Των Ελληνων οι μεν υφ' ημιν, οι δ'υπο Λακεδαιμονιοις εισιν· αι γαρ πολιτειαι, δί ων οικουσι τας πολεις, ουτω τους πλειστους αυτων διειληφασιν...
Fra i greci sono alcuni nella nostra sfera d'influenza, altri in quella degli spartani: le costituzioni, con cui governano le loro città hanno così diviso la maggior parte di essi. Perciò chiunque creda che gli altri faranno in comune qualcosa di buono, prima di aver riconciliato quelli che li dirigono, è troppo ingenuo e fuori della realtà. Bisogna, al contrario, che chi non mira solo a fare sfoggio oratorio ma vuol anche ottenere qualche risultato cerchi gli argomenti capaci di persuadere queste due città ad agire su un piede di reciproca uguaglianza, a spartirsi l'egemonia e a procurarsi a spese dei barbari quei vantaggi che al presente desiderano avere a spese dei Greci. Ora, la nostra città si può indurre facilmente a ciò, ma gli Spartani sono ancora restii a lasciarsi persuadere, per aver ereditato la falsa idea che l'egemonia è per loro una tradizione avita. Ma se si dimostrerà loro che questo privilegio appartiene più a noi che ad essi, forse abbandonerebbero le discussioni minuziose e perseguirebbero il loro tornaconto.