altrettanto cresceva di notte. Infine, dopo trentamila anni, Ercole uccise questa crudele aquila al fine di liberare per sempre Prometeo.