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Rem dictu parvam praeterirem, nisi ad religionem visa esset pertinere ... atque ita in plaustra somno vinctos coniciunt ac Romam deportant.
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Candelabrum e gemmis clarissimis opere mirabili perfectum reges ii, quos dico, ... cupere se dicit inspicere neque se aliis videndi potestatem esse facturum.
Dopo che questi re, che dico, portarono a Roma un candelabro di preziosissime gemme, eseguito con lavoro mirabile affinché si mettesse nel Campidoglio ed avendo trovato che il tempio ancora non era finito, non vollero né mettervelo, e nemmeno che fosse visto da qualcuno, pensando che dovesse ammirare con più stupore, quando a tempo debito si ponesse sopra l'altare di Giove Ottimo Massimo, e la sua bellezza dovesse apparire più ragguardevole, se esso fosse mostrato nuovo mai visto prima da occhio umano . Deliberarono dunque di riportarlo in Siria affinché, come venissero a sapere che la statua di Giove Ottimo Massimo era dedicata, mandassero i loro ambasciatori a porre nel Campidoglio, insieme con gli altri, doni questo così nobile e degno. La faccenda giunse alle orecchie di Verre, e non so come sia potuto succedere . Infatti il principe avrebbe voluto che la cosa restasse nascosta, non già perché nutrisse qualche timore o sospetto, ma per evitare che molta gente assaporasse quella meraviglia prima del popolo romano. Il nostro imputato chiede con molte insistenti preghiere al principe di mandarglielo; manifesta il suo vivo desiderio di contemplarlo e promette che non darà a nessun altro la possibilità di vederlo.
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Incidit Caesarianum civile bellum, cum haberet annos circiter sexaginta. ..... Sic vetere instituto vitae effugit nova pericula.
Scoppiò la guerra civile di Cesare quando lui aveva circa sessanta anni. Si valse dell'esenzione dovuta all'età e non si mosse mai dalla città per andare in qualche luogo. Offrì del proprio patrimonio quanto era necessario ai suoi amici che raggiungevano Pompeo. Non offese lo stesso Pompeo , suo parente. . Da lui non ricevette alcun vantaggio, come altri che grazie a lui avevano accumulato ricchezze; di costoro alcuni seguirono molto malvolentieri l'esercito, mentre altri restarono a Roma con sua grandissima indignazione. . Il retto agire di Attico, inoltre, riuscì tanto gradito a Cesare che, quando fu vincitore, esigendo da privati cittadini del denaro per mezzo di lettere, ad Attico non solo non diede fastidi, ma dall'accampamento di Pompeo gli rinviò il figlio di sua sorella e Q. Cicerone. In tal modo, con il solito stile di vita, evitò nuovi pericoli.
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Populus Romanus a rege Romulo in Caesarem Augustum .... si pariter atque in semel universam magnitudinem eius ostendero
Il popolo romano dal re Romolo a Cesare Augusto per settecento anni realizzò tante gesta in pace e guerra che, se uno ponga a confronto la grandezza dell'impero con gli anni, penserebbe ad un tempo più lungo. Portò in lungo e largo per il mondo le armi al punto che, se qualcuno legge le sue imprese, potrebbe venire a conoscenza dei fatti non di un solo popolo, ma dell'intero genere umano. Si è dibattuto in tante fatiche e pericoli da dar l'impressione che Virtù e Fortuna si siano adoperate per creare il suo impero. Perciò, quantunque valga la pena, se vi è dell'altro, di conoscerlo anch'esso, tuttavia, poiché la stessa grandezza è d'impedimento a sé stessa, farò quello che son soliti fare coloro che dipingono i siti delle terre; come in una piccola tavola concentrerò tutta la sua immagine, per contribuire in qualche modo, spero, all'ammirazione del popolo più potente, se mostrerò tutta la sua grandezza, tutta in una volta.
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Minucius consul primo effusis populationibus peragraverat fines Boiorum .... supplicatio in quadriduum decreta.
Il console Minucio aveva dapprima percorso il paese dei Boi largamente devastandolo; indi, siccome gli Insubri abbandonati si erano ritirati nell'interno a difendere le cose proprie, egli si tenne nel suo campo, pensando che si sarebbe arrivati alla battaglia campale. Né i Boi avrebbero evitato la battaglia se la notizia della rotta degli Insubri non li avesse del tutto scoraggiati; e così, abbandonato e campo, e comandante, dispersi per le borgate a difendere ognuno da sé le cose sue, fecero che il nemico cambiassero il modo della guerra. Lasciata pertanto la speranza di risolvere la cosa con un solo scontro, cominciò nuovamente a devastare il paese, bruciare le case ed invadere le borgate. In quei giorni stessi Clastidio fu dato alle fiamme. Di là le legioni furono condotte contro i Liguri llvati, che erano i soli che non ubbidivano. Anche questa nazione, come ebbero saputo che gli Insubri erano stati vinti, e i Boi atterriti a tal punto che ebbero paura a cimentarsi in un fatto d'armi, si sottomise. Vennero lettere in quel tempo dei consoli a Roma con la notizia delle cose fatte prosperamente nella Gallia. Il pretore urbano Marco Sergio le lesse in senato poi, per ordine dei Padri, al popolo; i decretarono pubbliche preci per quattro giorni.