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Doveri dei giovani e dei vecchi versione latino Cicerone
Quoniam non eadem officia omnibus aetatibus tribuenda sunt, sed alia sunt officia iuvenum, alia seniorum, ...
Poichè non gli stessi compiti sono da attribuirsi a tutte le età, ma alcuni sono compiti dei giovani, altri dei vecchi, dobbiamo dire poche cose su questa distinzione. I vecchi devono essere rispettati dagli adolescenti e fra questi sono da scegliere i migliori, di cui i giovani seguano il consiglio e l'autorità; infatti l'inesperienza dei giovani dovrà essere guidata dai vecchi i quali per la lunga vita hanno conseguito una grande pratica di ogni cosa. Inoltre questa giovane età deve essere tenuta lontana dalle passioni e deve essere esercitata nelle fatiche della mente e del corpo. E anche quando rilasseranno gli animi e si scateneranno in allegria i giovani dovranno ricorrere alla massima moderazione affinché si mantenga intatto il ritegno. Si eviteranno ai vecchi le fatiche fisiche, al contrario si aumenteranno le esercitazioni dell' animo, infatti, non solo gli amici, ma i giovani e soprattutto lo stato dovranno a costoro portare aiuto
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Tarentinis victis, omni Italia pacata, Romanis ultro ... duce Fabio Gurgite poenas dederunt.
Vinti i Tarantini, pacificata tutta l'Italia, ai Romani parve opportuno punire gli alleati dei nemici. Furono dunque sconfitti i Piceni e fu occupato Ascoli, capitale di quella popolazione, sotto la guida di Sempronio, che, mentre tremava la pianura durante il combattimento, placò la dea Terra avendo promesso un tempio. Marco Attilio, che in seguito combatté nella prima guerra Punica in Africa contro i Cartaginesi, con alterna sorte, subito vinse i Salentini, prese il capoluogo della regione, Brindisi, dal famoso porto. In questo combattimento Pale, dea dei pastori, chiese per sé come ricompensa della vittoria un tempio. Ultimi degli Italici si allearono con i Romani i Volsini, i più ricchi degli Etruschi, implorando aiuto contro i loro, un tempo, servi. Infatti essi indirizzarono la libertà, concessa dai padroni, contro quegli stessi e, impadronitisi del potere, dominavano. Ma anche costoro scontarono il fio sotto la guida Fabio Gurgite.
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Alessandria opulentissima est et copiosissima omnium rerum, homines ingeniosi atque acutissimi. ... Pelusio velut claustris munitam esse dicunt.
Alessandria è ricchissima ed abbondantissima di ogni bene, uomini intraprendenti e molto ingegnosi. La città è quasi interamente scavata sotto ed ha condotti che raggiungono il Nilo, tramite i quali viene immessa l'acqua nelle abitazioni private, che, a poco a poco, con il passare del tempo, diventa limpida e si deposita. Di questa sono soliti servirsi i padroni delle case e le loro famiglie; infatti l'acqua, che viene portata dal fiume Nilo, è talmente fangosa e torbida da causare a molti diverse malattie, ma il popolo è necessariamente contento di quella, poiché in tutta la città non esiste alcuna sorgente. Alessandria è pressoché al riparo dagli incendi, poiché gli edifici sono privi di travatura e di legno e sono tenuti uniti da opere in muratura e costruzioni a volta e sono ricoperti da calcestruzzo. Non lontano dalla città c'è un luogo, quasi il più famoso di quei territori, dove il fiume Nilo si riversa nel mare con sette foci, che è chiamato Delta, poiché prende il nome dalla somiglianza con la lettera Greca. È confinante a questo luogo Pelusio, città assai fortificata. Ad Alessandria è vicina l'isola di Faro, che è congiunta alla città da un lungo bastione. Dicono che tutto l'Egitto fosse fortificato dall'ingresso marittimo di Faro, e da quello percorribile a piedi di Pelusio, come da chiavistelli.
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Ubi ad castra ventum est, nuntiatum est Coriolano adesse ingens mulierum agmen. ....... In hoc me longa vita et infelix senecta traxit ut exsulem te deinde hostem viderem?».
Quando si giunse all'accampamento, fu annunciato a Coriolano che c'era una gran moltitudine i donne. Poi uno dei suoi amici intimi, che aveva riconosciuto tra le altre Veturia, che spiccava per la tristezza ed era in piedi tra la nuora e le nipoti, disse: "Se gli occhi non mi ingannano, ci sono tua madre, tua moglie e i figli. Mentre Coriolano, sbigottito e quasi come fuori di sé, dal suo seggio andava incontro alla madre per abbracciarla, la donna, volte le preghiere in ira, disse: «Prima di accettare il tuo abbraccio, voglio sapere se sono venuta da un nemico o da un figlio, se nel tuo accampamento sono una prigioniera o una madre. A questo una lunga vita e un'infelice vecchiaia mi hanno trascinata per vederti esule, poi nemico? "
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Dum haec in Venetis geruntur, Q. Titurius Sabinus ...dimicandum non existimabat.
Mentre succedono queste cose fra nei territori veneti, Quinto Titorio Sabino con quelle milizie che aveva ricevuto da Cesare, arrivò nel territorio dei Venelli. A questi era a capo Viridovice e teneva il supremo comando di tutte quelle città che avevano defezionato; da queste aveva messo insieme un esercito e grandi milizie; e in questi pochi giorni gli Aulerci, gli Eburevoci e i Lessobi, avendo ucciso i loro capi poiché non volevano essere promotori della guerra, chiusero le porte e si unirono a Viridovice; e inoltre si era raccolta da ogni parte della Gallia una grande moltitudine di malfattori e ladroni, che la speranza di predare e il desiderio di combattere avevano distolto dall'agricoltura e dalla fatica quotidiana. Sabino se ne stava nell'accampamento in un luogo adatto per tutte le cose (sotto ogni punto di vista), poiché Viridovice si era appostato di fronte a lui a due miglia di distanza e ogni giorno mandava avanti milizie e offriva la possibilità di combattere, cosicché già Sabino veniva non solo in disprezzo ai nemici, ma anche talvolta era oggetto delle critiche dei nostri soldati. Infatti aveva dato tanta dimostrazione di essere timoroso che i nemici già osavano avvicinarsi al vallo dell'accampamento. Faceva ciò per questo motivo perché pensava che con una così grande moltitudine di nemici, specialmente essendo assente colui che aveva il comando supremo, (da) luogotenente non si dovesse combattere se non in luogo opportuno e data una qualche sicurezza.