Nel periodo estivo la formica faticava in maniera assidua, la cicala, invece, cantava piacevolmente. La formica con ammirevole premura accumulava una grande quantità di provviste, e disprezzava l'inoperosità della cicala: Adesso la natura fornisce provviste, io fatico con assiduità: raccolgo le bacche e colmo con le spighe la piccola grotta, tu, al contrario, canti senza sosta: disprezzi e lasci le molliche e l'uva. Rispondeva la cicala: Io mi riposo e rallegro gli agricoltori". La cicala disdegnava il giudizio della formica e cantava sempre. In seguito il suolo gelava a causa delle brine ghiacciate e la previdente formica, grazie all'avvedutezza passata, colmava la tavola con le spighe; la cicala, al contrario, non aveva provviste a causa della negligenza e supplicava la compassione della formica. L'insetto sorrideva e rispondeva: Allorché la natura era benevola, io mi procacciavo il sostentamento con la laboriosità, adesso non temo la mancanza; tu sconti la punizione dell'indolenza. Quindi soggiungeva: Prima cantavi, adesso danza!
Aestiva hora formica assidue laborabat, cicada autem ...
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- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: CODEX, IL NUOVO CODEX - versioni latino tradotte
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