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Inizio: Cum in senatu de tertio Punico bello ageretur, Cato iam senex...
Mentre in senato si discuteva sulla terza guerra Punica, Catone, ormai anziano, deliberò che si dovesse distruggere Cartagine e disse che, finché stava in piedi, lo Stato non poteva essere salvo. Dal momento che, contraddicendolo Scipione Nasica, non convinceva facilmente i senatori, in seguito, ogni volta che espresse il suo parere su qualche argomento, aggiunse sempre: «Questo delibero e che Cartagine debba essere distrutta». Alla fine portò nella curia un fico prematuro e, scossa la toga, lo mostrò; mentre i senatori ne ammiravano la bellezza, Catone domandò loro quando pensavano che fosse stato colto dall'albero. A quelli, che sostenevano che il fico sembrava recente, disse: «Eppure sappiate che è stato raccolto a Cartagine tre giorni fa; tanto poco distiamo dal nemico». Quel fatto impressionò gli animi dei senatori, e fu dichiarata guerra ai Cartaginesi.
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Inizio: Saul induit David vestimentis suis et imposuit galeam aéream super eius caput et eum lorica vestivit. ... Fine: Videntes autem Philisthim quod mortuus esset fortissimus eorum, fugerunt.
Saul rivestì Davide delle sue vesti e pose sul suo capo il suo elmo di bronzo e lo coprì con la corazza. Cinto dunque Davide della di lui spada sulla sua veste cominciò ad avanzare; non aveva l'abitudine. E disse Davide a Saul: «Non posso camminare in questo modo, perché non ci sono abituato». E depose quelle cose e prese il suo bastone che portava sempre in mano, e scelse per sé cinque pietre estremamente lisce dal torrente e le ripose nella bisaccia da pastore che portava con sé e prese in mano una fionda e si diresse verso il Filisteo. Andava dunque il Filisteo incedendo ed avvicinandosi contro Davide e il suo armigero avanti a sé. Dopo che il Filisteo ebbe scorto e guardato Davide, lo ignorò; Davide era infatti un ragazzo biondo e bello. E disse il Filisteo a Davide: «Forse che sono un cane, che vieni incontro a me con un bastone?». Ed il Filisteo maledisse Davide presso i suoi dei e disse a Davide: «Avvicinati e darò le tue carni ai volatili del cielo ed alle bestie della terra». Ma Davide disse al Filisteo: «Tu vieni contro di me con spada e lancia e scimitarra; io invece vengo verso di te nel nome dei Signore degli eserciti, del Dio delle schiere di Israele, che hai biasimato. Oggi il Signore ti darà in mano mia e ti colpirò e staccherò la tua testa da te e consegnerò il tuo cadavere ai volatili del cielo ed alle bestie della terra». Mentre dunque il Filisteo avanzava contro Davide, Davide si affrettò e corse allo scontro con il Filisteo. E mise la sua mano nella bisaccia e prese una pietra e la scagliò con la fionda; e colpì il Filisteo sulla fronte e le pietra si conficcò sulla sua fronte, e cadde sulla sua faccia a terra. E Davide prevalse sul Filisteo con la fionda e la pietra e uccise il Filisteo colpito. Ma vedendo i Filistei che era morto il più forte di loro, fuggirono.
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Ita ancipiti proelio diu atque acrĭter pugnatum est. Diutius cum sustinēre nostrorum impetus non possent, alteri se, ut coepĕrant, in montem recepērunt, alteri ad impedimenta et carros suos se contulērunt. Nam hoc toto proelio, cum ab hora septima ad vesperum pugnatum sit, aversum hostem vidēre nemo potuit. Ad multam noctem etiam ad impedimenta pugnatum est, propterea quod pro vallo carros obiecērunt et e loco superiore in nostros venientes tela coniciebant et non nulli inter carros rotasque mataras ac tragulas subiciebant nostrosque vulnerabant. Diu cum esset pugnatum, impedimentis castrisque nostri potiti sunt. Ibi Orgetorigis filia atque unus e filiis captus est. Ex eo proelio circĭter hominum milia CXXX superfuērunt eaque tota nocte continenter iērunt. In fines Lingonum die quarto pervenērunt, cum et propter vulnera militum et propter sepulturam occisorum nostri eos sequi non potuissent. Caesar triduo intermisso cum omnibus copiis eos sequi coepit.
.. e così si combattè a lungo e duramente una battaglia dall'esito incerto. Non potendo sostenere più a lungo gli attacchi dei nostri, alcuni, come avevano già iniziato a fare, si ritirarono sulle alture, e altri si rifugiarono tra le loro salmerie ed i carri. Infatti, durante il corso di questa battaglia, poiché si era combattuto dalle ore tredici al tramonto, nessuno potè vedere il nemico mentre fuggiva. Si combattè vicino alle salmerie anche fino a notte inoltrata, perciò avevano posto i carri in difesa della trincea e dalla postazione più alta lanciavano le frecce contro i nostri che arrivavano ed alcuni di loro tra i carri e le ruote scagliavano lance e giavellotti ferendo i nostri soldati. Dopo aver combattuto a lungo i nostri conquistarono le salmerie e l'accampamento. Qui la figlia di Orgetorige ed uno dei figli furono presi prigionieri. Dopo quella battaglia sopravvissero circa 130 mila uomini che per tutta quella notte marciarono senza interruzione. Proseguito il cammino per tutta la durata di ogni notte, il quarto giorno arrivarono nel territorio dei Lingoni, mentre sia per i soldati feriti, che per la sepoltura di quelli uccisi i nostri, essendosi fermati per tre giorni non avevano potuto inseguirli. Cesare inviò ai Lingoni dispacci e messaggeri, avvertendoli di non aiutare gli Elvezi con grano o altri viveri. Egli, trascorsi tre giorni, cominciò ad inseguirli con tutte le truppe.
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Frase iniziale: Iovis, cum Thetis Peleo nuberet, ad epulum dicitur ...
Si racconta che Zeus, quando Teti convolò a nozze con Peleo, al convivio convocò tutti gli dei, eccetto Eride, Dea della discordia. Costei, dopo che era arrivata e non essendo stata ammessa al convivio, dalle porte scagliò in mezzo alla stanza una mela, dicendo "Alla più bella" (allora) Giunone, Venere e Minerva iniziarono a rivendicare per sè la bellezza. Sorta tra di loro una grande discordia, Giove ordina a Mercurio di condurle sul monte Ida da Alessandro Paride e di ordinargli di giudicar(le). E a questo (a Paride) Giunone promise che, se avesse giudicato in suo favore, avrebbe regnato su tutte le terre; Minerva, se fosse riuscita vincitrice, (promise) che sarebbe stato il più forte tra tutti gli uomini e esperto in tutte le arti; Venere, invece, promise di dare in sposa Elena, la figlia di Tindaro, la più bella di tutte le donne. Paride preferì l'ultimo dono ai precedenti e Venere fu giudicata la più bella; per questo Giunone e Minerva furono ostili ai troiani. Per istigazione di Venere, Alessandro portò Elena da Sparta, (dove era) ospite di Menelao, a Troia, e la sposò.
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Adam, progenitor generis humani, primum genuit Cain, deinde fratrem eius Abel ...
Progenitore del genere umano, Adamo generò per primo Caino, poi suo fratello Abele. E Abele fu pastore di pecore e Caino contadino. Dopo molti giorni Caino dedicò al Signore doni votivi dei frutti della terra. Anche Abele offrì il dono dei primogeniti del suo gregge e del loro grasso e il Signore tenne in considerazione Abele ed i suoi doni, ma in verità non tenne in considerazione Caino ed i suoi doni. Caino si adirò grandemente ed il suo volto si avvilì. E il Signore gli disse: «Perché sei triste e perché la tua faccia è abbattuta? Forse che se avessi agito bene non solleveresti il tuo viso? Ma se invece male, nelle porte il peccato starà in agguato». E disse Caino ad Abele suo fratello: «Andiamo fuori»; e quando furono in campagna, Caino insorse contro Abele suo fratello e lo uccise. E il Signore disse a Caino: «Dov'è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il custode di mio fratello?». Gli disse: «Cosa hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dalla campagna. Ora dunque sarai maledetto sopra la terra che ha aperto la sua bocca ed ha ricevuto dalla tua mano il sangue di tuo fratello! Quando la lavorerai essa non ti darà i suoi frutti; sarai vagabondo e ramingo sopra la terra». Disse Caino al Signore: «La mia punizione è maggiore di quanto io possa sopportare. Ecco mi cacci oggi dalla faccia della terra e mi nasconderò dalla tua faccia e sarò vagabondo e ramingo sulla terra; chiunque quindi mi troverà mi ucciderà». Gli disse il Signore: «Ciò non accadrà mai, ma chiunque avrà ucciso Caino sarà punito sette volte tanto!». Il Signore pose un segno su Caino, affinché nessuno che l'avesse trovato lo uccidesse. Caino, allontanatosi dalla faccia del Signore, abitò profugo in un territorio all'oriente dell'Eden.