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Quis est qui hoc non intellegat, nisi Caesar exercitum paravisset, ..... si senatus arbitratur singulares exquirendos esse honores iis qui contra eum exercitum ducunt?
Chi c'è, che non comprenda ciò, che se Cesare non avesse radunato un esercito, il ritorno di Antonio sarebbe stato la nostra rovina? Infatti si sarebbe ritirato così pieno di odio nei vostri confronti, rosseggiante del sangue dei cittadini Romani che aveva massacrato a Suessa, a Brindisi, che non pensava ad altro che alla rovina del popolo Romano. D'altra parte,quale altra difesa vi era per la vostra salvezza e la vostra libertà, se non ci fosse stato l'esercito di Caio Cesare, di fortissimi soldati di suo padre? A proposito delle lodi e degli onori che gli sono dovuti, divini ed immortali come divini ed immortali i meriti, poco fa il senato, accedendo ad una mia proposta, ha decretato che di ciò si tratti anche quanto prima. Chi non vede che un tale decreto implicitamente giudica Antonio come nemico pubblico? Come altrimenti dovremmo chiamarlo, se il senato decreta che si chiedano onori eccezionali, per i comandanti degli eserciti che marciano contro di lui?
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Ulixes, sociis eius consumptis, evasit in insulam Aenariam ad Circen ...... ex quo filios duos procreavit, Nausithoum et Telegonum.
Morti i suoi compagni, Ulisse fuggì nell'isola di Eea da Circe, figlia del Sole, che data una pozione trsformava gli uomini in bestie selvatiche. Ulisse le mandò Euriloco con ventidue compagni, che essa trasformò dalla specie umana , ma Euriloco, impaurito, che non era entrato, fuggì da lì e ne diede notizia ad Ulisse, che si recò da lei da solo; ma nel percorso Mercurio gli diede un antidoto e gli mostrò come ingannare Circe. Ulisse, dopo che giunse da Circe e ricevette da lei una tazza, vi versò l'antidoto secondo le istruzioni di Mercurio ed impugnò la spada, minacciando di ucciderla se non gli avesse restituito i compagni. Allora Circe capì che ciò era accaduto non senza la volontà degli dei. E così, data la sua parola che non lo avrebbe mai più fatto, restituì i suoi compagni al loro precedente aspetto, ella stessa giacque con lui, dal quale generò due figli Nausitoo e Telegono.
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Canis agno inter capellas balanti "Stulte" inquit "erras; non est hic mater tua". ..... benevolentiam? Facit parentes bonitas, non necessitas".
Ad un agnello che belava tra le capre, il cane disse: "Tu sbagli o sciocco, tua madre non si trova qui"; e gli indicò, lontano, le pecore che si erano staccate dal gregge. "Non cerco quella che, per suo piacere, si ingravida, e poi porta un peso sconosciuto per un numero determinato di mesi, e alla fine butta giù il fardello e se ne sbarazza, ma cerco quella che mi nutre accostandomi le sue poppe e priva i figli del latte perché non ne manchi a me". "Eppure quella che ti ha partorito conta di più". "No, non è vero. Bel dono davvero mi ha fatto mettendomi al mondo ad attendere di ora in ora il macellaio! Come poteva sapere se nascevo bianco o nero? Su, pensaci: se avesse voluto partorire una femmina, quale successo avrebbe avuto, nascendo io maschio? Quella che non ebbe alcun potere nel crearmi, perché dovrebbe contare più di questa che ha avuto pietà di me, abbandonato, e che offre spontaneamente e con affetto la sua generosità? È la bontà, non il legame di sangue che fa genitori".
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Incipit: Octavianus et Antonius, cum Lepidum in Italiam ...Fine: . .cum infinita nobilitate victus atque interemptus est.
Ottaviano e Antonio, avendo lasciato Lepido a dirigere l'Italia, subito partirono per la Grecia con un grande esercito contro Bruto e Cassio, uccisori di Cesare. Infatti avevano saputo che dagli avversari erano state reclutate lì otto legioni per combattere. Nel 42 a. C. fu intrapreso un violentissimo combattimento presso Filippi, città della Macedonia. Dicono che l'esito della battaglia sia stato incerto a lungo. Essendo Cassio, comandante della nobiltà, caduto, trafitto da un dardo, l'altro comandante iniziò a disperare della sua salvezza e perciò intraprese la fuga, ma fu vinto e ucciso con tutta la nobiltà.
Traduzione libro vertendi ite
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Inizio: Interea proelium ab utroque duce instructum est, Fine: Finem accepit secundum Punicum bellum post annum nonum decimum, quam coepĕrat.
Frattanto dall'uno e dall'altro capitano si apparecchiò il combattimento, qual non fu mai a memoria d'uomo, giacché uomini espertissimi traevano le loro truppe a battaglia. Scipione riuscì vincitore, poco mancando che non fosse preso lo stesso Annibale, il quale dapprima con molti, poi con venti, infine sfuggì con quattro cavalieri. Furon trovate nel campo di Annibale ventimila libbre d'argento, d'oro ottanta, altre suppellettili in quantità. Dopo questa battaglia fu fatta la pace coi Cartaginesi. Scipione tornò a Roma, trionfò con immensa gloria e da allora cominciò a chiamarsi Africano. Ebbe fine la seconda guerra Punica diciannove anni dopoché era incominciata.